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Il licenziamento collettivo dei dirigenti

| 22 maggio 2014


E' noto che in Italia la materia dei licenziamenti collettivi è disciplinata dalla Legge 223/91, che non ricomprende la categoria dei dirigenti nell'ambito di applicazione della procedura.
Nel ‘98 l'allora CE emise la direttiva n. 98/59, al fine di ravvicinare le legislazioni dei vari Stati membri in materia di licenziamenti collettivi, ampliando l'applicazione della procedura di mobilità a tutti i lavoratori, senza distinguere tra operai, quadri, impiegati e dirigenti.
La direttiva non venne recepita dallo Stato Italiano poiché, si giustificava ufficialmente, al dirigente era garantito un trattamento di fine rapporto più favorevole rispetto agli altri lavoratori.
Probabilmente, invece, vi era un certo imbarazzo nell'accomunare rapporti di lavoro a libera recedibilità, con quelli a stabilità reale.
La Commissione Europea non fu però di questo avviso, e ricorse contro lo Stato Italiano alla Corte di Giustizia Europea, che con la Sentenza n. 596 del 13.02.2014 stabilì che la direttiva 98/59 intendeva evitare o ridurre i licenziamenti per tutti i lavoratori, compresi quindi i dirigenti, e indipendentemente dal trattamento di fine rapporto garantito a questi ultimi.
Ora dunque lo Stato Italiano dovrà finalmente adeguare la propria legislazione se non vorrà incorrere in sanzioni, nel mentre, il dirigente licenziato senza l'applicazione delle procedure collettive, avrà titolo per ottenere il risarcimento del danno dallo Stato Italiano, fino a che legislativamente non si sarà provveduto.
Non sembra che abbia titolo, invece, per far valere direttamente la direttiva o la pronunzia della Corte di Giustizia, come se esse gli avessero attribuito un vero e proprio diritto soggettivo nei confronti del proprio datore di lavoro.
Ma certamente qualche dirigente o lavoratore ci proverà.
Costoro chiederanno al Giudice di voler interpretare la norma prevista dall'art. 4 comma 9 della Legge 223/91 secondo cui " Raggiunto l'accordo sindacale ovvero esaurita la procedura…l' impresa ha facoltà di collocare in mobilità gli impiegati, gli operai e i quadri eccedenti…" in modo da ricomprendervi anche i dirigenti.
Vero è infatti che le direttive UE sono prive di effetti diretti, e che anche qualora siano self executing possono al massimo trovare applicazione nei rapporti verticali (tra privato e PA) e non nei rapporti tra privati (c.d. orizzontali); tuttavia ciò non esclude che possano essere indirettamente applicate dal Giudice mediante l'esegesi conforme del diritto nazionale.
E'attività questa, che il Giudice può compiere nei casi in cui la norma interna di recepimento della disposizione comunitaria sia poco chiara, interpretandola sia alla luce della direttiva che dell'intero diritto nazionale, in modo che tutto l'assetto risulti coerente. Diventa però operazione più ardua, ed è il nostro caso, quando oggetto di interpretazione sia una norma interna che non ha recepito, neppure in minima parte, la direttiva dell'Unione Europea e le indicazioni della Corte di Giustizia.
Sarà ben difficile che un Giudice, innanzi a una domanda introdotta a tal stregua, per quanto volenteroso, si spinga a leggere la Legge 223/91 come se vi fosse scritto "impiegati, operai, quadri e …dirigenti".
Il problema infatti non attiene tanto le consultazioni con i rappresentanti sindacali dei dirigenti, quanto, che quel dirigente in più può far scattare il numero legale per l'apertura della procedura, con la successiva applicazione dei criteri di scelta e tutte le conseguenze che ne derivano.
Detta interpretazione liberale inoltre, sarebbe del tutto incoerente e contrastante con il quadro normativo non solo dei licenziamenti collettivi, ma dell'intero sistema giuslavoristico, dove da sempre il dirigente è stato relegato in un'area di libera recedibilità ben retribuita.
Si pensi ad esempio alle conseguenze sanzionatorie in caso di violazione della procedura di consultazione sindacale, per cui il comma 3 dell'art. 5 L. 223/91, impone l'applicazione dell'art. 18 St.lav., da sempre escluso riguardo ai dirigenti; questi ultimi inoltre avrebbero la possibilità, sul piano processuale, di far valere l'invalidità del proprio licenziamento attraverso il nuovo rito Fornero. Senza rilevare che la Legge considera il licenziamento collettivo come continuum della Cassa Integrazione, prevista solo per operai, quadri e impiegati.
Così come la direttiva, anche la sentenza della Corte di Giustizia non ha effetti diretti sulla disciplina del rapporto di lavoro individuale, ragion per cui il datore di lavoro seguirà le norme attualmente in vigore sui licenziamenti collettivi.
Tuttavia un occhio vigile andrà usato quando nei cinque o più lavoratori da licenziare vi siano anche dei dirigenti, e bisognerà tener conto che la fantasia giuridica degli italiani è molto fervida.
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