PEDOFILIA: A segno la rogatoria di Milano, Facebook apre i server per incastrare un uomo

24 Aprile 2013

Facebook ha aperto i suoi server centrali in California e così ora la magistratura milanese potrà indagare sul caso di un presunto pedofilo che avrebbe adescato decine e decine di ragazzine via chat, facendosi inviare da loro immagini pedopornografiche. È la prima volta che il più famoso social network del mondo, interpellato dall'Autorità giudiziaria italiana attraverso una rogatoria negli Usa, mette a disposizione il contenuto di conversazioni intercorse via web: una serie di cd che sono stati inviati, con l'intervento anche del Fbi, all'ambasciata statunitense a Roma e sono poi arrivati a Palazzo di Giustizia di Milano. Una trasmissione di file informatici, poi decriptati da un perito, che è stata possibile 'solo grazie all'imprescindibile collaborazione prestata dagli Stati Uniti d'America, sensibilissimi nella lotta comune, con tutti gli strumenti a disposizione delle nazioni civili, alla pedofilia' e con la 'fattiva collaborazione' del ministro della Giustizia, Paola Severino.

A sottolineare 'l'impegno profuso con prontezza, rigore e solerzia' è il Gup di Milano, Andrea Salemme, il giudice che ha avanzato la richiesta di rogatoria, di cui si è saputo dalle motivazioni della sentenza a carico del presunto pedofilo, già condannato per tre episodi di adescamento. Su di lui ora la Procura, però, potrà indagare ancora.

Secondo l'accusa, l'uomo (interrogato dal Gip era arrivato a chiedere la 'castrazione chimica') avrebbe usato un falso nickname su Facebook per portare avanti relazioni 'sentimentali virtuali' con numerose ragazzine, anche minori di 14 anni, inducendole a spogliarsi e compiere atti sessuali davanti alla webcam. Una delle tre bambine individuate si è costituita parte civile. Già nell'imputazione, però, si parlava di un 'numero imprecisato di minori' che sarebbero rimaste vittime dell'uomo.

Con il deposito delle motivazioni si è venuto a sapere che il Gup, per nulla soddisfatto delle indagini degli inquirenti, ha prima disposto una perizia informatica e poi ha avviato una rogatoria negli Usa per 'ottenere copia del materiale informatico ancora allocato nei server dei social network su cui l'imputato aveva l'abitudine di intrattenersi' con le ragazzine, sempre nascondendosi dietro nickname e spacciandosi per un adolescente.

Sia Facebook che Netlog, altro social network utilizzato dall'imputato, hanno dato l'ok, dopo un procedimento che ha coinvolto anche l'Fbi, che ha portato i cd con i file all'ambasciata Usa a Roma. Essendo, infatti, la pedofilia un crimine federale negli Usa ogni 'discorso’ su una possibile violazione della privacy è caduta nell'ambito della rogatoria.