ZES – ZONE ECONOMICHE SPECIALI: l'Italia al passo con il resto del mondo

| 04/09/2019 11:03


Commento cura del dott. Alessandro Pinci, partner di Legalitax Studio Legale e Tributario

Il Decreto Crescita, tra i vari provvedimenti, prevede una interessante misura di sostegno a favore delle zone economiche speciali (ZES) localizzate nel Sud dell'Italia. Si tratta del Piano grandi investimenti che è in sostanza uno strumento finanziario che favorisce impieghi diretti, in forma di debito o di capitale, o la sottoscrizione di quote di fondi, al fine di sfruttare maggiormente la capacità attrattiva verso nuovi investimenti anche attraverso la rete portuale italiana e stimolare lo sviluppo in dette aree. Il provvedimento destina 50 milioni di euro per il 2019, 150 milioni per il 2020 e 100 milioni per il 2021.


Le ZES a cui fa riferimento il Decreto Crescita sono quelle di cui al decreto- legge 20 giugno 2017, n. 91 e quindi in particolare quelle della Campania e della Calabria.


Si ritiene interessante una breve analisi delle finalità delle ZES che sono presenti in diverse aree sparse nel mondo (più di duemila) tra cui ad esempio la Cina. Le ZES però sono presenti anche in Europa dove è la Polonia ad avere la rappresentanza più numerosa.


La istituzione di una ZES non avviene in automatico bensì devono ricorrere alcune condizioni.
In Italia, in particolare, le ZES nascono con il D.L. 91/2017 a cui ha fatto seguito il D.P.C.M. 25 gennaio 2018 n. 12 che ne ha definito le modalità, la durata, i benefici ecc.


L'art. 4, comma 2 del D.L. 91/2017 definisce le ZES: "…una zona geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un'area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento UE n. 1315 dell'11 dicembre 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, collegata alla rete transeuropea dei trasporti (TEN-T). Per l'esercizio di attività economiche e imprenditoriali le aziende già operative e quelle che si insedieranno nella ZES possono beneficiare di speciali condizioni, in relazione alla natura incrementativa degli investimenti e delle attività di sviluppo di impresa".


Gli Stati meri dell'UE sono liberi di istituire e modificare zone economiche speciali ma devono però conformarsi alle condizioni previste dai differenti strumenti in materia di aiuti di Stato. Gli Stati membri che intendono istituire ZES per promuovere lo sviluppo regionale devono accertarsi che tali zone siano all'interno delle regioni assistite dalla carta degli aiuti regionali e che eventuali incentivi fiscali o altre agevolazioni concessi all'interno della ZES siano conformi alle disposizioni in materia di aiuti di Stato a finalità regionale come disciplinato dal Regolamento generale di esenzione per categoria e degli Orientamenti sugli aiuti di Stato a finalità regionale.

La costituzione di una area ZES avviene mediante proposta di istituzione da parte delle regioni meno sviluppate come Calabria, Basilicata, Campania, Puglia e Sicilia o regioni in transizione quali Abruzzo, Molise e Sardegna, così individuate dalla normativa europea (art. 107 Trattato sul funzionamento dell'unione Europea).


I benefici previsti per una ZES sono indicati dall'art. 5 capo II del D.L. 91/2017.


Le nuove imprese e quelle già esistenti, che avviano un programma di attività economiche imprenditoriali o di investimenti di natura incrementale nella ZES, possono usufruire delle seguenti tipologie di agevolazioni:


a) procedure semplificate, individuate anche a mezzo di protocolli e convenzioni tra le amministrazioni locali e statali interessate, e regimi procedimentali speciali, recanti accelerazione dei termini procedimentali ed adempimenti semplificati rispetto a procedure e regimi previsti dalla normativa regolamentare ordinariamente applicabile, sulla base di criteri derogatori e modalità individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare su proposta del Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, se nominato, previa delibera del Consiglio dei ministri;


b) accesso alle infrastrutture esistenti e previste nel Piano di sviluppo strategico della ZES di cui all'articolo 4, comma 5, alle condizioni definite dal soggetto per l'amministrazione, ai sensi della legge 28 gennaio 1994, n. 84, e successive modificazioni e integrazioni, nel rispetto della normativa europea e delle norme vigenti in materia di sicurezza, nonchè delle disposizioni vigenti in materia di semplificazione previste dagli articoli 18 e 20 del decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 169.


In relazione agli investimenti effettuati nelle ZES, il credito d'imposta di cui all'articolo 1, commi 98 e seguenti, della legge28 dicembre 2015 n. 208 (credito di imposta per investimenti al Sud) è commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquisiti entro il 31 dicembre 2020 nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro. Si ricorda che il suddetto credito di imposta compete nella misura massima consentita dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2014-2020 ovvero il 25% per le grandi imprese situate in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna e il 10% per le grandi imprese situate in determinati comuni delle regioni Abruzzo e Molise. La base di commisurazione del credito di imposta è costituita dal costo complessivo sostenuto per l'acquisizione dei beni agevolabili.


Il riconoscimento delle tipologie di agevolazione di cui ai commi 1 e 2 è soggetto al rispetto delle seguenti condizioni:


a) le imprese beneficiarie devono mantenere la loro attività nell'area ZES per almeno (sette) anni dopo il completamento dell'investimento oggetto delle agevolazioni, pena la revoca dei benefici concessi e goduti;


b) le imprese beneficiarie non devono essere in stato di liquidazione o di scioglimento.
Per quanto riguarda la durata della ZES la stessa non può essere inferiore a sette anni e superiore a quattordici, con possibilità di proroga fino ad un massimo di ulteriori sette anni.


Come segnalato in precedenza allo stato attuale due sono le Regioni che hanno ottenuto i decreti per l'istituzione delle ZES da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Le richieste, come da iter di formazione, sono state proposte dal Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, a seguito delle richieste formalmente avanzate dalle due Regioni che hanno presentato i loro Piani di Sviluppo Strategico.


Con particolare riferimento alla Campania, il piano strategico elaborato ed approvato con delibera della Giunta Regionale n. 175 del 28/3/2018, per evidenziare le potenzialità di una ZES, con riguardo alle agevolazioni fiscali, e alle semplificazioni amministrative, individua, come previsto dal regolamento del 25 gennaio 2018, oltre a quelle che sono le caratteristiche e peculiarità della ZES, i criteri di sviluppo, i piani di coordinamento strategico, e i vari interventi a supporto e in modo particolare le misure agevolative e le semplificazioni amministrative.
Nella proposta del Piano di sviluppo, si fa riferimento ad una serie di azioni che rimandano sia a strumenti nazionali finanziati anche con fondi regionali, che a strumenti finanziati esclusivamente con fondi regionali. Tra gli interventi previsti nel piano se ne segnalano alcuni:


• i contratti di sviluppo;
• il credito di imposta per gli investimenti;
• gli interventi per il rilancio delle aree di crisi industriale (L. 181/89);
• gli interventi per aree di crisi non complessa;
• gli interventi per l'efficienza energetica;
• le agevolazioni per la riduzione degli oneri IRAP (diretta competenza regionale) (fino al 100% dell'imposta dovuta dalle imprese);
• misure a favore delle start up innovative (diretta competenza regionale);
• incentivi per i lavoratori svantaggiati (decontribuzione);
• incentivi per attività di trasferimento tecnologico e prima industrializzazione (diretta competenza regionale);
• incentivi per l'innovazione dei processi produttivi (diretta competenza regionale):
• contratti di programma regionali.


La misura principale tra le agevolazioni fiscali a livello regionale risulta essere la riduzione dell'IRAP che può raggiungere anche la misura del 100% dell'imposta dovuta dalle imprese esclusivamente insediate nelle zone ZES e che si impegnano a mantenere la sede per 7 anni.

A ben vedere l'attuale scenario normativo in tema di ZES rende il nostro Paese molto attrattivo dal punto di vista degli investimenti tenuto conto anche dell'aspetto logistico e della presenza di strutture portuali e aeroportuali importanti. I costi dei benefici saranno sicuramente ben compensati dal vantaggio derivante dall'attrazione di nuove aziende attualmente non presenti nel territorio e che con la loro presenza potranno generare importanti flussi di indotto con altre aziende già presenti sul territorio.

E' notizia di questi giorni che il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e il ministero dell'Economia hanno dato il via libera definitivo alla ZES interregionale Adriatica che fa seguito alla ZES "Ionica".

Vetrina