CASO ILVA - Commento alle motivazioni del Tribunale del Riesame di Taranto

| 23 Agosto 2012

*B&P Avvocati

Professore a contratto di diritto internazionale dell’ambiente

Università di Padova


A CURA DELLA REDAZIONE DI LEX24

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Centoventiquattro fitte pagine di saggezza giuridica e civile. Così ritengo possano essere definite le motivazioni depositate ieri dal Tribunale del Riesame di Taranto in merito alla vicenda dell’ILVA.

Due sono gli aspetti fondamentali del provvedimento dei Giudici.

Il primo riguarda la sussistenza delle gravi imputazioni contestate agli imputati (fra le altre: emissioni non autorizzate e pericolose per la salute dei lavoratori e dei cittadini; disastro ambientale). Non si trattava ovviamente in questa fase di emettere una sentenza di assoluzione o condanna, bensì soltanto – come osserva il Tribunale – di verificare la concreta sostenibilità della impostazione accusatoria.

A questo riguardo, il Tribunale conferma in modo analitico e circostanziato gli elementi di prova a carico degli imputati, principalmente con riferimento a due situazioni di fatto:

- la presenza di emissioni diffuse e fuggitive non autorizzate e comunque eccedenti la normale tollerabilità;

- il contributo causale di tali emissioni – anche successive al subentro degli attuali proprietari, avvenuto nel 1995 – rispetto all’inquinamento dei terreni circostanti ed al preoccupante aumento del rischio per la salute accertato nei quartieri vicini.

Dunque – secondo il Tribunale – occorre investire maggiormente nella prevenzione ambientale, al fine di eliminare la inaccettabile “situazione di pericolo in atto” per l’ambiente, i lavoratori ed i cittadini; ed occorre farlo presto, tenendo come riferimento le indicazioni che emergono dal documento redatto dai periti in sede di incidente probatorio.

Il secondo ed altrettanto importante aspetto del provvedimento del Riesame consiste peraltro nella sconfessione della tesi manifestata dal Gip, secondo il quale il risanamento potrebbe realizzarsi soltanto dopo lo spegnimento degli impianti e la sospensione della attività produttiva.

Su questo punto la motivazione del Tribunale del Riesame è di una chiarezza estrema.

Non si tratta – affermano i Giudici – di “operare compromessi” fra la tutela dell’occupazione ed i “primari interessi” alla salute ed all’ambiente salubre, ma di “Individuare quelle soluzioni che, nel giungere alla eliminazione delle emissioni inquinanti, consentano di pregiudicare il meno possibile gli ulteriori interessi in gioco“. Ciò presuppone il riconoscimento di piena autonomia decisionale ai custodi-amministratori (fra i quali viene ricompreso – contro le indicazioni del Gip – anche l’attuale Presidente di Ilva, l’ex Prefetto Ferrante), i quali in questo particolare caso “hanno veri e propri compiti di gestione” e non “di mera conservazione” dei beni sequestrati.

Questa incisiva conformazione dei poteri dei custodi-amministratori corrisponde a quanto più volte ribadito dalla più recente giurisprudenza della Cassazione penale (sentenze n. 18790/2008, n. 30596/2009 , n. 6459/2011 ) e costituisce la chiave di volta per avviare davvero il necessario risanamento, in una situazione nella quale – secondo i Giudici – la proprietà e la dirigenza di Ilva avrebbero invece sino a poco tempo fa costantemente disatteso gli impegni ripetutamente assunti ed addirittura tentato di condizionare i controlli esterni.

Vi è la speranza che la decisione dei Giudici possa avviare all’interno della famiglia che possiede Ilva una riflessione importante e radicale sulla struttura di management più adatta per guidare colossi industriali di questa natura.

In passato una gestione “familiare” poteva forse essere accettabile ed era comunque un dato di fatto; secondo i Giudici del Riesame, l’anziano capostipite della famiglia è sempre stato – con una impronta spiccatamente personale - il vero gestore e “dominus del gruppo”,

formalmente solo sino al 2010 (quando il ruolo è stato trasferito al figlio), ma sostanzialmente anche dopo.

Oggi però la fabbrica padronale – la famiglia che possiede Ilva lo deve capire, anche nel proprio interesse – ha fatto il suo tempo. Occorre una azienda gestita da un management moderno, di respiro e cultura internazionali, al riparo da interferenze gestionali da parte della proprietà.

Un management che, conformemente alle migliori linee guida internazionali, preferisca applicare in anticipo le “ migliori tecniche disponibili ” fissate in sede europea, piuttosto che cercare di condizionare i controlli pubblici. Non se ne avvantaggeranno solo i cittadini di Taranto e i lavoratori, ma anche, nel lungo termine, i conti aziendali.

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