NOVITA' - PERCORSO DI GIURISPRUDENZA DIRITTO BANCARIO

Il contratto di factoring

| 27/01/2020 13:30

Il contratto di factoring è uno strumento di mobilizzazione dei crediti commerciali a breve termine di origine anglosassone (con caratteristiche analoghe allo sconto bancario) creato per rispondere alle esigenze di liquidità delle imprese che operano mediante vendite a credito verso numerosi clienti.

Rispetto allo sconto bancario, ove la cessione del credito è posta a scopo di garanzia mediante una cessione pro solvendo, il factoring può prevedere la cessione del credito sia pro solvendo che pro soluto (in tal caso il factor cessionario assume tutti i rischi degli eventuali inadempimenti dei debitori ceduti). Inoltre, nel factoring si pone in essere una operazione globale che prevede la cessione di tutti i crediti dell'impresa, salvo quelli non graditi dal factor. Per tali ragioni, mediante il contratto di factoring l'impresa cedente si spoglia dei costi di recupero dei crediti e, soprattutto, elimina il rischio di un eventuale inadempimento dei debitori ceduti.

Il ricorso al factoring è diffuso soprattutto tra le aziende che operano in settori in cui la dilazione dei pagamenti ai clienti è un fattore di successo e per le piccole e medie imprese che hanno come cliente la Pubblica Amministrazione che usualmente adotta politiche di pagamento alquanto dilazionate. L'impresa cedente, infatti, riceve l'importo dei crediti ceduti, prima della loro scadenza, dedotto di un corrispettivo che costituisce il guadagno del cessionario. È evidente che il contratto di factoring si pone per le imprese come un vero e proprio strumento di finanziamento che anticipa la liquidità.

Una definizione generale di factoring è contenuta nel Testo degli usi di factoring, approvato dalla Commissione Provinciale della Camera di Commercio di Milano il 7 maggio 1991: "il factoring è un accordo con il quale un imprenditore, detto cedente o fornitore, trasferisce o si obbliga a trasferire a titolo oneroso mediante cessioni di credito ad altro soggetto, denominato cessionario o factor, la totalità o parte dei crediti anche futuri, derivanti dall'esercizio dell'impresa, verso i propri clienti, i.e. debitori ceduti, ottenendone la controprestazione in servizi e/o denaro".
Consistendo in una cessione di credito, l'ordinamento italiano ha ricondotto la fattispecie alla disciplina codicistica prevista ai sensi degli artt. 1260 e segg. cod. civ. Il legislatore introduce la prima normativa per disciplinare specificamente il contratto di factoring con la legge 21 febbraio 1991, n. 52, pubblicata in G.U. 25 febbraio 1991, n. 47 (per i crediti derivanti da vendite internazionali si applica la Convenzione Unidroit sul factoring internazionale, firmata ad Ottawa il 28 maggio 1988 e ratificata e resa esecutiva in Italia con la legge 14 luglio 1993, n. 260). La legge assolve il compito di dettare una specifica disciplina della cessione dei crediti di un'impresa, laddove il cedente sia qualificato come un imprenditore e il cessionario sia una banca, un intermediario finanziario disciplinato dal t.u.b. con oggetto l'acquisto di crediti di impresa. Laddove non siano presente le predette condizioni, l'operazione di cessione del credito è regolata dalla normativa codicistica.

La struttura portante del contratto di factoring è costituita dalla normativa codicistica sulla cessione dei crediti che, tuttavia, non esaurisce la fattispecie. L'operazione infatti può essere costituita da diverse tecniche che rispondono alle diverse esigenze dell'impresa. Tra queste, si può trattare di una cessione unica e globale dei crediti presenti e futuri dell'impresa oppure di una serie di atti di cessione che implementano un accordo quadro di cessione dei crediti. La legge 52/1991 riconosce in modo esplicito la facoltà per l'impresa di cedere in massa i crediti futuri con le condizioni di individuare il futuro debitore ceduto e che i crediti ceduti possono derivare soltanto da contratti da stipulare entro e non oltre 24 mesi dalla stipula del contratto di factoring.

Con la cessione globale, come confermato dalla Cassazione con sentenza dell'11 maggio 2007, n. 10833, l'effetto traslativo della titolarità del credito avviene alla firma del contratto di factoring se il credito già esiste. Per i crediti futuri, l'effetto traslativo si produce nel momento in cui tali crediti vengono ad esistenza, senza che siano necessari ulteriori contratti di cessione per ogni futuro credito.

Il debitore ceduto non ha alcun potere di opporsi alla cessione (salvo il caso in cui il debitore ceduto sia la Pubblica Amministrazione) così come riconosciuto dalla Cassazione con sentenza del 6 luglio 2009, n. 15797, stabilendo che "nel contratto di factoring la cessione dei crediti avviene indipendentemente dalla volontà del debitore ceduto: si tratta di un contratto atipico che si conforma a ciò che vige in tema di surrogazione legale, sicché in base al principio stabilito dall'art. 1203 cod. civ., la surrogazione opera indipendentemente dalla dichiarazione del terzo di volersi surrogare al creditore soddisfatto, ma essa per essere fatta valere va portata a conoscenza degli interessati".

Segue: le modalità di cessione

La cessione dei crediti all'interno di un contratto di factoring avviene pro solvendo (ovvero con garanzia della solvenza per il factor) salvo che il cessionario rinunci alla garanzia della solvenza e decida di accollarsi il rischio degli inadempimenti dei debitori ceduti (cessione pro soluto). Nella prassi degli affari, la cessione avviene solitamente pro solvendo. Il cessionario concede anticipazioni sull'ammontare dei crediti ceduti anche fino all'80% e controlla i pagamenti mediante la gestione di un conto corrente intestato all'impresa cedente sul quale dovrebbero transitare i movimenti finanziari. Nella cessione pro solvendo, le anticipazioni dovranno essere restituite al cessionario dall'impresa cedente nel caso di inadempimento da parte del debitore ceduto. La normativa speciale si preoccupa inoltre di disciplinare l'operazione di cessione dei crediti rispetto alle posizioni di terzi e la rilevanza del fallimento del debitore ceduto o del cedente.
In primo luogo, ai sensi dell'art. 5 della legge 21 febbraio 1991, n. 52, il factor è tutelato rispetto a possibili abusi del cedente che cede contemporaneamente a terzi gli stessi crediti e rispetto ai creditori del cedente, rendendo opponibile la cessione ai terzi citati quando ricorrono le seguenti condizioni: ovvero quando sia avvenuto il pagamento (in tutto o in parte) del corrispettivo della cessione e tale pagamento ha data certa anteriore rispetto al titolo di acquisto degli aventi causa del cedente, ad azioni esecutive dei creditori e ad fallimento di quest'ultimo.

In secondo luogo, il fallimento rileva in due fattispecie: a) nel caso sia dichiarato il fallimento debitore ceduto comporta che i pagamenti del fallito al cessionario non possono essere oggetto di azioni revocatoria ai sensi dell'art. 67 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (c.d. legge fallimentare), salvo che venga dimostrato che il cedente conoscesse lo stato di insolvenza del debitore ceduto; e b) nel caso sia dichiarato il fallimento del cedente, il curatore ha facoltà di recedere dal contratto di factoring rispetto ai crediti non ancora sorti alla data del fallimento e di sciogliere il contratto di factoring nel caso in cui il curatori provi che il cessionario conoscesse lo stato di insolvenza del cedente al momento della stipula e del pagamento del relativo corrispettivo.
Infine, nei rapporti con il debitore ceduto rileva inoltre un intervento della giurisprudenza di legittimità che nega legittimazione passiva al factor in caso di azione di riduzione del prezzo da parte del debitore ceduto ad oggetto la cosa venduta dal cedente. Infatti, il factor è titolare del credito e non è parte del contratto di compravendita sottostante.

Riferimenti normativi:
Codice civile (artt. 1260 - 1267)
Legge 21 febbraio 1991, n. 52
R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (c.d. legge fallimentare)
Convenzione Unidroit sul factoring internazionale, firmata ad Ottawa il 28 maggio 1988 e ratificata e resa esecutiva in Italia con la legge 14 luglio 1993, n. 260

Focus giurisprudenziale

Contratto di factoring - Esenzione dalla revocatoria di cui all'art. 6 della l. n. 52 del 1991 - Condizioni
In tema di cessione dei crediti d'impresa, i pagamenti eseguiti in favore dell'imprenditore cedente non sono revocabili, ai sensi dell'art. 6 della legge 21 febbraio 1991, n. 52, a condizione che il cessionario sia una banca o un intermediario finanziario di cui al d.lgs. n. 385 del 1993, ovvero una società che svolga l'attività di acquisto di crediti da soggetti appartenenti al proprio gruppo che non siano intermediari finanziari, e che i crediti ceduti sorgano da contratti stipulati nell'esercizio dell'impresa, restando irrilevante che la cessione sia avvenuta mediante l'erogazione di una anticipazione sul valore dei crediti ceduti. Cassazione civile, Sez. I, Ordinanza 2 maggio 2019, n. 11589....continua la lettura in Plusplus24Diritto

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