TUTELA DEL MINORE

La CEDU e il curatore speciale del minore: consacrazione del suo ruolo di difensore dei diritti fondamentali

| 02/07/2019 07:51

Corte EDU 20 giugno "A e B c. Croazia" (ricorso n. 7144/15)

La figura del curatore speciale quale rappresentante del minore all'interno dei procedimenti giudiziari che lo coinvolgono sta conoscendo un'importanza sempre maggiore nel nostro panorama giudiziario anche se la stessa inizialmente era prevista essenzialmente nell'ambito delle procedure di adottabilità (L.183/84) cioè nelle procedure di maggior gravità quanto a effetti per la vita di un bambino.

L'influenza delle Convenzioni Internazionali (la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989 e la Convenzione di Strasburgo sull'esercizio dei diritti dei minori del 2006), e della Corte Costituzionale (in primis, la sentenza n. 83/2011) ha sensibilizzato sulla necessità di un rafforzamento della difesa dei minori ed ha condotto la giurisprudenza di merito a riflettere sull'opportunità di nominare un curatore speciale al minore nei procedimenti in cui sia necessario assicurare una sua autonoma rappresentanza.

Il curatore speciale del minore è così stato ritenuto necessario non solo nei giudizi di adottabilità, ma anche nelle azioni di stato (ad esempio giudizi di disconoscimento o accertamento giudiziale dello stato di filiazione), nei giudizi in cui minori siano coinvolti per condotta di grave conflitto d'interesse o gravemente pregiudizievole dei genitori e, con innovazione di alcune corti di merito più recente, anche nei casi di elevata conflittualità familiare (si pensi al giudizio di separazione e alla prima pronuncia resa dal Tribunale di Milano, Sezione IX Civile, decreto del 15 maggio – 18 giugno 2014).

Dunque i genitori che litigano possono oggi avere avanti ad alcuni Tribunali anche la presenza di un autonomo rappresentante per il figlio, che di solito è un avvocato, che si costituisce in proprio ex art. 86 per agire nell'interesse del minore, e lo stesso avvocato seguirà tutti i gradi del giudizio, e quindi anche davanti alla Suprema Corte di Cassazione o Corte Costituzionale.

Ma quale ruolo ha assunto la figura del curatore speciale del minore nell'ambito dei giudizi avanti alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo?

Sorprendentemente, almeno fino ad oggi, di fatto nessuno.

Il procedimento avanti alla Corte EDU si è sempre strutturato in maniera bilaterale: da un lato il ricorrente e dall'altro lo Stato convenuto. L'eventuale posizione del minore quale soggetto autonomo è stata largamente ignorata e ciò anche quando i giudizi interni, ad esempio di adozione, già prevedevano la figura di un curatore del minore che aveva seguito tutto il giudizio. Davanti alla CEDU scompariva, non era nemmeno notiziato del giudizio.

Con la sentenza resa nel caso "A e B c. Croazia", del 20 giugno 2019, però, molto è cambiato.

La decisione nel caso "A e B c. Croazia" (ricorso n. 7144/15) è particolarmente rilevante perché essa, per la prima volta espressamente – soprattutto nelle allegate opinions – affronta il tema della posizione del curatore speciale del minore nell'ambito dei giudizi avanti alla Corte di Strasburgo.

Le circostanze del caso concreto sono lineari: A, madre della minore B, avendo notato nella figlia comportamenti sessualizzati, aveva immediatamente allertato le Autorità nazionali per avviare un'indagine penale nei confronti del padre della minore. All'esito delle indagini, senza indizi di colpevolezza a carico dell'uomo, era stata disposta l'archiviazione del procedimento. Avverso la decisione la madre era ricorsa avanti alla CEDU, sia in nome proprio sia quale rappresentante della minore.

Con riferimento alla sola posizione della minore era stata verificata la sussistenza dello stato di vittima: il ricorso, dichiarato ammissibile, era stato comunque rigettato nel merito.

Le particolari circostanze del caso avevano fatto intendere l'esistenza di un conflitto d'interessi potenziale tra madre e minore. Così la Corte EDU, dopo aver ricevuto il ricorso ed istruito la procedura, in data 9 gennaio 2019, motu proprio, aveva contattato la Croatian Bar Association, per nominare un avvocato quale curatore speciale della minore avanti alla Corte, garantendole una rappresentanza processuale autonoma e distinta da quella della madre.

E ciò per due motivi: in primo luogo perché i Giudici croati avevano limitato/sospeso la responsabilità genitoriale della madre, e dunque la sua capacità di agire in rappresentanza della figlia. Il secondo motivo, fondamentale, era legato alla natura della relazione tra la madre e il presunto colpevole e quindi al potenziale conflitto d'interessi tra i ricorrenti (cfr. § 2 della sentenza).

Per la prima volta, la Corte EDU esercita un potere di nomina ex officio del curatore speciale del minore.

L'opinione concorrente del Giudice Wojtyczek enfatizza i seguenti aspetti: in situazioni "normali", i minori sono rappresentati in giudizio dai genitori. E, tuttavia, egli evidenzia l'eccezionalità del caso, e concorda con la decisione di nominare direttamente, da parte della Corte, un curatore speciale alla minore proprio perché tra la madre ed il padre della minore vi era un'acuta conflittualità, con il rischio di utilizzazione strumentale della posizione della figlia minore (1).

Egli rileva che, con la nomina officiosa del curatore speciale, la Corte EDU ha utilizzato un potere non previsto né dalla Convenzione né dal Regolamento della Corte; il Giudice ammette che esiste una lacuna normativa pregiudizievole per gli interessi dei minori.

Si sottolinea quindi la necessità di emendare le Regole procedurali della Corte per consentire esplicitamente la nomina del curatore nei casi di conflitto di interessi tra minore e genitore.
Il ruolo del curatore speciale dovrebbe essere quello di fornire alla Corte una valutazione della situazione del minore, in particolare circa l'esistenza di rimedi giuridici effettivi – tra cui proprio il ricorso alla CEDU – per la tutela dei suoi interessi.

L'eventuale novella delle norme procedurali dovrebbe essere realizzata nel senso di lasciare all'Autorità nazionale, ed in particolare ai Giudici, il potere di procedere alla nomina del curatore nelle circostanze eccezionali in cui si delinei conflitto d'interessi tra genitore e minore.

La seconda concurring opinion è quella redatta dai Giudici Koskelo, Eicke e Ilievski. Gli stessi sottolineano che il caso è di particolare rilevanza perché per la prima volta esplicitamente è stato affrontato il seguente interrogativo: in che modo la Corte può valutare quale sia o avrebbe dovuto essere il migliore interesse del minore e come, a livello procedurale, la stessa Corte può assicurare che il best interest del minore sia e rimanga una considerazione primaria non solo nell'ambito della procedura nazionale ma anche a Strasburgo?

Viene sottolineato un deficit procedurale importante: la nomina del curatore era avvenuta il 9 gennaio 2018, e lo stesso si era costituito solo nell'aprile del 2018. Il che ha comportato due conseguenze:

(a) che le violazioni lamentate dal curatore avrebbero dovuto dichiararsi comunque inammissibili essendo decorsi oltre sei mesi dalla data della decisione nazionale irrevocabile;

(b) che, in ogni caso, il thema decidendum era stato "allargato" in un momento successivo alla proposizione del ricorso, mentre la procedura avanti alla Corte EDU è chiara nel delineare proprio nel ricorso iniziale (al momento del quale il curatore speciale della minore neppure esisteva) il momento di definizione dell'oggetto del giudizio (2).

Si sottolinea, quindi, come allo stato né la Corte EDU né le sue Regole procedurali risultino adatte ad affrontare questo genere di difficoltà; al di là della necessità di riformare le norme procedurali, è evidente che la procedura seguita dalla Corte nel caso di specie rischia di rivelarsi tardiva e inefficace quanto all'esigenza di assicurare un'effettiva protezione dei diritti del minore.

Perciò, suggeriscono i Giudici, sarebbe opportuna una riforma normativa che consenta di procedere subito alla nomina del curatore speciale per il minore, da parte della Corte, nel momento stesso in cui il ricorso, dichiarato ammissibile, viene comunicato al Governo: e ciò, ogniqualvolta sia ravvisabile un conflitto d'interessi anche solo potenziale che tra genitore (o altro rappresentante legale) e minore.

Viene inoltre considerata l'ipotesi – diversa da quanto accaduto nel caso di specie – in cui un curatore speciale a livello nazionale sia già stato nominato e già quindi esista: in tal caso si dovrebbe prevedere l'ultrattività del mandato del curatore già nominato, per consentirne la partecipazione avanti alla Corte EDU (cfr. § 21 dell'opinion).

Ad avviso di chi scrive, la soluzione procedurale prospettata (nomina del curatore ex novo al momento della comunicazione al Governo, o conferma del mandato del curatore se già esistente con comunicazione del ricorso anche allo stesso e non solo al Governo) è quella più idonea a coniugare l'esigenza di tutela dei diritti del minore con il rigore formale della procedura a Strasburgo.

La dissenting opinion dei Giudici Sicilianos, Turkovic e Pejchal appare degna di nota perché di "formalizzare" il potere di nomina officioso del curatore da parte della Corte: viene richiamato l'art. 36(4) lett. b delle Regole procedurali, che consente alla Corte, in qualsiasi momento, di revocare il potere di rappresentanza di un soggetto nei confronti di una parte, e di istruire il ricorrente affinché lo stesso ricerchi una rappresentanza alternativa. Nel caso di specie, tuttavia, il potere di nomina di un rappresentante alternativo rispetto al genitore è stato esercitato direttamente dalla Corte con la nomina del curatore.

L'auspicio è che la sentenza in commento non costituisca un precedente isolato, ma conduca ad un dibattito e ad una giurisprudenza che valorizzi la figura del curatore del minore – e quindi del minore – quale protagonista nei giudizi a Strasburgo.
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(1) "The instant application was brought by one of the parents (the mother) in the context of an acute conflict with the other parent. If there is a conflict between the two parents, there is a strong risk that the rights of the child will be invoked in an instrumental way with the purpose of detrimentally affecting the interests of the other parent" (cfr. § 5 della concurring opinion).

(2) Che le modalità di nomina, la procedura seguita e i ruoli ed il potere del curatore speciale nel caso di specie siano connotati da un generale quadro d'incertezza è ciò che viene sottolineato anche nella dissenting opinion dei Giudici Sicilianos, Turkovic e Pejchal, i quali però non mancano di sottolineare come "this is the first case before the ECtHR in which the Court has asked for a special legal representative to be appointed for an applicant, the child, separately from a representative who originally brought the complaint before the Court" (cfr. § 2 della dissenting opinion). Sempre nella citata dissenting opinion viene dato conto della circostanza per cui le violazioni lamentate dal curatore speciale, nominato tardivamente, avrebbero comunque dovuto ritenersi tardive ed in ogni caso la Corte EDU non avrebbe potuto pronunciarsi su di esse, in quanto la giurisprudenza di Strasburgo è chiara nel considerare ogni definizione del thema decidendum successiva alla proposizione del ricorso come inidonea a definire l'oggetto del decidere: sicché, una pronuncia sulle stesse avrebbe dovuto ritenersi affetta da vizio di ultrapetizione o comunque extrapetizione.

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