Osservatorio Diritto Penale

Reati tributari: la Cassazione torna su crisi di liquidità e omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali

09/09/2020 10:24

NOTA A MARGINE DELLA SENTENZA Cass. pen. sez. fer., 11-08-2020, dep. 13-08-2020, n. 23939

A cura di Fabrizio Ventimiglia, Marco Giannone, Studio Legale Ventimiglia

L'Osservatorio di Diritto Penale , diretto da Fabrizio Ventimiglia , avvocato Penalista e Presidente del Centro Studi Borgogna, mira, attraverso il contributo di tutti gli Operatori del diritto, ciascuno dal proprio angolo visuale, ad offrire un dibattito scientifico serio e ragionato, con l'obiettivo di apportare un contributo al fermento creativo che sta caratterizzando il diritto penale, oggi sempre più in fieri.

Con la decisione in commento, la Corte di Cassazione, ha affermato che "il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali è a dolo generico ed è integrato dalla scelta consapevole di omettere i versamenti dovuti, anche qualora una situazione di difficoltà economica abbia indotto il datore di lavoro a dare la preferenza alla corresponsione degli emolumenti ai propri dipendenti ed alla manutenzione dei mezzi destinati allo svolgimento dell'attività d'impresa, essendo suo precipuo onere la ripartizione delle risorse disponibili al momento del pagamento delle retribuzioni, in modo tale da non compromettere l'adempimento ai propri obblighi di natura contributiva.".

Questa in sintesi la vicenda processuale.

La Corte d'Appello di Firenze confermava la sentenza emessa nel primo grado di giudizio dal Tribunale di Arezzo che aveva condannato il legale rappresentante di una società per il reato di omesso versamento delle ritenute operate sulla retribuzione dei dipendenti.

Avverso la decisione della Corte d'Appello ricorreva l'imputato deducendo, tra i vari motivi di ricorso:

I. la violazione di legge penale in relazione alla L. 11 novembre 1983, n. 628, art. 2, comma 1 bis, e successive modifiche, per avere la Corte d'Appello di Firenze ritenuto integrato il reato anche sotto il profilo dell'elemento soggettivo, trascurando di considerare come l'imputato si fosse trovato nell'impossibilità di adempiere all'obbligo in considerazione della grave ed imprevedibile situazione di crisi economico-finanziaria della società;

II. il vizio di motivazione in relazione all'elemento soggettivo del reato, per avere la Corte d'Appello, ritenuto erroneamente integrato il dolo negando ogni rilevanza allo stato di decozione societaria, posto che - come ritenuto dal Collegio di merito – l'effettività di detta crisi doveva essere esclusa dalla circostanza che la società non fosse fallita o non avesse fatto accesso ad alcuna procedura concorsuale;

III. l'omessa motivazione in relazione alla ritenuta integrazione del reato contestato sotto i profili oggettivo e soggettivo.

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso offrendo interessanti spunti di riflessione sul reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali e sui presupposti di configurabilità di tale fattispecie, affermando come il Giudice di merito avesse correttamente escluso la rilevanza della situazione di crisi economica dell'azienda, peraltro considerata nel complesso non grave, non essendo sfociata in alcuna procedura concorsuale.

In motivazione, i Giudici di legittimità ricordano come il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali sia integrato dalla consapevole scelta di omettere i versamenti dovuti e si configuri anche qualora il datore di lavoro, in presenza di una situazione di difficoltà economica, abbia deciso di dare preferenza al pagamento degli emolumenti ai dipendenti ed alla manutenzione dei mezzi destinati allo svolgimento dell'attività di impresa, essendo suo onere quello di ripartire le risorse esistenti all'atto della corresponsione delle retribuzioni, in modo da adempiere al proprio obbligo contributivo, anche se ciò comporti l'impossibilità di pagare i compensi nel loro intero ammontare.

A tal proposito rammentano, infatti, i Giudici di Legittimità che "nel conflitto tra il diritto del lavoratore a ricevere i versamenti previdenziali e quello alla retribuzione, va privilegiato il primo in quanto è il solo a ricevere, secondo una scelta del legislatore non irragionevole, tutela penalistica per mezzo della previsione di una fattispecie incriminatrice".

Viene, infine, dichiarato inammissibile il motivo di ricorso sul vizio di motivazione della sentenza. Rispetto a tale profilo i Giudici richiamano il principio di diritto secondo cui ai fini del controllo di legittimità su eventuali vizi di motivazione, "ricorra la c.d. doppia conforme quando la sentenza di appello, nella sua struttura argomentativa, si salda con quella di primo grado sia attraverso ripetuti richiami a quest'ultima, sia adottando gli stessi criteri utilizzati nella valutazione delle prove, con la conseguenza che le due sentenze possono essere lette congiuntamente costituendo un unico complessivo corpo decisionale", principio che, ad avviso della Corte, rende infondata la doglianza sulle asserite omissioni argomentative della sentenza di secondo grado, posto che il corredo motivazionale della decisione della Corte d'appello deve ritenersi integrato dalla motivazione di cui alla sentenza di primo grado.

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