Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea

Novità in materia di distribuzione cross-border dei fondi di investimento – un ulteriore passo verso la Capital Market Union

03/09/2019 09:50


degli Avv.ti Alessandro Negri della Torre e Stefano Torregiani


In data 12 luglio 2019 sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea la Direttiva (UE) 2019/1160 e il Regolamento (UE) 2019/1156 aventi ad oggetto misure volte a facilitare la distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo nel mercato unico europeo.

I due provvedimenti, per un verso, modificano talune disposizioni relative alla fase distributiva contenute nella disciplina di derivazione UE in materia di fondi di investimento (ossia i "pacchetti" UCITS, AIFM, EuVECA, EuSEF, ELTIF e sui fondi comuni monetari) e, per l'altro, attribuiscono, in tale contesto, nuovi compiti all'ESMA.

L'intervento normativo si pone nel contesto della Capital Market Union e nasce dalla convinzione che, nonostante la rapida crescita registrata dai fondi di investimento dell'UE, il mercato comunitario di tali prodotti è ancora prevalentemente organizzato su base nazionale. La Commissione Europea nelle relazioni alle proposte di direttiva e regolamento ha infatti riportato che a giugno 2017 il 70% di tutte le attività gestite è detenuto da fondi di investimento registrati per la vendita unicamente nei rispettivi mercati nazionali e solo un limitato numero di fondi risultano registrati per la vendita in più di tre Stati membri. Oltretutto, da una comparazione del mercato del risparmio gestito UE con quello statunitense emerge che i fondi nostrani sono in media significativamente più piccoli, caratteristica che può avere ripercussioni negative sulle economie di scala, sulle spese e oneri e sulla modalità di funzionamento del mercato interno dei fondi.

Inoltre, la Commissione Europea ha registrato che, per quanto l'attuale quadro normativo comunitario sia già orientato, tramite le procedure di c.d. passaportazione dei fondi di investimento, a favorire un'integrazione tra i diversi mercati nazionali degli Stati membri, il mercato cross-border è ostacolato da misure nazionali che introducono requisiti locali per la commercializzazione, spese ed oneri regolamentari e obblighi amministrativi e di notifica.
Al fine di ridurre i summenzionati ostacoli normativi, garantire maggiore concorrenza tra le case prodotto e aumentare la gamma di prodotti offerta agli investitori europei, la Direttiva (UE) 2019/1160 e il Regolamento (UE) 2019/1156 apportano talune novità legislative, tra cui:

- l'introduzione del concetto di pre-commercializazione, ossia della possibilità per i gestori di sondare l'interesse degli investitori professionali domiciliati nell'UE per fondi di investimento alternativi non ancora istituiti o istituiti ma non ancora notificati per la commercializzazione;

- la limitazione della necessità per i gestori di avere una presenza fisica (quali strutture amministrative locali) nello Stato membro in cui offrono i propri prodotti;

- il rafforzamento e l'estensione a qualsiasi tipologia di gestore di fondo della disciplina sulle comunicazioni di marketing;

- la modifica di alcuni aspetti relativi alla notifica del prodotto (anche in un'ottica di allineamento tra FIA e OICVM) al fine di colmare talune carenze normative riscontrate;

- a specificazione di una disciplina sulla la cessazione della commercializzazione dei fondi;

- l'introduzione di norme uniformi in materia di pubblicazione di disposizioni nazionali relative ai requisiti di commercializzazione per i fondi e di comunicazioni di marketing, nonché principi comuni in materia di spese e oneri gravati sui gestori in relazione alle loro attività transfrontaliere.

Al riguardo, l'ESMA avrà il compito di istituire una banca dati.

Come anche riportato dalla Commissione Europea, le barriere ad un mercato transfrontaliero dei fondi di investimento non si esauriscono nei punti affrontati dai due nuovi provvedimenti bensì dipendono anche da altri fattori – eventualmente affrontabili con altre misure – quali i regimi fiscali nazionali, i canali di distribuzione – essenzialmente verticali – e le preferenze culturali per i prodotti di investimento nazionali. A ciò ci parrebbe utile aggiungere le ritrosie delle Istituzioni UE all'apertura del mercato comunitario ai fondi alternativi extracomunitari e le pressioni regolamentari derivanti da un mercato dei prodotti di investimento collettivo ormai globale.

Al netto delle superiori considerazioni, i nuovi interventi ci paiono un incentivo al superamento di alcuni degli ostacoli che ad oggi hanno impedito una compiuta formazione di un mercato europeo dei fondi di investimento. Oltretutto, le misure in commento potrebbero essere un'ulteriore spinta per i gestori internazionali ad offrire i propri prodotti sul mercato italiano (paese, come noto, con un elevato risparmio privato).

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