IL RICORSO SOSPENDE I TERMINI

Carceri sovraffollate, l’Italia impugna la condanna di Strasburgo

| 10 Aprile 2013

CARCERI: ITALIA CONDANNATA DALLA CORTE DEI DIRITTI DELL’UOMO PER IL SOVRAFFOLLAMENTO
CARCERI “INUMANE”, LA CONSULTA GIUDICHERÀ SUL RINVIO DELLA PENA

Lo Stato ha impugnato alla Grande Chambre la sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che a gennaio ha condannato l'Italia per trattamento inumano e degradante di 7 detenuti, dando all'Italia un anno di tempo per adeguare il sistema carcerario. Il ricorso - a quanto si apprende - è stato depositato ieri sera.

Il ricorso alla Grande Chambre, che è stato presentato dalla Presidenza del Consiglio, consente di fatto di avere più tempo per proseguire nel processo di risanamento delle carceri, segnate dall'emergenza sovraffollamento: la sentenza della Corte di Strasburgo dell'8 gennaio scorso chiedeva di adeguarsi nel termine di un anno e se non fosse stata impugnata entro tre mesi, sarebbe diventata definitiva.

L'atto, però, ha un impianto interlocutorio, nel senso che è volto ad aprire un'interlocuzione per avere indicazioni sulle misure da adottare, misure di interesse non solo per l'Italia, ma anche per gli altri Paesi che si trovano ad affrontare il problema dell'emergenza carceraria. Per questo nell'appello - a quanto si apprende - si sottolinea che l'azione è condotta in spirito di collaborazione e al fine di ottenere un'interpretazione e un'applicazione uniforme della Convenzione europea dei diritti dell'uomo su una materia che interessa tutti gli Stati membri.

E ci si rimette alla saggezza della Grande Camera per l'identificazione di elementi essenziali che assicurino il rispetto dei diritti umani che dovranno formare la base degli interventi dei Paesi membri in campo carcerario. Questo ha lo scopo di individuare uguali parametri di valutazione che consentano anche di misurare il fenomeno carcerario con dati fra loro congruenti, mentre attualmente permangono, su alcuni aspetti, definizioni e criteri differenti nei diversi Stati.


Antigone, l’Italia prende tempo
'Un escamotage da azzeccagarbugli quello adottato dall'Italia nei confronti della Corte europea dei diritti umani. Fare ricorso contro la sentenza di condanna serve solo a dilatare il tempo a disposizione. Sarebbe stato meglio applicarsi per far tornare le carceri italiane nella legalità '. Lo afferma Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone, che si batte per i diritti nelle carceri, commentando l'impugnazione da parte dello Stato italiano contro la sentenza di Strasburgo che a gennaio ha condannato l'Italia per trattamento inumano e degradante di 7 detenuti. 'Per capire le ragioni che sottendono il ricorso - spiega Gonnella - è necessario attendere le motivazioni. Se in esse l'Italia nega che nelle celle non c'è lo spazio minimo necessario significa negare la realtà e il fatto che il sistema ha bisogno di interventi estremamente urgenti'. 'Se, invece - aggiunge Gonnella - si rimanda la soluzione al piano di edilizia penitenziaria, si commette un falso perché il piano procede tanto a rilento da garantire i primi nuovi posti letto tra tre-quattro anni'.

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