OSSERVATORIO COSTITUZIONALE

Diffamazione a mezzo stampa e reclusione del giornalista: la Corte costituzionale ammette l'intervento del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti nel giudizio di costituzionalità

| 05/03/2020 11:50

Commento a cura dell' Avv. Nicolle Purificati


L'Osservatorio costituzionale è curato per Diritto24 dal Prof. Davide De Lungo e dall' Avv. Nicolle Purificati

Estremi della pronuncia: ordinanza n. 37/2020
Tipologia di giudizio: giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale


Presidente: Cartabia
Redattore: Viganò
Camera di consiglio: 29/1/2020
Decisione: 10/2/2020
Deposito: 27/2/2020


Oggetto: artt. 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 «Disposizioni sulla stampa» e 595, comma 3, del codice penale, in riferimento all'art. 117, comma 1, Cost., in combinato disposto con l'art. 10 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), nonché agli artt. 3, 21, 25 e 27, comma 3, Cost.; art. 4 «Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale».



La questione: chiamato a giudicare della responsabilità penale di un giornalista e del direttore responsabile del giornale – il primo per diffamazione a mezzo stampa (art. 595, comma 3, c.p.), aggravata dall'aver commesso il fatto mediante attribuzione di una condotta determinata alla persona offesa (art. 13, l. n. 47 del 1948 «Disposizioni sulla stampa»), e il secondo per omesso controllo sul contenuto dell'articolo – il Tribunale di Salerno ha sollevato questione di legittimità costituzionale di tali previsioni per contrasto con l'art. 117, comma 1, Cost., in combinato disposto con l'art. 10 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), nonché per violazione degli artt. 3, 21, 25 e 27, comma 3, Cost.

Ad avviso del rimettente i richiamati parametri costituzionali e convenzionali, posti a presidio della libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.) e di espressione (art. 10 CEDU), sarebbero lesi per effetto degli artt. 13, l. n. 47 del 1948 e 595, comma 3, c.p., in ragione del carattere particolarmente afflittivo di tali norme, le quali puniscono con il carcere il reato di diffamazione a mezzo stampa (pena detentiva sempre obbligatoria nell'ipotesi di cui all'art. 13, e alternativa, rispetto alla multa, nell'ipotesi di cui all'art. 595, comma 3, c.p.).

È intervenuto ad adiuvandum nel giudizio di legittimità costituzionale il Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti (CNOG), chiedendo alla Corte di dichiarare ammissibile l'intervento spiegato ai sensi dell'art. 4 delle «Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale» e di accogliere integralmente la questione (che sarà trattata all'udienza pubblica del prossimo 21 aprile 2020).

Ai fini dell'ammissibilità dell'intervento, l'organo di autogoverno dei giornalisti ha invocato la propria rappresentatività istituzionale della categoria, la funzione di garanzia e tutela degli interessi pubblici dei giornalisti iscritti all'albo, la natura di soggetto portatore di un interesse qualificato, pur collettivo e superindividuale, strumentale ad assicurare il rispetto della libertà di stampa, tutelata dall'art. 21 della Costituzione.

La decisione della Corte costituzionale: la Corte ha dichiarato ammissibile l'intervento del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, quale soggetto titolare di un «interesse qualificato, inerente in modo diretto e immediato al rapporto dedotto in giudizio», come tale legittimato, ai sensi dell'art. 4, comma 7, delle Norme Integrative, ad intervenire nel giudizio incidentale, pur non essendo parte del giudizio a quo.

Il «nesso qualificato» con il rapporto sostanziale dedotto in giudizio è stato individuato dalla Corte nella particolare competenza del Consiglio a decidere i ricorsi in materia di responsabilità disciplinare dei giornalisti iscritti all'albo (art. 20, comma 1, l. n. 69 del 1963 «Ordinamento della professione di giornalista»).

Spetta, infatti, al CNOG – al di fuori delle condanne penali che comportino l'interdizione dai pubblici uffici, le quali determinano ipso iure la cancellazione o sospensione del professionista dall'albo – il compito di valutare se e in quale misura la condotta del giornalista, sanzionata penalmente, comprometta la reputazione ovvero leda il decoro e la dignità dell'intera categoria e di decidere, all'esito, se avviare l'azione disciplinare nei confronti dell'iscritto.

Ciò vale, secondo la Corte, a giustificarne l'intervento in giudizio (nell'ambito del quale il Consiglio potrà prendere visione e trarre copia degli atti processuali), tenuto conto che l'eventuale condanna penale del giornalista e del direttore imputati nel processo a quo produrrebbe conseguenze specifiche sull'avvio, da parte del medesimo organo, dell'azione disciplinare nei loro confronti: proprio in ciò risiede l'«interesse qualificato» del CNOG ad intervenire, sebbene si tratti di soggetto che non riveste la qualifica di parte nel giudizio a quo.
Con la stessa ordinanza la Corte ha però voluto, anche alla luce delle recenti «Modificazioni alle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale» (approvate con delibera dell'8 gennaio 2020, pubblicata in G.U. n. 17 del 22 gennaio 2020), rimarcare i limiti di ammissibilità dell'istituto dell'intervento.

Come noto, il carattere incidentale del giudizio di costituzionalità impone, di norma, di limitare alle sole parti del giudizio a quo la possibilità di prendervi parte (oltre che al Presidente del Consiglio dei ministri e, nel caso di legge regionale, al Presidente della Giunta regionale). Tale disciplina è derogabile, senza che sia messa in discussione l'incidentalità, soltanto in favore di soggetti terzi che, come visto, risultino titolari dell'«interesse qualificato» di cui al citato art. 4, comma 7, delle Norme Integrative.

Tale specifico interesse, tuttavia, non coincide e non è di per sé ricompreso nella posizione di semplice rappresentanza istituzionale degli interessi della categoria professionale di riferimento: sebbene in passato questa posizione sia stata positivamente valutata dalla Corte e posta a fondamento dell'ammissibilità dell'intervento nel giudizio in via incidentale (come accaduto per la Federazione Nazionale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e per il Consiglio Nazionale Forense), il medesimo orientamento – si sottolinea nell'ordinanza – è stato in seguito superato e ritenuto inidoneo a giustificare ex se l'intervento degli ordini professionali nel processo costituzionale.

Ciò che quindi rileva a tal fine, legittimando l'ammissibilità dell'intervento davanti alla Corte, non è la rappresentanza istituzionale degli interessi della categoria, né il fatto che l'organo svolga funzioni di autogoverno e promozione degli interessi della professione rappresentata, tantomeno il generico interesse a vedere annullata una norma che potrebbe ledere o comprimere un diritto riferibile alla sfera di competenza del singolo ordine professionale, ma solo l'esistenza di un nesso qualificato, chiaramente e concretamente individuabile, tra la posizione rivestita dal soggetto che chiede di intervenire e lo specifico rapporto sostanziale dedotto nella causa pendente davanti al giudice a quo.

E tale conclusione, sottolinea la Corte, deve essere oggi ulteriormente ribadita, «tanto più a fronte» della recente introduzione dell'art. 4-ter delle Norme integrative, previsione che consente alle formazioni sociali senza scopo di lucro e ai soggetti istituzionali «portatori di interessi collettivi o diffusi attinenti alla questione di costituzionalità» di presentare alla Corte un'opinione scritta in veste di amici curiae.

In difetto di un interesse qualificato immediatamente inerente al rapporto dedotto nel giudizio a quo, dunque, il singolo ordine professionale non avrà titolo per spiegare atto di intervento nel giudizio in via incidentale, potendo la relativa posizione di rappresentanza istituzionale degli interessi di categoria trovare ingresso, davanti alla Corte, attraverso il diverso strumento dell'opinione scritta.

Esito: dichiara ammissibile l'intervento in giudizio del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti.

Principali precedenti e riferimenti giurisprudenziali: Corte cost., sentt. nn. 180 del 2018; 171 del 1996; 456 del 1993; ord. n. 204 del 2019; ord. allegata alla sentenza n. 206 del 2019; ord. allegata alla sentenza n. 173 del 2019; ord. allegata alla sentenza n. 253 del 2019; ord. n. 156 del 2013; ord. allegata alla sentenza n. 272 del 2012.

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