osservatorio penale

La preventiva attività di valutazione dei rischi connessi ad un impianto sciistico non può essere oggetto di delega

| 24/03/2020 18:24

NOTA A MARGINE DELLA SENTENZA Cass. pen., Sez. III, del 17 luglio 2019 (dep. 13/12/2019), n. 50427


L'Osservatorio di Diritto Penale, diretto da Fabrizio Ventimiglia, avvocato Penalista e Presidente del Centro Studi Borgogna

Con la pronuncia in commento la Corte di Cassazione affronta il tema della sicurezza negli impianti sciistici, con particolare riferimento alla possibilità da parte del gestore di delegare a terzi gli obblighi cautelari che ne discendono.

Questa in sintesi la vicenda processuale.

La Corte di appello di Trento confermava la pronuncia resa dal Tribunale di Bolzano con la quale era stato condannato alla pena di giustizia in ordine al delitto di cui all'art. 589 c.p. l'Amministratore Delegato della Sextner Dolomiten S.p.A. – unitamente al Responsabile della sicurezza a cui erano state delegate le relative funzioni – in seguito al decesso di un minore, uscito dal tracciato di una pista che stava percorrendo con uno slittino e precipitato sul pendio lato-valle.

Avverso tale sentenza l'imputato proponeva ricorso per Cassazione, per il tramite dei propri difensori di fiducia, lamentando, tra gli altri motivi, la manifesta illogicità della motivazione. Secondo il ricorrente la Corte territoriale aveva ravvisato la sua responsabilità per la violazione del c.d. obbligo di vigilanza "alta" sul delegato, senza, tuttavia, verificare se il rischio specifico concretizzatosi fosse o meno eliminabile autonomamente dal Responsabile della sicurezza; quesito che, ad avviso dell'imputato, avrebbe dovuto trovare risposta affermativa, posto che sarebbe stato sufficiente per il delegato predisporre una rete di protezione o un'adeguata barriera nevosa per evitare l'incidente.

La Suprema Corte ripercorre, in primo luogo, la sentenza della Corte territoriale, rilevando come la medesima abbia ravvisato una concorrente posizione di garanzia in capo al ricorrente ed una conseguente responsabilità per l'evento mortale, sotto un duplice profilo di colpa, radicato sia nella sottovalutazione del rischio concernente la pericolosità della pista, sia nell'assenza dell'esercizio di poteri sostitutivi da parte del delegante, stante la colposa inerzia del delegato.
Orbene, i Giudici di legittimità ritengono che nel caso di specie l'imputato, in quanto gestore dell'impianto, avrebbe dovuto provvedere ad una accurata valutazione dei rischi prima di mettere in esercizio la pista, trattandosi peraltro di una pista ad alta difficoltà, particolarmente impegnativa per lunghezza, dislivello e pendenza.

L'iniziale valutazione dei rischi rappresenta, infatti, un adempimento doveroso e non delegabile, come si evince dall'art. 17, co. 1, lett. a), D.lgs. 81/08, il quale, "sebbene espressamente previsto nell'ambito della sicurezza dei luoghi di lavoro […] è estensibile, per identità di ratio, anche nel caso in esame, stante l'intrinseca pericolosità della messa in esercizio di una pista di slittino".

Il ricorrente avrebbe, quindi, dovuto valutare accuratamente il rischio connesso all'esercizio di quella pista, senza possibilità di delega, proprio perché tale valutazione rappresenta un prius logico rispetto alla possibilità di conferire a un soggetto terzo la responsabilità in tema di sicurezza della pista.


In particolare, nel caso di specie, il gestore avrebbe dovuto individuare il rischio di fuoriuscita dal tracciato e predisporre un adeguato sistema di protezione per fronteggiare detto rischio.

Conclude, pertanto, la Corte statuendo che l'incidente mortale verificatosi sia dipeso da una scelta gestionale di fondo, riconducibile, come detto, alla mancata valutazione ab origine della pericolosità della pista, attività non delegabile che grava esclusivamente sul gestore, essendo dunque stata correttamente affermata la penale responsabilità dell'imputato.

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