TRAFFICO DI STUPEFACENTI

Droga, “ingente quantità”: le Sezioni unite fissano i parametri

| 25 Settembre 2012

Corte di cassazione - Sezioni unite - Sentenza 20 settembre 2012 n. 36258

Le Sezioni unite cercano di ricostruire i parametri valutativi rilevanti ai fini della configurabilità della circostanza aggravante dell’ingente quantità di sostanza stupefacente prevista dall’articolo 80, comma 2, del Dpr 9 ottobre 1990 n. 309. Si tratta di un tema delicato e controverso rispetto al quale la Corte cerca di dare una risposta di cui qui è da chiedersi se sarà in grado effettivamente di risolvere un contenzioso giudiziario di non poco momento, caratterizzato da pronunce non omogenee, come tali potenzialmente lesive del principio costituzionale di eguaglianza.

Le difficoltà determinate da una “nozione elastica”

Sul punto, in effetti, è principio giurisprudenziale senz’altro consolidato quello secondo cui la circostanza aggravante dell’ingente quantità ricorre quando il quantitati­vo della sostanza stupefacente, pur non raggiungendo valori massimi, sia tale da creare condizioni di agevolazione del consumo nei riguardi di un “elevato” numero di tossicodipendenti, secondo l’apprezzamento del giudice di merito (cfr., tra le tante, Sezioni unite, 21 giugno 2000, Primavera ed altri; di recente, Sezione VI, 3 marzo 2010, Iadonisi).

Ciò non toglie che, volendo passare dall’astrattezza del principio alla applicazione concreta, il portato dell’aggravante ha scontato e sconta quasi inevitabili margini di indeterminatezza, forieri di applicazioni non coerenti, magari a fronte dello stesso quantitativo di sostanza stupefacente.

Il contrasto di giurisprudenza

La ragione dell’intervento delle Sezioni unite è stato infatti imposto dalla presenza di due orientamenti diametralmente opposti.

Da un lato, l’orientamento secondo cui, ai fini della configurabilità della circostanza aggravante dell’ingente quantità di sostanza stupefacente, prevista dall’articolo 80, comma 2, del dpr 9 ottobre 1990 n. 309, non compete al giudice di legittimità indicare in via generale i limiti quantitativi minimi rilevanti e spetta, piuttosto, al giudice di merito procedere al relativo apprezzamento, che dovrà essere effettuato tenendo conto dei parametri, già fissati dalla sentenza delle Sezioni unite, 21 giugno 2000, Primavera ed altri, della oggettiva eccezionalità del quantitativo, del grave pericolo che lo smercio di un tale quantitativo può determinare per la salute pubblica e della possibilità del quantitativo oggetto della condotta di soddisfare le richieste di numerosissimi consumatori per l’elevatissimo numero di dosi ricavabili.

Dall’altro, l’orientamento, formatosi presso della Cassazione, che si è invece espresso a favore della ammissibilità della prefissazione di limiti quantitativi minimi della sostanza da parte della stessa Cassazione, per soddisfare un’esigenza di concretezza e di uniformità valutativa, ed ha quindi ha cercato di “quantificare” i presupposti dell’aggravante di cui all’articolo 80, comma 2, del dpr n. 309 del 1990, arrivando ad affermare che non possono, di regola, definirsi “ingenti” quantitativi di droghe “pesanti” (eroina e cocaina) che, presentando un valore medio di purezza per il tipo di sostanza, siano al di sotto dei due chilogrammi; e quantitativi di droghe “leggere” (hashish e marijuana) che, sempre in considerazione di una percentuale media di principio attivo, non superino i cinquanta chilogrammi (la sentenza “capofila” è Sezione VI, 2 marzo 2010, Castrogiovanni).

Il principio di diritto delle Sezioni unite

Chiamate a risolvere il contrasto, le Sezioni unite seguono, sia pure solo “metodologicamente”, il secondo orientamento, nel senso che ritengono necessario e possibile una predeterminazione giudiziale dei parametri determinativi rilevanti per l’individuazione della nozione di quantità ingente.

A tal fine, però, con impostazione innovativa, ritengono di poter valorizzare, come base di partenza, il dato dei “limiti-soglia” indicati nella tabella allegata al dm 11 aprile 2006 [si tratta, come è noto, della quantità massima detenibile” (Q.M.D.), espressa in mg., al di sotto della quale si “presume” l’uso personale dello stupefacente], sul rilievo che trattasi di criterio utilmente rinvenibile nella disciplina sanzionatoria degli stupefacenti apprestata dal legislatore.

Il passaggio successivo – quello più delicato ed azzardato- è stato quello di determinare il valore di riferimento rilevante per la determinazione della nozione della quantità ingente. In proposito, la Corte ha ritenuto di poter considerare il valore di “2000”, che è stato ricavato – si legge in motivazione- dalla disamina di una casistica cui ha proceduto l’Ufficio del Massimario della Cassazione sulle decisioni di merito oggetto di ricorso per cassazione.

In definitiva, secondo il ragionamento delle Sezioni unite, perché si abbia la quantità ingente di sostanza stupefacente, di cui all’articolo 80, comma 2, del dpr n. 309 del 1990, il quantitativo della droga non può essere inferiore di “2000” volte il valore soglia, espresso in mg., indicato nella tabella allegata al dm 11 aprile 2006.

A conferma che le Sezioni unite hanno seguito solo metodologicamente l’impostazione della VI Sezione, va osservato che a base del criterio determinativo della quantità ingente è stato considerato il “principio attivo”, e non il valore ponderale globale della sostanza: infatti, la base di calcolo è fondata sui valori soglia stabiliti nella tabella ministeriale, che risultano costruiti avendo riguardo al principio attivo e, quindi, alla sostanza “pura”.

La critica

L’impostazione delle Sezioni unite è senz’altro apprezzabile quando mira a trovare un regola di giudizio uniforme, che sia in grado di evitare applicazioni irragionevolmente difformi, ma finisce con il provare troppo, attribuendo arbitrariamente alla Cassazione un compito di “precisazione” della fattispecie, che sarebbe, semmai, di esclusiva competenza del legislatore.

I profili di perplessità

Il richiamo al principio attivo presenta alcune non trascurabili difficoltà applicative. In primo luogo, è inapplicabile rispetto alle non infrequenti ipotesi di “droga parlata”: ossia, nell’ambito di quei procedimenti dove si acquisisce la prova [normalmente mediante intercettazioni] dell’essere avvenuto un traffico di sostanza stupefacente per quantitativi importanti, ma non si riesce ad ottenere il riscontro del sequestro: in queste ipotesi, sembrerebbe impossibile contestare l’aggravante, addirittura quand’anche fosse argomentabile l’eccezionale dimensione del traffico.

In secondo luogo, il fatto che il criterio utilizzato sia costruito sui valori-soglia stabiliti nella tabella ministeriale trascura di considerare [e ciò si riflette sull’impossibilità allora di contestare l’aggravante] tutte le numerose sostanze stupefacenti per le quali si è omesso di fissare il tasso-soglia.

In terzo luogo, le stesse Sezioni unite, evidentemente consapevoli che il ruolo della giurisprudenza è diverso da quello del legislatore, nel fondare il criterio basato sul tasso-soglia e sul moltiplicatore lo hanno poi ridimensionato, facendo salva “la discrezionale valutazione del giudice di merito”: ciò sia nel caso in cui la soglia sia stata superata, sia nel caso in cui il parametro quantitativo non risultasse superato [cfr. il 15.4 della motivazione]. Con il che, certamente, l’esigenza di certezza ne risulta comunque vulnerata.


(il testo completo dell'articolo su Guida al Diritto 40/2012)