processo civile

Il processo civile telematico

| 15 aprile 2014


Il Processo Civile Telematico (PCT) è un progetto promosso dal Ministero della Giustizia per migliorare la qualità dei servizi giudiziari in area civile. La nuova architettura tecnologica passa attraverso l'esecuzione da remoto, online, di operazioni (quali il deposito di atti, la trasmissione di comunicazioni e notifiche, la consultazione dello stato dei procedimenti risultante dai registri di cancelleria, nonché dei fascicoli e della giurisprudenza) prima esperibili solo recandosi fisicamente presso le cancellerie dei Tribunali.
Nel 2013, sono stati oltre 659.000 i provvedimenti giudiziali digitali (ossia scritti dai magistrati direttamente dalla loro consolle telematica), 2.800.000 gli atti scansionati, 319.000 i depositi in via telematica, oltre 12 milioni le comunicazioni e notificazioni telematiche dalle cancellerie verso gli studi legali. Il risparmio di spesa ammonta a 43 milioni di euro. In Italia, già il 67% dei Tribunali e il 38% delle Corte di appello sono "attivati a valore legale", dicitura che si appone agli uffici dove i depositi telematici hanno interamente sostituito il cartaceo.
Tali dati, se da un lato mostrano come la digitalizzazione del processo civile sia una realtà già rilevante, dall'altro danno evidenza del lavoro che ancora deve essere compiuto. A maggior ragione se si considera che, a partire dal 30 giugno 2014, sarà obbligatorio il deposito per via telematica di tutti gli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione.
La regola giunge al termine del lungo e graduale iter di informatizzazione dell'amministrazione della giustizia, portato avanti nel nostro Paese per razionalizzare la gestione del contenzioso civile, con il fine ultimo auspicato di una drastica riduzione dei tempi processuali.
I primi spunti risalgono al 1997, quando, in attuazione della legge 15 marzo 1997 Numero 59, fu emanato il Decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 513 contenente i criteri e le modalità per la formazione, l'archiviazione e la trasmissione di documenti con strumenti informatici e telematici. Il regolamento sanciva la rilevanza giuridica del documento informatico, ovvero "la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti"; inoltre, veniva fornita la disciplina della firma digitale, definita come il risultato della procedura informatica (cosiddetta validazione) basata su un sistema di chiavi asimmetriche a coppia, che consente al sottoscrittore e al destinatario di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l'integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici.
L'eccessiva durata dei procedimenti a costituire la spinta necessaria per l'adozione di una regolamentazione organica del processo telematico. Il Decreto del Presidente della Repubblica Numero 12 del 2001 è intervenuto, ad esempio, a regolamentare l'utilizzo degli strumenti informatici e telematici nel processo civile, amministrativo e dinanzi alla Corte dei Conti. Il regolamento ha fornito la disciplina di quelli che sono gli istituti fondamentali attorno a cui ruota il processo telematico; accanto al documento informatico e alla firma digitale, troviamo il "dominio giustizia: insieme delle risorse hardware e software, mediante il quale l'amministrazione della giustizia tratta in via informatica e telematica qualsiasi tipo di attività, di dato, di servizio, di comunicazione e di procedura", e il sistema informatico civile (SICI), ovvero quel sottoinsieme delle risorse del dominio giustizia mediante il quale l'amministrazione della giustizia tratta il processo civile. Ai sensi del Decreto, "tutti gli atti e i provvedimenti del processo possono essere compiuti come documenti informatici sottoscritti con firma digitale", la fissazione delle regole tecnico-operative per il funzionamento e la gestione del sistema informatico civile, per l'accesso delle parti e per l'archiviazione dei documenti è dal regolamento demandata a un successivo decreto emanato dal Ministro di Giustizia, di concerto con l'Autorità per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione.
In attuazione di tale prescrizione si sono in realtà susseguiti tre Decreti Ministeriali: dopo le prime regole tecniche-operative emanate nel 2004 e le successive approvate con decreto del 17 luglio 2008, è intervenuto il Decreto del Ministero della Giustizia del 21 febbraio 2011, n. 44 "Regolamento concernente le regole tecniche per l'adozione nel processo civile e nel processo penale, delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione". L'esigenza di questo nuovo complesso di regole tecniche è sorto anche a seguito dell'emanazione del Decreto Legge n.193/2009, il quale, oltre ad ampliare, per la prima volta, la disciplina sul processo telematico al procedimento penale, ha disposto che nel processo civile tutte le comunicazioni e notificazioni per via telematica debbano essere effettuate mediante posta elettronica certificata (PEC).
La centralità del tema si evince chiaramente dal numero e dalla frequenza degli interventi governativi e legislativi susseguitisi. Il 14 marzo 2011 è stato presentato dal Governo il Piano Straordinario per la Digitalizzazione della Giustizia, da attuare entro 18 mesi. L'atto si inquadrava nell'ambito del Piano e-Government 2012 che individuava nella digitalizzazione della Giustizia un obiettivo prioritario del Governo. Ancora, nel 2012 è intervenuto il Decreto Legge numero 179 che ha integrato la disciplina processuale delle notificazioni per via telematica nel processo civile e penale e ha modificato la legge fallimentare al fine di estendere l'uso della posta elettronica certificata alle diverse fasi delle procedure concorsuali.
Infine, venendo a quanto prima accennato, la legge di stabilità per il 2013 (legge n.228/2012), è intervenuta sancendo definitivamente l'obbligo di deposito telematico: con decorrenza dal 30 giugno 2014, sarà obbligatorio il deposito per via telematica degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite nei procedimenti civili, contenziosi o di giurisdizione volontaria. La decorrenza dell'obbligo potrà essere anticipata nei tribunali in cui il ministro della giustizia accerti la funzionalità dei servizi telematici. L'obbligo si estende poi ai procedimenti d'ingiunzione davanti al tribunale, luogo in cui il deposito dei provvedimenti, degli atti di parte e dei documenti potrà avere luogo esclusivamente con modalità telematiche. Per gli uffici giudiziari diversi dai Tribunali il citato deposito telematico diventerà obbligatorio 15 gg. dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dei Decreti del Ministro della Giustizia che accertano la funzionalità dei servizi di comunicazione degli uffici stessi. Resta, come regola generale, che in caso di malfunzionamento dei sistemi informatici del dominio giustizia il giudice può permettere il deposito cartaceo degli atti o ordinare il deposito di copia cartacea di singoli atti per ragioni specifiche.
La legge di stabilità non si limita ad indicare quali atti dovranno essere depositati telematicamente, ma indica altresì le modalità da seguire per il deposito, che dovrà essere eseguito "nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici". Vista la complessità del tema, non facilitata dal susseguirsi delle stratificazioni normative di cui sopra, appare opportuna una breve disamina di quelli che sono gli istituti fondamentali alla base del processo civile telematico.
Documento Informatico
Il Codice dell'Amministrazione Digitale (Decreto legislativo 07.03.2005 n° 82) definisce il documento informatico come "la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti".
Il documento elettronico in generale (così come il documento sottoscritto con semplice firma elettronica) è disciplinato dagli articoli 20 e 21 del Codice sopra citato. Stando alla lettera della legge, il documento informatico da chiunque formato, la memorizzazione su supporto informatico e la trasmissione con strumenti telematici sono validi e rilevanti agli effetti di legge.
I profili maggiormente problematici dello strumento sono sicuramente l'idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio. La legge risolve i dubbi affermando che entrambi i profili sono liberamente valutabili da Giudice in sede di giudizio, tenuto conto delle caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità del supporto. L'interpretazione condivisa riconosce a questo tipo di documento valore di argomento di prova o mero indizio....

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