Importante pronuncia del Tribunale di Milano contro i falsi sul web

19/06/2017 15:21


Di Matteo Biondetti, partner De Berti Jacchia Franchini Forlani

Con decisione emessa in sede cautelare dal Tribunale delle Imprese di Milano in data 13 giugno 2017, una nota casa di orologeria del lusso ha ottenuto un importante provvedimento inibitorio nei confronti di due società straniere attive nell'offerta in vendita attraverso portali web di un numero considerevole di orologi da muro e da tavolo in formato king size riproducenti taluni celebri marchi, nonché le caratteristiche estetiche distintive degli oggetti originali da polso, impedendone in tal modo la futura commercializzazione e bloccando definitivamente l'accesso ai siti Internet tramite l'intervento dell'hosting provider, anch'esso chiamato a rispondere della condotta contraffattiva.

La vicenda, tra le prime nel suo genere per aver sanzionato in modo chiaro, tempestivo ed efficace la vendita online di prodotti fisici "non multimediali", ovverosia non assistiti dalle norme sul copyright, si segnala per avere impresso una decisa battuta d'arresto ai tentativi dei fornitori dei servizi di hosting di opporre la propria estraneità e neutralità rispetto ai fatti contestati sulla base di un anacronistico e non più giustificabile "dogma di esenzione" codificato nella risalente Direttiva 2000/31/CE, implementata in Italia con D.Lgs 70/2003.

Sulla scia di un recente trend giurisprudenziale, gli ISP incontreranno infatti d'ora in poi seri limiti di applicabilità delle clausole di esonero sul commercio elettronico a cui hanno fatto sistematico ricorso in passato e dovranno in via cautelativa agire immediatamente per rimuovere i contenuti illeciti di terzi a partire dalla ricezione di una lettera circostanziata di segnalazione da parte del soggetto leso, dopo la quale non potranno più eccepire l'ignoranza o l'inerzia.

Il Tribunale si è inoltre pronunciato sulla questione delle ingiunzioni giudiziarie che possono essere pronunciate nei confronti del gestore di un mercato online qualora non decida, di propria iniziativa, di far cessare le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale e di evitare che tali violazioni si ripetano, ed ha nel caso di specie stabilito che la disabilitazione dei siti tramite modifica delle chiavi d'accesso ed il trasferimento al titolare dei diritti sul marchio degli authinfo codes dei corrispondenti nomi a dominio costituiscano misure ragionevoli, proporzionate e dissuasive, senza causare ostacolo al commercio legittimo.

Il risultato segna un deciso passo in avanti nella tutela e nell'enforcement dei diritti di proprietà intellettuale delle società che operano nell'industria del lusso e della moda, maggiormente coinvolte, loro malgrado, nel fenomeno della contraffazione globale online, priva di confini territoriali e per questo più insidiosa e difficile da contrastare.

I giudici specializzati del Tribunale di Milano, a fronte di una attenta e accurata valutazione delle istanze e delle prove raccolte dalla ricorrente ad esito di approfondite indagini investigative, hanno riconosciuto il verificarsi di un danno patrimoniale nel luogo del centro degli affari del titolare del marchio e dei modelli imitati ed hanno accolto la tesi della corresponsabilità dell'hosting provider nella consumazione dell'illecito, contribuendo in tal modo a quel processo di mutazione normativa e giurisprudenziale necessaria per disciplinare nuove forme di utilizzo della rete e delle tecnologie informatiche funzionali allo sfruttamento indebito della creatività, dell'immagine e del valore evocativo altrui, assicurando al contempo il corretto equilibrio tra i diversi diritti e interessi coinvolti.