La sottile linea tra il procacciamento d'affari e il contratto di agenzia

| 30/06/2016 08:40


Avv. Cristiano Cominotto, Dott.ssa Aurora Orchidea Ventura
AssistenzaLegalePremium.it


Il procacciamento d'affari e il contratto di agenzia sono due figure distinte che però, allo stesso tempo, presentano diverse affinità. La linea che separa i due istituti non è poi così marcata, anche se la loro disciplina risulta differente sotto diversi aspetti.

Essi sono legate da una certa affinità (comprovata anche dal fatto che al procacciamento si applichino le disposizioni relative al contratto di agenzia, qualora compatibili), affinità che rende spesso arduo comprendere se il rapporto in questione sia una forma di procacciamento di affari o di agenzia. La questione non è di poco conto, dal momento che per il contratto di agenzia sono previsti maggiori tutele a favore dell'agente e conseguentemente più oneri per l'imprenditore, essendo tale contratto caratterizzato dalla stabilità del rapporto tra agente e preponente.

E' necessario prestare particolare attenzione nell'inquadrare un rapporto come procacciamento in luogo di agenzia, dal momento che, qualora venisse promosso un accertamento nel quale il rapporto stesso fosse identificato come contratto di agenzia, ne deriverebbero pesanti conseguenze. Non solo l'imprenditore sarebbe tenuto a corrispondere all'Enasarco il trattamento previdenziale obbligatorio per tutti gli agenti, ma potrebbe anche incorrere in sanzioni, oltre a essere sottoposto alla disciplina di cui agli artt. 1750 e 1751 c.c., dovendo quindi garantire l'indennità di preavviso e di fine rapporto. Certamente, nel determinare se ci si trovi dinnanzi a un contratto di agenzia piuttosto che a un procacciamento d'affari bisognerà valutare la volontà espressa dalle parti e la denominazione da esse apportata; tuttavia ciò non risulta sufficiente, dal momento che l'inquadramento formale potrebbe non corrispondere alla realtà.

Le numerose pronunce in materia hanno consentito di individuare una serie di indicatori che possono contribuire a inquadrare il rapporto in questione come agenzia o procacciamento, in ragione della diversa natura dei due, che sono sì simili, ma presentano aspetti molto diversi.

Mentre con il contratto di agenzia l'agente si obbliga a promuovere la conclusione di contratti in una determinata sfera territoriale per conto dell'altra parte (art. 1742 c.c.), nel procacciamento d'affari il procacciatore non assume alcuna obbligazione rispetto allo svolgimento dell'attività, avendo soltanto la facoltà di segnalare opportunità commerciali al preponente.

Difatti, nel procacciamento la segnalazione nei confronti del preponente dipende esclusivamente dalla libera iniziativa del procacciatore stesso, che ben potrà segnalare le opportunità anche ad altri soggetti concorrenti del preponente.

Appare dunque chiaro come il rapporto di procacciamento sia privo di vincoli di stabilità rispetto al committente, potendo il procacciatore agire in autonomia. Il rapporto si caratterizza infatti per l'occasionalità ed episodicità, in contrasto con l'agenzia che invece si contraddistingue per la stabilità e continuità del rapporto (sulla natura stabile del contratto di agenzia, in contrapposizione all'occasionalità del procacciamento, la Giurisprudenza è costante; si vedano, a titolo di esempio, Cass. Civ. Sez. Lav.,13629/2005; Cass. Civ. Sez. Lav., 9686/2009; Cass. Civ. Sez. Lav.,12776/2012). È opportuno però ricordare come gli Ermellini abbiano chiarito che i concetti di stabilità e continuità devono essere tenuti distinti, dal momento che l'assenza di stabilità nel procacciamento non esclude che l'attività possa essere continua o ripetersi periodicamente nel tempo.


Difatti, perché si tratti di un rapporto di procacciamento l'elemento che non può mai mancare è la libera iniziativa del procacciatore stesso, che quindi non può agire secondo un vincolo stabile, laddove per stabilità si intende la ripetizione nel tempo della prestazione, non solo di fatto, ma anche in esecuzione di uno specifico obbligo contrattuale (si veda in proposito Cass. Civ. Sez. Lav., 7799/1998 e nello stesso senso Cass. Civ. Sez. Lav., 1441/2005).

In considerazione della mancanza di stabilità del rapporto di procacciamento sono stati ritenuti indicatori del contratto di agenzia, ad esempio, la preordinazione a tutti i possibili affari, la previsione di clausole di esclusiva, di patti di non concorrenza dopo la cessazione del contratto, nonché l'assegnazione di una specifica zona di attività.

Tali fattori sarebbero indicativi della natura stabile del rapporto e quindi la loro presenza, e viceversa la loro assenza, consentirebbe di valutare se il rapporto tra collaboratore e preponente sia di agenzia o di procacciamento. Tuttavia, sembrerebbe che tale stima non debba limitarsi al solo dato testuale, dovendo riguardare l'assetto complessivo e le concrete modalità di svolgimento del rapporto.

Si pensi ad esempio alla pronuncia della Cassazione n. 20322/2013, in cui la Corte ha escluso che la mancata designazione nel contratto di una specifica zona di attività contribuisse a delineare il rapporto in questione come procacciamento d'affari, affermando che la configurabilità del contratto di agenzia non trova, tuttavia, ostacolo nel fatto che l'atto di conferimento dell'incarico non abbia designato espressamente e formalmente la zona nella quale l'incarico deve essere espletato, ove tale indicazione sia evincibile dal riferimento all'ambito territoriale nel quale le parti incontestabilmente operano.

Vetrina