diritto bancario

La nullità delle fideiussioni redatte su schema ABI è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del processo.

| 08/09/2020 07:29


Il Tribunale di Salerno conferma la nullità totale del contratto fideiussorio in contrasto con l'articolo 2 della Legge n. 287/1990, anche se la domanda è stata formulata per la prima volta in sede di precisazione delle conclusioni


Commento alla Sentenza n. 2084/2020 pubbl. il 19/08/2020 del Tribunale di Salerno a cura dell'Avvocato Monica Mandico.


Il Tribunale di Salerno, con la decisione in commento, ha seguito l'orientamento del Giudice di legittimità (Corte di Cassazione a Sezioni Unite con le pronunce gemelle n. 26242 e 26243 del 2014) relativamente alla disciplina in materia di nullità, secondo cui ai sensi dell'articolo 1421 del Codice Civile essa può essere rilevata d'ufficio dal Giudice in ogni stato e grado del processo, considerato che il Giudice ha il potere-dovere di rilevare "ex officio", laddove emerga dagli atti di causa, l'eventuale nullità del contratto, sottoponendo la relativa questione alle parti, e ciò al fine di evitare pronunce giurisdizionali che si basino sulla validità del contratto in realtà invalido o che, addirittura, finiscano per sancirne la "non invalidità", così di fatto sanandolo.

Il foro salernitano, partendo dal dettato dell'articolo 1421 c.c., ritiene ammissibile la censura relativa alla nullità per la natura "anticoncorrenziale" della fideiussione sottoscritta per contrasto con il disposto dell'articolo 2 della Legge n. 287/1990, in quanto contenente le clausole del Modello A.B.I. di cui la Banca d'Italia, con provvedimento n. 55 del 2/5/2005 che ha sancito la violazione delle regole poste a presidio della concorrenza, esprimendosi, così, favorevolmente sulla doglianza della nullità totale del contratto fideiussorio.

Il giudice di merito aderisce ai principi espressi dalla Suprema Corte, dapprima con ordinanza n. 28910/2017 e, più di recente ribadito con sentenza n. 21878 del 15/6/2019, ossia che l'inserimento delle condizioni contrattuali coincidenti con le clausole 2,6 e 8 dello schema ABI, è condizione necessaria e sufficiente per ritenere che l'invalidità dell'intesa "a monte" tra Istituti di credito, volta a restringere la concorrenza, si estenda in via derivata al contratto di garanzia "a valle", stipulato tra la singola Banca ed il singolo garante, poiché appare evidente che l'intesa "a monte", ancorché conclusa tra soggetti diversi da quelli che stipuleranno il contratto "a valle" ha quale finalità unica ed esclusiva, quella di imporre in modo generale ed uniforme a tutti i contraenti le pattuizioni convenute tra le Banche, in tal modo ripercuotendosi inevitabilmente, quale effetto naturale, sui singoli contratti di garanzia.

Partendo da questi principi giurisprudenziali, il Tribunale giunge ad esprimersi in modo favorevole sulla nullità che travolge l'intero contratto di fideiussione, ritenendo che " deve escludersi l'applicabilità della nullità parziale ex art. 1419 c.c. perché la gravità delle violazioni in esame, - che incidono pesantemente sulla posizione del garante, aggravandola in modo significativo - rispetto ai superiori valori di solidarietà, muniti di rilevanza costituzionale (art. 2 Cost.), che permeano tutta l'impianto dei rapporti tra privati, dalla fase prenegoziale (art. 1137 c.c.) a quella esecutiva (artt. 1175, 1375 c.c.), ben giustifica che sia sanzionato l'intero agire dei responsabili di quelle violazioni; in altri termini, nell'ottica di assicurare alla nullità la sua funzione "sanzionatoria", in questo caso di comportamenti precontrattuali e contrattuali caratterizzati da contrarietà a buona fede ed ai canoni minimi di solidarietà sociale, è necessario assicurare in questo caso alla più grave forma di patologia del contratto la sua massima manifestazione, senza consentire che, in nome del principio di conservazione degli atti giuridici, possano essere salvaguardate le restanti pattuizioni o, addirittura, che si dia vita ad un'operazione "ortopedica" di sostituzione eteronoma di clausole ex articolo 1339 c.c."

Segnatamente, viene chiarito che l'obiettivo della più ampia possibile eliminazione degli effetti che l'intesa ha prodotto sul mercato, sia quello decisamente più coerente con l'imperatività delle norme a tutela della concorrenza e con la tutela degli interessi generali che queste perseguono, in quanto la diversa soluzione, che si limiti ad eliminare, con la comminatoria di nullità, il vincolo giuridico nascente dall'intesa illecita (ed a sanzionare i colpevoli partecipanti), ma lasci sopravvivere intatti tutti gli effetti che l'intesa stessa ha prodotto sul mercato in termini di contratti stipulati "a valle", diviene sicuramente molto poco coerente con gli obiettivi di difesa e promozione del mercato concorrenziale che sono propri del diritto antitrust.

Il Caso

Emesso, su ricorso di Banca xxx nei confronti della debitrice principale, e dei fideiussori, decreto ingiuntivo , per il pagamento di € 41.974,63 oltre interessi e spese del procedimento monitorio, di cui € 29.881,36 a titolo di saldo debitore di conto corrente e la restante somma a titolo di rate impagate di mutuo chirografario, l'ingiunta, garante, ha proposto opposizione per la revoca del decreto ingiuntivo opposto, stante l'intervenuta decadenza dell'operatività della garanzia fideiussoria o la sua estinzione.

Il Tribunale di Salerno ha accoglie l'opposizione del fideiussore e per l'effetto ha revocato il decreto nei confronti di questi.

Le conseguenze dell'illecito antitrust sui moduli fideiussori "a valle"

Con ordinanza n. 29810 del 12 dicembre 2017, la Corte di Cassazione ha affermato la nullità del patto fideiussorio concluso in conformità ad un'intesa restrittiva della concorrenza (relativa ad alcune norme bancarie uniformi Abi in materia di fideiussioni omnibus), a prescindere dalla anteriorità del patto rispetto all'accertamento dell'illiceità dell' intesa da parte dell'autorità preposta all'applicazione della disciplina antitrust (all'epoca, la Banca d'Italia), ritenendo rilevante solo che l'intesa a "monte" fosse antecedente rispetto alla negoziazione a "valle", di modo che l'illecito anticoncorrenziale travolgesse il negozio concluso in conformità allo stesso.

Pertanto, seguendo il ragionamento della S.C., ogni qual volta il modulo fideiussorio costituisca l'applicazione del suddetto schema ABI, quel patto, ancorché anteriore al 2 maggio 2005, va dichiarato nullo. A tale conclusione si approda nell'arresto delle sezioni unite n. 2207 del 2005.

In definitiva, ritiene la S.C. che il giudice non possa escludere la nullità di un contratto di fideiussione per il solo fatto della sua anteriorità all'indagine dell'autorità indipendente.

Tali princìpi sono stati successivamente ribaditi con la più recente sentenza n. 13846 del 22.5.19, secondo cui "ai fini dell'illecito concorrenziale di cui alla l. n. 287 del 1990, art. 2, rilevano tutti i contratti che costituiscano applicazione di intese illecite, anche se conclusi in epoca anteriore all'accertamento della loro illiceità da parte dell'autorità indipendente preposta alla regolazione di quel mercato": ciòche conta è solo che gli "artt. 2, 6 e 8 […] costituiscano lo sbocco dell'intesa vietata", ovvero che, inserendo tali disposizioni nei contratti (a valle), si attuino gli effetti della condotta illecita. Del resto, affermare la sopravvivenza nei contratti "a valle" di una clausola oggetto di un'intesa vietata significherebbe eludere la normativa a tutela della concorrenza, che, come già detto, non è diretta soltanto agli imprenditori, ma anche agli altri soggetti del mercato, ovvero in generale a chiunque possa risentire di uno specifico pregiudizio in conseguenza del venir meno della competitività del mercato, consumatore o imprenditore che sia.
Pensare diversamente, teorizzando "la profonda cesura tra contratto a monte e contratto a valle, per derivarne che, in via generale, la prova dell'uno non può mai costituire anche prova dell'altro
", equivarrebbe " vuol dire che si sta negando l'intero assetto, comunitario e nazionale, della normativa antitrust, la quale è posta a tutela non solo dell'imprenditore, ma di tutti i partecipanti al mercato" (Cass. 2305/07).

Orbene, sul punto, deve ormai definitivamente darsi per assodato che la fideiussione che riproduce le disposizioni di cui agli artt. 2, 6, 8 dello schema ABI, abbia dato attuazione ad un'intesa anticoncorrenziale illecita, in quanto vietata ai sensi dell'art. 2 l n. 287 del 1990, senza che vi sia alcuna ragione per accertare nelle sedi di opposizione a decreto ingiuntivo o in appello e Cassazione, se le disposizioni di cui allo schema ABI abbiano o meno trovato uniforme applicazione, trattandosi di aspetto (anche questo) già vagliato dalla Banca d'Italia nel citato provvedimento del 2.5.05, che ne dà atto al par. 93 .

Il Tribunale, con la sentenza in commento, propende dunque per la tesi di considerare la nullità dei contratti "a valle," come una nullità di protezione del mercato e di tutti gli operatori e di coloro che hanno interesse, come il consumatore che di quel mercato ne è il destinatario finale, della conservazione del diritto di scegliere e del carattere competitivo. Volendo invece, propendere per la conservazione del contratto e riconoscere il diritto al risarcimento del danno, piuttosto che la declaratoria di nullità, che andrebbe comunque garantita la reintegrazione di tutte le conseguenze negative sopportate dal consumatore, ivi comprese quelle che dovessero derivare dalla dichiarazione di nullità del contratto stipulato "a valle" dell'intesa illecita, per l'effetto va dichiarata la nullità dei dedotti contratti di fideiussione, ai sensi dell'art. 1419, 1° co., c.c. (sul punto, v. Cass. 24044/19).

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