SEZIONI UNITE

PA, peculato d’uso per le telefonate private con il cellulare dell’ufficio

| 02 Maggio 2013

Corte di cassazione - Sezioni unite penali - Sentenza 2 maggio 2013 n. 19054

Integra il reato meno grave di “peculato d’uso” e non quello di vero e proprio “peculato” (punibile da quattro a dieci anni) l’uso del telefonino per fini privati da parte di un pubblico funzionario. Lo hanno stabilito, dirimendo un contrasto giurisprudenziale, le Sezioni unite della Corte di cassazione, con la sentenza 19054 di oggi.


Il peculato d’uso
Dopo aver spiegato la ratio del peculato d’uso, i giudici di Piazza Cavour chiariscono che “è evidente che l’utilizzo per fini personali, da parte del pubblico agente, del telefono assegnatogli per le esigenze dell’ufficio, vi diviene pienamente sussumibile”. “Con

tale condotta, infatti, il soggetto distoglie precisamente il bene fisico costituito dall’apparato telefonico, di cui è in possesso per ragioni d’ufficio, dalla sua destinazione pubblicistica, piegandolo a fini personali, per il tempo del relativo uso, per restituirlo, alla cessazione di questo, alla destinazione originaria. E rimane irrilevante, per quanto detto, la circostanza che il bene stesso non fuoriesca materialmente dalla sfera di disponibilità della p.a.”.


Il principio di diritto
La Suprema corte, dunque, a ranghi completi ha affermato il seguente principio di diritto: «La condotta del pubblico agente che, utilizzando illegittimamente per fini personali il telefono assegnatogli per ragioni di ufficio, produce un apprezzabile danno al patrimonio della pubblica amministrazione o di terzi o una concreta lesione alle funzionalità dell’ufficio, è sussumibile nel delitto di peculato d’uso di cui all’art. 314, comma secondo, codice penale».


La soglia della rilevanza penale
La sentenza spiega inoltre: “Non può non rilevarsi […] che il raggiungimento della soglia della rilevanza penale presuppone comunque l’offensività del fatto, che, nel caso del peculato d’uso, si realizza con la produzione di un apprezzabile danno al patrimonio della P.A. o di terzi ovvero (ricordando la plurioffensività alternativa del delitto di peculato) con una concreta lesione della funzionalità dell’ufficio: eventualità quest’ultima che potrà, ad esempio, assumere autonomo determinante rilievo nelle situazioni regolate da contratto c.d. ‘tutto incluso’”.


L’utilizzo non punibile

Per cui: “L’uso del telefono d’ufficio per fini personali, economicamente e funzionalmente non significativo, deve considerarsi, quindi (anche al di fuori dei casi d’urgenza, espressamente previsti dall’art. 10, comma 3, deI Dm 28 novembre 2000, o di eventuali specifiche e legittime autorizzazioni), penalmente irrilevante”.


Il quadro normativo e regolamentare
Circa, poi, la normativa amministrativa regolante, all’epoca dei fatti, l’uso dei cellulari da parte di pubblici funzionari residenti all’estero, i giudici di merito hanno affermato che la disciplina ne consentiva l’uso per scopi privati solo in caso di contratto dual billing (comportante, cioè, l’utilizzo di un codice atto a distinguere e ad addebitare separatamente le chiamate non istituzionali), vietandolo conseguentemente in mancanza del sistema.

La prassi “tollerante” non scrimina
E neppure una prassi “tollerante” nell’accettazione di un utilizzo promiscuo del telefono può fungere da scriminane atteso che “com’è noto, quando i beni oggetto di peculato sono della p.a., nessun soggetto può esprimere un valido consenso esimente”.

Per cui, la indicata prassi di tolleranza “essendosi formata in maniera non unanime e in contrasto con la normativa ufficiale vigente, deve considerarsi certamente inidonea a scriminare soggettivamente la condotta di chi, come l’imputato (tenuto, per il suo ruolo, ad avere o prendere precisa cognizione circa la legittimità dei propri comportamenti e ad astenersene in caso di incertezze al riguardo), ha utilizzato sistematicamente i cellulari di servizio per chiamate dal contenuto strettamente privato, omettendo per anni di segnalarle all’amministrazione e corrisponderne il costo”.

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