V Direttiva antiriciclaggio

Impatti sulle valute virtuali dal recepimento della V Direttiva antiriciclaggio

23/10/2019 14:33



di Angelo Paletta, docente di management e manager di GuttaFin


Le valute virtuali registreranno delle novità in seguito al recepimento in Italia della V Direttiva antiriciclaggio. Infatti, se il Parlamento Europeo ed il Consiglio hanno concluso l'iter di approvazione il 30 maggio 2018 della Direttiva (UE) 2018/843, questa normativa è stata recepita in Italia dal Consiglio dei Ministri del 3 ottobre 2019. Il dispositivo europeo ha rafforzato la precedente Direttiva (UE) 2015/849 che disciplinava la prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo ed ha introdotto delle importanti novità per le valute virtuali e per i sempre più numerosi prestatori di servizi. Come è già avvenuto in passato per i conti corrente ed i libretti di risparmio, ora viene meno l'anonimato per i prodotti di moneta elettronica. Questo implica che gli operatori del settore dovranno svolgere nuovi adempimenti. Inoltre, nasce la distinzione tra le "valute virtuali" e le "valute locali". Infine, per meglio contrastare i fenomeni del riciclaggio il Governo Conte ha potenziato la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo che può disporre del Nucleo speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, nonché ha ampliato le sanzioni e modificato le relative procedure di irrogazione in caso di violazione delle norme.

Definizioni di "valuta virtuale" e di "prestatore di servizi di portafoglio digitale"

Il legislatore europeo ha convenuto che con il termine di "valute virtuali" si debba intendere «una rappresentazione di valore digitale che non è emessa o garantita da una banca centrale o da un ente pubblico, non è necessariamente legata a una valuta legalmente istituita, non possiede lo status giuridico di valuta o moneta, ma è accettata da persone fisiche e giuridiche come mezzo di scambio e può essere trasferita, memorizzata e scambiata elettronicamente» (punto 18).
Il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno stabilito che con la denominazione di "prestatore di servizi di portafoglio digitale" si indichi «un soggetto che fornisce servizi di salvaguardia di chiavi crittografiche private per conto dei propri clienti, al fine di detenere, memorizzare e trasferire valute virtuali» (punto 19).
L'industria delle valute virtuali è recentissima e in continua evoluzione. Per questo va semanticamente chiarito che le valute virtuali non devono essere confuse con la moneta elettronica (articolo 2, punto 2, della Direttiva 2009/110/CE), con il più ampio concetto di «fondi» (articolo 4, punto 25, della Direttiva 2015/2366/UE) con il valore monetario utilizzato per eseguire operazioni di pagamento (articolo 3, lettere k) e l), della Direttiva 2015/2366/UE), né con le valute di gioco che possono essere utilizzate esclusivamente all'interno di un determinato ambiente di gioco. È indispensabile che sia assunta da tutti la conoscenza che le valute virtuali possono essere utilizzate come mezzo di pagamento, come mezzo di scambio, di investimento, come prodotti di riserva di valore o essere utilizzate in casinò online.

Il decreto legislativo di recepimento della V Direttiva approvato dal Governo Conte

Su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro dell'Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva un nuovo decreto legislativo che ha introdotto modifiche ed integrazioni ai Decreti Legislativi 25 maggio 2017 n. 90 e n. 92, recanti attuazione della Direttiva 2015/849/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 maggio 2015, nonché attuazione della Direttiva 2018/843/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018 che modifica la Direttiva 2015/849/UE relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo e che modifica le Direttive 2009/138/CE e 2013/36/UE. Il dispositivo normativo novellante il D.Lgs. n. 231/2007 ha l'obiettivo di puntualizzare le categorie di soggetti tenuti all'osservanza degli obblighi antiriciclaggio, ricomprendendo, tra l'altro, le succursali "insediate" degli intermediari assicurativi (ossia le succursali insediate in Italia di agenti e broker aventi sede legale e amministrazione centrale in un altro Stato membro o in uno Stato terzo). Inoltre, con le nuove norme sarà possibile individuare misure di adeguata verifica rafforzata della clientela che gli intermediari bancari o finanziari devono attuare in relazione alla clientela che opera con Paesi ad alto rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Per tal ragione, saranno implementati in modo specifico gli obblighi di segnalazione periodica per le transazioni effettuate con soggetti operanti in questi Paesi. Sono altresì demandati ai decreti attuativi l'introduzione di una serie di strumenti che le Autorità di vigilanza possono utilizzare per mitigare il rischio connesso ai Paesi terzi, quali, per esempio, il diniego all'autorizzazione all'attività per intermediari bancari o finanziari esteri o all'apertura di succursali in Paesi ad alto rischio per gli intermediari italiani. Importante novità viene in merito al divieto di anonimato per l'emissione e l'utilizzo di prodotti di moneta elettronica.

Rischio terrorismo e prestatori di servizi in valute virtuali tra i nuovi soggetti obbligati

Al punto 8 della Direttiva (UE) 2018/843 i prestatori di servizi – ossia, i cambiavalute del Terzo Millennio – e i prestatori di servizi di portafoglio digitale finora non sono stati assoggettati all'obbligo dell'Unione Europea di individuare le attività sospette e di segnalarle alle Autorità competenti. Questa è stata una falla normativa che poteva consentire ai gruppi terroristici di trasferire denaro verso il sistema finanziario dell'Unione Europea o all'interno delle reti delle valute virtuali dissimulando i trasferimenti o beneficiando di un certo livello di anonimato su queste piattaforme. La Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio dispone che per contrastare il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo (AML/CFT) le Autorità competenti devono attrezzarsi per monitorare, anche attraverso i nuovi soggetti obbligati, l'uso delle valute virtuali.

Lo scambio di informazioni finanziarie e le FIU europee sulle valute virtuali

La Direttiva (UE) 2018/843 dispone che gli Stati europei garantiscano un approccio più efficiente allo scambio di informazioni, in modo che
le Unità di Informazione Finanziaria (FIU) nazionali possano meglio cooperare e coordinarsi in merito alle indagini finanziarie sul terrorismo, incluse quelle relative all'uso improprio delle valute virtuali. Infatti, ad oggi mancano specifiche norme internazionali vincolanti ed è per questo che permangono notevoli differenze tra le FIU in termini di funzioni, competenze e poteri.
Divieto dell'anonimato delle valute virtuali per contrastare le azioni criminali
Sia nei principi della Direttiva (UE) 2018/843, sia a livello puntuale nel provvedimento del Governo italiano novellante il Decreto Legislativo n. 231/2007, viene affermata l'importante novità sul divieto dell'anonimato per l'emissione e l'utilizzo di prodotti di moneta elettronica, coerentemente con il vigente divieto italiano di aprire conti e libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia. Infatti, il legislatore europeo Il legislatore europeo ritiene che l'anonimato delle valute virtuali ne consenta il potenziale uso improprio per scopi criminali. L'inclusione dei prestatori di servizi la cui attività consiste nella fornitura di servizi di cambio tra valute virtuali e valute reali e dei prestatori di servizi di portafoglio digitale non risolve completamente il problema dell'anonimato delle operazioni in valuta virtuale: infatti, poiché gli utenti possono effettuare operazioni anche senza ricorrere a tali prestatori, gran parte dell'ambiente delle valute virtuali rimarrà caratterizzato dall'anonimato. Per contrastare i rischi legati all'anonimato, le FIU dovrebbero poter ottenere informazioni che consentano loro di associare gli indirizzi della valuta virtuale all'identità del proprietario di tale valuta. Occorre inoltre esaminare ulteriormente la possibilità di consentire agli utenti di presentare, su base volontaria, un'autodichiarazione alle autorità designate.

Nuova distinzione tra "valute virtuali" e "valute locali"

Il legislatore europeo ha stabilito che fosse necessario distinguere le "valute virtuali" dalle "valute locali", note anche con la denominazione di "monete complementari". Secondo il Parlamento Europeo e il Consiglio non si possono confondere le valute virtuali con le valute locali che sono utilizzate in ambiti molto ristretti, quali una città o una regione, e tra un numero limitato di utenti.

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