La revisione della Direttiva sui diritti degli azionisti: il recepimento con il D.Lgs. 10 maggio 2019, n. 49

| 28/08/2019 13:24

Avv. Francesco Dagnino e avv. Andrea Massimo Maroni – LEXIA Avvocati – www.lexia.it


Il 10 giugno 2019 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. 10 maggio 2019, n. 49 (il "Decreto"), che ha dato attuazione alla Direttiva (UE) 2017/828 (Shareholder Rights Directive II, "SHRD II"), modificativa della direttiva 2007/36/CE in tema di incoraggiamento dell'impegno a lungo termine degli azionisti.

Il Decreto è entrato in vigore, salva l'applicazione differita di alcune disposizioni, lo stesso 10 giugno 2019. Si segnala inoltre che il Decreto prevede, salvo alcune eccezioni, che le disposizioni di attuazione del Decreto stesso siano attuate entro 180 giorni dalla sua entrata in vigore. Le disposizioni di attuazione emanate ai sensi delle disposizioni sostituite o abrogate dal Decreto saranno abrogate dalla data di entrata in vigore delle nuove disposizioni nelle corrispondenti materie. Fino a tale data, esse continuano ad essere applicate.

Pertanto, occorre sin da subito sottolineare che le sanzioni previste ex-novo dal Decreto in materia di operazioni correlate di relazione sulla politica di remunerazione e sui compensi corrisposti, descritte in prosieguo, sembrerebbero applicabili solo al completamento del quadro normativo e quindi a partire dall'adozione delle disposizioni regolamentari ( ).

Le principali novità apportate dal Decreto al codice civile e al D.Lgs. 58/1998 ("TUF") riguardano i seguenti profili.

Operazioni con parti correlate.

Il Decreto modifica l'art. 2391-bis cod. civ. in tema di parti correlate prevedendo ora esplicitamente che la CONSOB individua:

a)le soglie di rilevanza delle operazioni con parti correlate tenendo conto di indici quantitativi legati al controvalore dell'operazione o al suo impatto su uno o più parametri dimensionali della società. La CONSOB può individuare anche criteri di rilevanza che tengano conto della natura dell'operazione e della tipologia di parte correlata;

b)regole procedurali e di trasparenza proporzionate rispetto alla rilevanza e alle caratteristiche delle operazioni, alle dimensioni della società ovvero alla tipologia di società che fa ricorso al mercato del capitale di rischio, nonché i casi di esenzione dall'applicazione, in tutto o in parte, delle predette regole;

c)i casi in cui gli amministratori, fermo restando quanto previsto dall'articolo 2391, e gli azionisti coinvolti nell'operazione sono tenuti ad astenersi dalla votazione sulla stessa ovvero misure di salvaguardia a tutela dell'interesse della società che consentono ai predetti azionisti di prendere parte alla votazione sull'operazione.

Si tratta, a ben vedere, di profili già sostanzialmente disciplinati nel Regolamento in tema di operazioni con parti correlate, adottato da CONSOB con Delibera n. 17221 del 12.3.2010, come aggiornato con le modifiche apportate con delibera n. 19974 del 27 aprile 2017 (il "Regolamento Consob OPC"). Ad ogni modo, ogni eventuale, concreta modifica della disciplina relativa alle operazioni con parti correlate attualmente in vigore dovrà passare per una modifica del Regolamento Consob OPC, attesa, come detto, entro 180 giorni dalla sua entrata in vigore.

La principale novità in tema di parti correlate riguarda, per il momento, i profili sanzionatori: il nuovo art. 192-quinquies TUF introdotto dal Decreto, infatti, prevede ex novo una specifica sanzione amministrativa per violazione della disciplina in esame. In particolare, è prevista da un lato una sanzione amministrativa pecuniaria da euro diecimila a euro centocinquantamila nei confronti dell'emittente.

Dall'altro lato, salvo che il fatto costituisca reato, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquemila a euro centocinquantamila nei confronti dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione e di direzione, purché la loro condotta abbia inciso in modo rilevante sulla complessiva organizzazione o sui profili di rischio aziendale ovvero abbia prodotto un grave pregiudizio per la tutela degli investitori o per la trasparenza, l'integrità e il corretto funzionamento del mercato (parametri introdotti per il richiamo all'art. 190-bis, comma 1, lett. a), TUF).
Identificazione degli azionisti.

Il Decreto modifica l'art. 83-duodecies del TUF in tema di identificazione degli azionisti, da un lato limitando il diritto degli emittenti di identificare gli azionisti a quelli che detengono azioni in misura superiore alla soglia dello 0,5% del capitale sociale con diritto di voto, dall'altro lato eliminando la facoltà per gli azionisti di non farsi identificare. Tale diritto è peraltro ora esercitabile da parte degli emittenti a prescindere dalla previsione in statuto (la previsione statutaria rimane invece per le società ammesse a negoziazione sui sistemi multilaterali di negoziazione).

Il Decreto mantiene inoltre l'obbligo per l'emittente di avviare il processo di identificazione su istanza dei soci che rappresentino almeno la metà della quota minima di partecipazione stabilita per la presentazione delle liste dei candidati consiglieri di amministrazione, nonché l'obbligo – in ogni caso – di informativa al mercato in relazione all'avvio del processo di identificazione.
Le nuove norme sull'identificazione degli azionisti entreranno in vigore a decorrere, e le disposizioni di attuazione saranno adottate entro, la data di applicazione del Regolamento di esecuzione (UE) 2018/1212 del 3 settembre 2018: pertanto, dal 3 settembre 2020.


Relazione sulla politica di remunerazione e sui compensi corrisposti.

Il Decreto, nel modificare l'art. 123-ter del TUF, in particolare:

-cambia la denominazione formale della "relazione sulla remunerazione" in "relazione sulla politica di remunerazione e sui compensi corrisposti";

-specifica che tale la prima sezione di tale relazione deve illustrare la politica di remunerazione "in modo chiaro e comprensibile";

-estende l'obbligo di descrivere la politica di remunerazione anche con riferimento ai componenti degli organi di controllo (fermo restando quanto previsto dall'art. 2402 cod. civ.);

-specifica che la politica di remunerazione "contribuisce alla strategia aziendale, al perseguimento degli interessi a lungo termine e alla sostenibilità della società e illustra il modo in cui fornisce tale contributo";

-introduce il voto vincolante (al posto di quello consultivo) dell'assemblea sulla politica di remunerazione di cui alla prima sezione della relazione, prevedendo inoltre che la politica sia sottoposta al voto dell'assemblea almeno ogni tre anni (invece che su base annua). Si prevede inoltre espressamente il voto dei soci anche in occasione di modifiche della politica ( );

-introduce il voto consultivo sulla seconda sezione della relazione (sui compensi corrisposti);

Il Decreto introduce inoltre l'obbligo per la società di revisione legale di verificare l'avvenuta predisposizione seconda sezione della relazione.

Le disposizioni si applicano alle relazioni sulla politica di remunerazione e sui compensi corrisposti da pubblicare in occasione delle assemblee di approvazione dei bilanci relativi agli esercizi finanziari aventi inizio a partire dal 1° gennaio 2019.

Si segnala inoltre che non è stata esercitata l'opzione prevista dalla SHRD II per le PMI, di consentire a tali società di sottoporre la sezione della relazione sui compensi corrisposti alla discussione in assemblea in luogo della votazione.

La violazione della disciplina della relazione sulla remunerazione è per la prima volta assistita da un apparato sanzionatorio. Il Decreto introduce, infatti, nei confronti delle società quotate per la violazione delle disposizioni previste dall'art. 123-ter del TUF e delle relative disposizioni attuative, nonché nei confronti dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, di direzione o di controllo, qualora la loro condotta abbia contribuito a determinare la violazione delle disposizioni sopra richiamate da parte della società, l'applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da euro diecimila a euro centocinquantamila ovvero le sanzioni amministrative non pecuniarie previste dal comma 1 dell'articolo 192-bis, TUF. Inoltre, introduce la sanzione amministrativa pecuniaria da euro diecimila a euro centomila in capo al revisore che omette di verificare l'avvenuta predisposizione della seconda sezione della relazione sulla remunerazione.

Diritto di porre domande prima dell'assemblea.

Il Decreto mantiene l'attuale impostazione del TUF - che prevede due diversi termini per il diritto di porre domande prima dell'assemblea -, aumentando tuttavia i termini a disposizione degli emittenti: la presentazione delle domande da parte degli azionisti può, infatti, ora avvenire: (i) fino a cinque giorni di mercato aperto prima dell'assemblea - e in tal caso la società fornisce risposta al più tardi durante l'assemblea -; ovvero

(ii) fino alla record date (e dunque sette giorni di mercato aperto prima dell'assemblea), qualora l'avviso di convocazione preveda che la società fornisca, prima dell'assemblea, una risposta alle domande pervenute. In tale ultimo caso le risposte sono sempre fornite almeno due giorni prima dell'assemblea anche mediante pubblicazione in un'apposita sezione del sito internet della società, ma la titolarità del diritto di voto può essere attestata anche successivamente all'invio delle domande, purché entro il terzo giorno successivo alla record date.

La disposizione si applicherà alle assemblee il cui avviso di convocazione è pubblicato dopo il 1° gennaio 2020.

Trasparenza degli investitori istituzionali, dei gestori degli attivi e dei consulenti in materia di voto.

Il Decreto introduce nel TUF, al Capo II del Titolo III della Parte IV, la sezione I-ter (artt. da 124-quater a 124-novies) sulla trasparenza degli investitori istituzionali, dei gestori degli attivi e dei consulenti in materia di voto, le cui definizioni sono contenute all'art. 124-quater, del TUF.

In base alle nuove disposizioni:

-gli investitori istituzionali e i gestori degli attivi sono tenuti ad adottare e a comunicare annualmente, sulla base del principio comply or explain, la politica di impegno che descrive le modalità con le quali monitorano le società partecipate e dialogano con esse;

-i consulenti in materia di voto devono pubblicare annualmente una relazione il cui contenuto minimale comprende la portata e la natura del dialogo, se del caso intrattenuto con le società oggetto delle loro ricerche e raccomandazioni, l'eventuale adesione a un codice di comportamento ovvero le ragioni della mancata adesione. Su tali soggetti, la CONSOB può esercitare i poteri previsti dagli artt. 114 commi 5 e 6 TUF (potere di richiedere notizie e documenti necessari per l'informazione al pubblico) nonché 115 comma 1, lett. a), b), e c) (potere di chiedere la comunicazione di notizie e documenti, di assumere notizie, di eseguire ispezioni).

Le nuove disposizioni in tema di investitori istituzionali, gestori degli attivi e consulenti in materia di voto, si applicano decorso un anno dall'entrata in vigore del Decreto, e pertanto dal 10 giugno 2020.

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