Richiesta di applicazione della pena e consenso
Codice di procedura penale
Gazzetta Ufficiale Repubblica Italiana 24 ottobre 1988, n. 250
Codice procedura penale [codice procedura penale]
Approvato con D.P.R. 22 settembre 1988, n. 447

LIBRO SESTO. Procedimenti speciali - TITOLO SECONDO. Applicazione della pena su richiesta delle parti
Articolo 446
Richiesta di applicazione della pena e consenso

1. Le parti possono formulare la richiesta prevista dall'articolo 444, comma 1, fino alla presentazione delle conclusioni di cui agli articoli 421, comma 3, e 422, comma 3, e fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado nel giudizio direttissimo. Se è stato notificato il decreto di giudizio immediato, la richiesta è formulata entro il termine e con le forme stabilite dall'articolo 458, comma 1. (2)

2. La richiesta e il consenso nell'udienza sono formulati oralmente; negli altri casi sono formulati con atto scritto.

3. La volontà dell'imputato è espressa personalmente o a mezzo di procuratore speciale e la sottoscrizione è autenticata nelle forme previste dall'articolo 583, comma 3.

4. Il consenso sulla richiesta può essere dato entro i termini previsti dal comma 1, anche se in precedenza era stato negato. (2)

5. Il giudice, se ritiene opportuno verificare la volontarietà della richiesta o del consenso, dispone la comparizione dell'imputato. (1)

6. Il pubblico ministero, in caso di dissenso, deve enunciarne le ragioni.

 

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(1) Non è fondata  la questione di legittimità costituzionale degli artt. 487, comma 5, e 446, comma 1, del codice di procedura penale (sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost.) nella parte in cui non consentono che l'imputato contumace, il quale, prima della decisione - essendo pervenuta la prova che l'assenza alla prima udienza fu dovuta alle cause indicate nell'art. 487, comma 4 - dimostri che la prova medesima è pervenuta con ritardo senza sua colpa, sia restituito nel termine per poter formulare la richiesta di applicazione di pena ai sensi dell'art. 444 c. p.p.. La Corte ha osservato che nulla impedisce che il rito speciale in esame, nell'ipotesi di restituzione nel termine ai sensi dell'art. 175 c.p.p., trovi collocazione nel corso del dibattimento e che in tal caso sia il consenso delle parti che il controllo del giudice (sulla qualificazione giuridica del fatto ecc.) dovranno avvenire sulla base del complesso degli atti fino allora compiuti, tenendo conto cioé dell'istruzione dibattimentale svoltasi sino a quel momento. (C. cost. 10-19.03.1993, n. 101, G.U. 24.03.1993, n. 13, prima serie speciale).

(2) Il presente comma è stato così sostituito dall'art. 33, L. 16.12.1999, n. 479 (G.U. 18.12.1999, n. 296).

 

 

 

 

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