LA TUTELA DEL PATRIMONIO IMMATERIALE DELLE PMI

La rilevanza della tutela giuridica del know-how

| 18 luglio 2014


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Partendo da quanto scritto nei precedenti articoli, va ribadito che possono costituire oggetto di tutela giuridica anche le sole informazioni (dati, notizie, statistiche, mailing list, etc.).
Infatti, ferma restando la disciplina della concorrenza sleale, il Codice della Proprietà Industriale ha attuato una sostanziale parificazione dei diritti c.d. titolati (i.e. marchi e brevetti, formalizzati in un titolo) e dei diritti c.d. non titolati, qual è il know-how, riconoscendo espressamente la tutela legale di quest'ultimo.
Ma la tutela è accordata solo a quelle informazioni aventi valore economico che siano sottoposte a misure da ritenersi ragionevolmente adeguate a mantenerle segrete. Infatti se il detentore non si preoccupa di proteggerle non si vede perché l'ordinamento dovrebbe sostituirglisi.
E' importante sottolineare come l'aggettivo qualifichi e quindi come si debba prestare attenzione al termine "adeguato" usato dal legislatore.
Per "adeguatezza" delle misure di sicurezza delle informazioni si deve pensare ai concetti di "normale diligenza e prevedibilità", valutati secondo circostanze, natura e stato della informazione da proteggere.
Non esiste, quindi, una misura che di per sé sia idonea in tutti i casi ma la valutazione deve essere effettuata di volta in volta in funzione del caso concreto. Pertanto una semplice password potrà essere ritenuta sufficiente nel caso di una lettera commerciale, ma certamente inadeguata se parliamo di informazioni concernenti un segreto industriale nucleare.
L'impegno fattivo della impresa nel tutelare le proprie informazioni segrete che detiene costituisce al tempo stesso presupposto ed elemento costitutivo della tutela delle medesime informazioni segrete.
Il legittimo detentore delle informazioni, vale a dire il soggetto/imprenditore che nell'ambito della propria organizzazione detenga informazioni, che per essere state segretate posseggono i requisiti di tutelabilità, ha il dovere di esercitare un legittimo ed opportuno controllo sulle stesse cui discende il diritto di vietare che altri le acquisiscano, rivelino e utilizzino in modo abusivo, vale a dire in mancanza di un espresso consenso al riguardo.
In tale contesto, diventa fondamentale individuare la modalità a mezzo della quale il terzo consegua le informazioni di cui trattasi, non potendosi stigmatizzare quelle condotte che lo portino ad acquisire le informazioni segrete in modo autonomo, indipendente e lecito.
La legge, infatti, sancisce espressamente ciò che appare di comune buon senso: sono sanzionabili atti di utilizzo di informazioni segrete da parte di terzi qualora le informazioni siano state ottenute a mezzo di attività c.d. parassitaria tesa a risparmiare costi e tempo connessi e necessari al risultato raggiunto e/o da raggiungere.
E quindi sono salvaguardati i terzi che in buona fede abbiano acquisito un certo know-how, pervenendo a risultati "equivalenti" in modo autonomo con sforzi propri ed a proprie spese.
In altre e più semplici parole: chi detiene una informazione avente valore economico ha diritto a che altri non gliela sottraggano, ma non a che non la usino se vi sono arrivati autonomamente (un ritorno alla famosa diatriba fra Newton e Leibniz che giunsero per via autonoma agli stessi risultati sul calcolo infinitesimale?).
Il legislatore perciò nel tutelare il know-how, prima ancora che al risultato raggiunto e/o da raggiungere, ha posto l'attenzione sul modo con cui esso viene perseguito e raggiunto, essendo la funzione della disciplina quella di inibire comode scorciatoie finalizzate alla acquisizione di informazioni industrialmente utili a mezzo di condotte abusive e lesive della concorrenza, con la sottrazione diretta dei dati nascosti.
In aggiunta a quanto detto, si osserva che il diritto delle informazioni segrete deve essere mantenuto mediante il prolungamento, l'adattamento e l'adeguamento delle stesse misure predisposte ai fini della tutela.
Il know-how rappresenta, infatti, un bene che può definirsi in continuo divenire, che per sua stessa natura rifugge alle formalizzazioni statiche, e rispetto al quale è necessario che le tutele approntate a sua difesa siano esse stesse dinamiche e capaci di adeguarsi progressivamente al cambiamento.
Divengono, quindi, rilevanti i comportamenti dell'imprenditore tesi a dimostrare la propria volontà di mantenere segreti determinati dati e documenti e sarà necessario che l'impresa si faccia carico di specificare sin da subito in modo univoco detta volontà.
Le misure di tutela predisposte e da predisporre devono essere definite, sia in relazione ai comportamenti e agli strumenti materiali attuati a difesa delle informazioni segrete, sia con riferimento alle concrete modalità con cui il know-how viene fatto oggetto di circolazione quale bene giuridico (i.e. a mezzo di contratti, accordi, patti).
A tale proposito, si osserva che la necessità di gestire in modo razionale ed efficiente la propria attività ha condotto le imprese a dotarsi di sistemi informatici e telematici che rappresentano il mezzo attraverso cui le informazioni aziendali segrete vengono conservate, elaborate ed aggiornate, tanto che la natura stessa delle informazioni segrete può dirsi spesso inesorabilmente legata a detti mezzi tecnici, nonché ai supporti materiali che appunto la contengono, la conservano e la salvaguardano.
Accertata la sussistenza dei requisiti previsti e la violazione della normativa di riferimento il titolare delle informazioni segrete potrà valersi delle forme di tutela repressiva mediante il ricorso alla autorità giudiziaria competente, ivi comprese eventuali azioni inibitorie dell'uso delle informazioni illecitamente acquisite.

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