Ordinanza sulla ricusazione
Codice di procedura civile
Gazzetta Ufficiale Repubblica Italiana 28 ottobre 1940, n. 253
Codice di procedura civile. [codice procedura civile]
Approvato con R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443

LIBRO PRIMO. Disposizioni generali - TITOLO PRIMO. Degli organi giudiziari - CAPO PRIMO. Del giudice - SEZIONE SETTIMA. Dell'astensione, della ricusazione e della responsabilità dei giudici
Articolo 54
Ordinanza sulla ricusazione

L'ordinanza che accoglie il ricorso designa il giudice che deve sostituire quello ricusato.

La ricusazione è dichiarata inammissibile, se non è stata proposta nelle forme e nei termini fissati nell'articolo 52.

Il giudice, con l'ordinanza con cui dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione, provvede sulle spese e può condannare la parte che l'ha proposta ad una pena pecuniaria non superiore a euro 250. (2) (3) (4)

Dell'ordinanza è data notizia dalla cancelleria al giudice e alle parti, le quali debbono provvedere alla riassunzione della causa nel termine perentorio di sei mesi.

(1)

 

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(1) Il presente articolo è stato così sostituito dall'art. 4, L. 14.07.1950, n. 581.

(2) Dal 01.01.1999, ogni sanzione pecuniaria penale o amministrativa espressa in lire si intende espressa anche in Euro secondo il tasso di conversione irrevocabilmente fissato ai sensi del Trattato CE (D.Lgs. 24.06.1998, n. 213).

(3) E' costituzionalmente illegittimo l'art. 54, terzo comma, del codice di procedura civile (Ordinanza sulla ricusazione), nella parte in cui prevede che l'ordinanza, che dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione, «condanna» la parte o il difensore che l'ha proposta ad una pena pecuniaria, anziché prevedere che «può condannare» la parte o il difensore medesimi ad una pena pecuniaria (C. cost. 21.03.2002, n. 78).

(4) Il presente comma è stato così sostituito dall'art. 45, L. 18.06.2009, n. 69 (G.U. 19.06.2009, n. 140, S.O. n. 95), con decorrenza dal 04.07.2009. Si riporta di seguito il testo previgente: "L'ordinanza, che dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione, provvede sulle spese e condanna la parte o il difensore che l'ha proposta a una pena pecuniaria non superiore a lire ventimila.".

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