Atto di cointestazione di conto corrente bancario e titolarità delle somme a credito

| 23/09/2019 15:57


Commento a cura dell'avv. Valentino de Castello

La Cassazione, con la recentissima ordinanza 03.09.2019 n. 21963 è intervenuta su una particolare fattispecie collegata alla questione della titolarità delle somme presenti in un contratto corrente bancario per il caso di cointestazione.


Per giurisprudenza ormai consolidata (da ultimo Cassazione Civile, sez. II, 22.02.2018, n 4320, e Cassazione Civile, sez. II, 29/04/2019, n. 11375), in generale, in caso di conto corrente intestato a più persone, i rapporti interni tra correntisti non possono ritenersi regolati dall'art. 1854 c.c. (che disciplina i rapporti tra correntisti ed istituti di credito), ma bensì dall'art. 1298 comma 2 c.c., in virtù del quale debito e credito solidale si dividono in quote uguali solo se non risulti diversamente.


Pertanto, se è vero che si presume che le somme presenti su conto corrente cointestato spettano ai titolari in parti uguali, è altrettanto vero che ciascun correntista può dimostrare il contrario, e cioè che, in realtà, le somme devono essere suddivise secondo criteri differenti. In particolare, nel caso in cui si riesca a dimostrare che il saldo attivo di un conto corrente cointestato risulti discendere dal versamento di somme appartenenti ad uno solo dei correntisti, si deve escludere che gli altri possano, nei rapporti interni, avanzare diritti sul saldo medesimo.


La presunzione di contitolarità delle somme può essere superata anche attraverso presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, come la mancata dimostrazione da parte di uno dei cointestatari di un reddito idoneo a giustificare la disponibilità delle somme controverse a titolo di risparmio, la giovane età al momento del versamento delle somme sul conto corrente cointestato, il fatto che lo stesso avesse familiari a carico al tempo dell'accumulazione, oppure, ancora, una cointestazione dei rapporti bancari tra familiari effettuata esclusivamente al fine di una più comoda gestione dei medesimi.


Su tali presupposti di carattere generale, la Cassazione con l'ordinanza citata, è intervenuta sul particolare caso di atto di cointestazione di un conto corrente già esistente, attraverso il quale, quindi, il titolare del conto aveva operato il trasferimento al cointestatario dei diritti ad operare sul conto, tra i quali il diritto al prelievo delle somme a credito già esistenti. Di fronte ad un caso simile ci si è posti il problema se l'atto di cointestazione di un conto corrente già aperto e con somme a credito giacenti, costituisca solamente un negozio unilaterale con cui si abilita il cointestatario ad emettere atti dispositivi dei diritti oppure sia anche un atto traslativo del diritto di contitolarità delle somme a credito.


La Cassazione ha optato per la soluzione più rigorosa, statuendo che l'atto di cointestazione del conto corrente permette al cointestatario di operare sul conto ma non può comportare anche la cessione del relativo diritto di contitolarità delle somme giacenti a credito.

La terza Sezione Civile, «sviluppando principi già affermati», ha infatti precisato che «la cointestazione di un conto corrente, salvo prova di diversa volontà delle parti (ad es. dell'esistenza di un contratto di cui la cointestazione fosse atto esecutivo ovvero del fatto che la cointestazione costituisca una proposta contrattuale, accettata per comportamento concludente), è di per sé atto unilaterale idoneo a trasferire la legittimazione ad operare sul conto (e, quindi, rappresenta una forma di procura), ma non anche la titolarità del credito, in quanto il trasferimento della proprietà del contenuto di un conto corrente (ovvero dell'intestazione del deposito titoli che la banca detiene per conto del cliente) è una forma, di cessione del credito (che il correntista ha verso la banca) e, quindi, presuppone un contratto tra cedente e cessionario».
La sentenza riformata, emessa dalla Corte di Appello di Venezia, a conferma peraltro della sentenza di 1° grado del Tribunale di Venezia, aveva invece optato per la soluzione opposta, attribuendo all'atto di cointestazione di un conto corrente bancario il contenuto di un contratto di cessione del relativo credito

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