distributed ledger technologies

Dallo Stato di Washington un intervento normativo sul valore giuridico dei dati registrati su DLT

| 03/05/2019 14:12


Alessandro Negri della Torre (avvocato abilitato in Italia e nello Stato di New York)


Al termine di un iter conclusosi il 26 aprile 2019, lo Stato di Washington (U.S.A.) si è dotato di alcune disposizioni relative alla validità giuridica dei dati registrati sulle distributed ledger technologies (nel prosieguo "DLT") cui è riconducibile anche la sottocategoria della blockchain (l'Atto). Prima di addentrarci nel merito delle disposizioni è però opportuno soffermarsi preliminarmente su utilità e potenzialità di simili interventi.

Semplificando, le DLT (e, tra esse, la blockchain) permettono di realizzare due fondamentali funzioni: la conservazione e il trasferimento di dati con garanzia di affidabilità interna, integrità e resistenza alla manipolazione senza aver bisogno di una o più figure centrali a ciò preposte. Che i dati si riferiscano alla titolarità di tokens, a flussi monetari, diritti, o anche semplicemente ad eventi, fatti o atti, le DLT permettono di sfruttare tali proprietà nei più diversi ambiti, dai servizi finanziari alla tracciabilità nella filiera produttiva o distributiva di prodotti, promettendo riduzione di costi, semplificazione dei processi e tutela dell'affidamento delle parti e dei terzi. Questo non dovrebbe stupire il lettore, oramai probabilmente avvezzo a leggere dei benefici della blockchain, ma volendo scendere più in dettaglio si osserva come almeno due temi siano di grande rilevanza: l'esatto valore giuridico della registrazione di dati su DLT e il grado di adozione di iniziative legislative simili a livello globale. Il motivo è presto detto. Se da un lato, infatti, l'incertezza sul valore giuridico spesso non permette di sfruttare le potenzialità della blockchain a livello di singolo ordinamento (l'incertezza del diritto è infatti una nota esternalità negativa nel processo di investimento nelle nuove tecnologie), dall'altro, non si può non rilevare come una diffusa (e auspicabilmente armonizzata) adozione di norme sul riconoscimento della validità giuridica della blockchain da parte di paesi diversi, sia solo un vantaggio nell'ottica di transazioni internazionali eseguite per il tramite delle DLT nelle quali siano coinvolti almeno due ordinamenti differenti.

Lo Stato di Washington si è dotato (Section 2(1) e 2(2) dell'Atto) di una definizione di "blockchain" (definita come un registro o database basato sul consenso, crittograficamente sicuro, costruito secondo un criterio cronologico e decentralizzato, mantenuto via internet tramite un network peer-to-peer o altro meccanismo simile) e di "Distributed Ledger Technologies" (che indica qualsiasi protocollo a registro distribuito e infrastruttura di supporto, inclusa la blockchain, che usa un registro condiviso, replicato, distribuito e decentralizzato). Dopo aver dato la definizione di "electronic record" (dato elettronico), si afferma che ad un "electronic record" non potrà essere negato alcun effetto giuridico, validità o tutela solo perché lo stesso è stato generato, trasmesso, ricevuto o archiviato tramite DLT. Ecco che dunque i dati registrati su DLT vengono a godere di una sostanziale equiparazione ai dati registrati mediante tecnologie diverse con estensione dei relativi effetti sul piano giuridico. La tecnica legislativa è particolarmente efficace in quanto, mediante la eliminazione di una eccezione basata sulla forma (intesa come forma tecnologica), rende il valore giuridico invariante rispetto all'uso della tecnologia sottostante. Per converso, si osservi come la tecnica adottata dal legislatore italiano nel D.L. n. 135/2018, convertito con L. n. 12/2019, nell'articolo 8-ter si basa su una attribuzione "positiva" di effetti giuridici. Proprio l'art. 8-ter, comma 3, infatti, stabilisce infatti che la memorizzazione di un documento informatico attraverso l'uso di tecnologie a registro distribuito produce gli effetti giuridici della validazione temporale elettronica di cui all'art. 41 del Reg. n. 910/2014 (al netto, si intende, dell'intervento dell'Agenzia per l'Italia digitale per dare piena attuazione a tale disposizione). Una differenza normativa cui si aggiunge la non trascurabile differenza definitoria proprio di "tecnologie basate su registri distribuiti" (Art. 8-ter, comma 1, D.L. n.135/2018).

L'intervento dello Stato di Washington – come del resto i diversi interventi normativi a livello globale - è sicuramente apprezzabile in quanto mira ad eliminare l'incertezza fondamentale circa il "valore" di una registrazione dati su DLT. Tuttavia, è necessario osservare che, se è vero che maggiore certezza giuridica a livello locale è senz'altro opportuna, l'armonizzazione di tali interventi a livello globale non è tema di secondaria importanza. Anzi, proprio la globalità del fenomeno blockchain e del commercio internazionale sembra suggerire l'opportunità di un maggior raccordo normativo tra i diversi ordinamenti per favorire l'uso di questa tecnologia.

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