Giovanni Bonomo, avvocato esperto in diritto delle nuove tecnologie - Managing partner del Dipartimento di Diritto d'Autore, ALP - AssistenzaLegalePremium

15/11/2017 15:00

Avvocato e consulente di imprese editoriali e televisive, autore di pubblicazioni in materia di diritto d'autore, dell'informazione e dell'informatica. Giornalista pubblicista, attivo sulle tematiche ambientali, collabora con riviste letterarie e di divulgazione scientifica.



Avvocato, ci vuole parlare della Sua esperienza in qualità di managing partner del Dipartimento di Diritto d'Autore?

Nell'attuale società dell'informazione e della comunicazione multimediale il diritto d'autore, disciplinato da una legge del secolo scorso e integrata da vari interventi normativi di matrice comunitaria, deve fare i conti con la nuova realtà data dal continuo sviluppo della tecnologia digitale. Quando mi è stato offerto tale ruolo in ALP ho subito chiarito che il Dipartimento non avrebbe potuto né dovuto occuparsi del diritto d'autore solo nel suo significato storico ma anche di ciò che viene ora chiamato diritto dell'informazione e dell'informatica, che adesso è diventata materia universitaria.

Basti pensare che Internet si sta sempre più sviluppando come infrastruttura intelligente per consentire la gestione, da parte di persone e aziende, di miliardi di dispositivi interconnessi. Dalle macchine industriali alle automobili intelligenti fino agli elettrodomestici, sono sempre di più gli oggetti attorno a noi connessi a Internet e interconnessi: se questo fenomeno viene oggi indicato con il termine Iot, Internet of Things, Internet delle Cose, domani sarà più corretto parlare di IoE, Internet of Everything, perché tenderà a connettere tutto ciò che esiste: dispositivi, persone, processi e dati.

Ecco perché diventa sempre più importante difendere la nostra identità digitale, che si manifesta nei nostri profili sui social network ed è la sola renderci visibili, presenti e vigili nell'attuale società dell'informazione globale. Si comprende allora che essere alla guida di tale Dipartimento significa aggiornarsi sul diritto delle nuove tecnologie e dei nuovi media, fornendo consulenza ad ampio raggio su tutto ciò che riguarda il Web e che comprende la - ma non si esaurisce nella - proprietà intellettuale e industriale.


Pur essendo collaboratore ed editorialista di riviste giuridiche Lei ha fondato un Suo blog intitolato alle ultime notizie della Rete, a quale scopo?

La maturata consapevolezza che abbiamo tutti a che fare con una nuova realtà sempre in evoluzione mi ha spinto a tenere aggiornata la cittadinanza, con lo stesso spirito di servizio alla base della mia professione di avvocato, sulle novità del mondo digitale, così come da promotore culturale ho sempre fatto, sul versante della cultura umanistica, con il mio Centro Culturale Candide intitolato alla Creatività, alla Condivisone e alla Conoscenza.

Del resto gli aspetti di pubblica utilità soprattutto in questa grande trasformazione digitale che sta avendo anche l'economia mondiale sono evidenti, e l'informazione ufficiale, controllata da chi ha potere, è restia a dire come stanno le cose veramente.

Pensiamo al mercato della pubblicità in Rete, il più importante per l'imprenditoria e alla base del commercio e di sempre più servizi per gli abitanti del pianeta e non di meno oggetto di false notizie che devo contrastare anche sui social networks.

La pubblicità, prima veicolata per lo più sulle reti televisive, trova ora in Internet il proprio mezzo di penetrazione per eccellenza, grazie al diffondersi delle App e dell'utilizzo in mobilità dei nostri quotidiani e inseparabili strumenti di lavoro, come il PC, i tablet e soprattutto gli smartphone. In un mio articolo su una innovativa App spiego perché la geolocalizzazione diventa l'idea vincente di una pubblicità condivisa e diffusa dagli stessi fruitori secondo un modello di sharing economy che si sta affermando in vari campi dell'imprenditoria.


Che cosa ci può dire della valuta digitale delle sempre più diffuse criptovalute ormai sulla bocca di tutti ad iniziare dal Bitcoin?

Fin dalla sua creazione il Bitcoin - non mi dilungo qui sulla storia della sua origine potendosi subito trovare puntuali informazioni in Internet - è stato per gli sviluppatori di software un universo sconosciuto da esplorare, per gli intellettuali ed economisti un modello alternativo di economia, e per i traders un'opportunità ulteriore di speculazione e investimento.

In Italia, dove la digitalizzazione delle transazioni elettroniche sembrava limitata alle carte di credito, la crescita rapida, impetuosa e incontrollata del Bitcoin fino a moltiplicare per dodici il valore che aveva nel mese di settembre 2016 ha svegliato le coscienze e convinto i più scettici.

L'uso del denaro elettronico o digitale è entrato ormai nelle abitudini di pagamento di milioni di persone che usano i Wallet per il Bitcoin e le altre valute digitali "altcoin" e i relativi applicativi per smartphone e tablets al posto dei conti correnti on-line delle banche e delle carte di credito.

Questo fiume di denaro elettronico partito nel 2009 quando il Bitcoin valeva 40 centesimi, sta cambiando la storia. Alla data di oggi, 15 novembre 2017, il valore della prima criptomoneta è arrivato fino a 7.200 $

Ho scritto in più articoli che si può parlare di oro digitale perché il Bitcoin ora è una cryptocommodity più che una cryptocurrency, è un bene scarso in ambito digitale come nulla è stato prima, può essere trasferito ma non duplicato, mima insomma la politica monetaria dell'oro: ci basti pensare che il numero dei Bitcoin algoritmicamente possibile è limitato a 21 milioni e che tale cifra verrà raggiunta nell'anno 2040, con un processo di estrazione, da parte dei miners, sempre più lento.

Essendo un asset scritturale e digitale, perché esiste solo come transazione validata, il Bitcoin è il principale candidato ad essere la "moneta" dell'economia dell'informazione.

Se pensiamo poi alla Blockchain, la tecnologia alla base dell'estrazione del Bitcoin e ora riscoperta per tutte le possibili applicazioni non monetarie, le attese di tutti sono elevate: può essere l'inizio di un nuovo tipo di collaborazione paritaria tra gli uomini sul pianeta e di un'evoluzione dell'umanità basata sull'intelligenza condivisa. Si rivoluzionerà insomma non solo la finanza globale, ma anche la pubblica amministrazione, la sanità, l'istruzione.

Due esempi pratici che posso fare oggi alla data della presente intervista: la NotarChain, la prima Blockchain privata dei notai a servizio della cittadinanza, presentata durante il 52° Congresso Nazionale del Notariato in data 12 – 14 ottobre 2017 a Palermo, e il progetto OpenLaw, del quale anticipo la notizia ancora non ufficiale, che avrà un forte impatto anche nella professione forense soprattutto per quanto riguarda gli avvocati contrattualisti.

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