FOCUS PIR E PIR IMMOBILIARI

I segmenti di Borsa Italiana dove si investono i fondi raccolti con i PIR

29/03/2018 12:17


Commento a cura di Angelo Paletta, docente di management


Tramite i Piani Individuali di Risparmio (PIR) sono stati raccolti 11 miliardi di euro nel solo 2017 da investire almeno per il 70% negli strumenti finanziari di aziende quotate e non quotate, con esplicita esclusione delle blue chip inserite nel FTSE MIB di Borsa Italiana per il 30% di questa quota (art. 1, comma 102, Legge n. 232/2016). Obiettivo del legislatore è canalizzare il risparmio delle famiglie italiane verso le PMI per rilanciare l'economia nazionale. Tali numeri di raccolta, che hanno largamente superato tutte le migliori aspettative, adesso richiedono da parte dei gestori una grande e mirata operazione di asset allocation a medio-lungo termine, anche per evitare possibili effetti bolla distorsivi del mercato: in Italia ci sono più soldi che imprese "PIR compliant" su cui investire. Ciò risulta ancora più vero se si considerano le stime della Segreteria Tecnica del Ministro dell'Economia e delle Finanze, che ha previsto salire esponenzialmente la raccolta dei PIR fino a 70 miliardi di euro entro il 2021. Le società quotate o classificabili "PIR compliant" sono ancora troppo poche, e questo rende gli impieghi finanziari più complessi, ma segnali positivi di nuove iscrizioni nei listini di Piazza degli Affari sembrano profilarsi all'orizzonte.

Obiettivi di politica economica propedeutici ad una nuova cultura nella finanza aziendale

Da parte delle imprese italiane serve un rapido salto culturale. Stavolta la politica ha fatto la sua parte canalizzando davvero il risparmio delle famiglie verso le PMI tramite i PIR e incentivando fiscalmente quelle aziende che scelgono la strada della quotazione in Borsa (art. 1, comma 89, Legge 27 dicembre 2017, n. 205). La relazione illustrativa della norma istituente i PIR (art. 1, commi 100-114, Legge n. 232/2016) chiarisce che «l'intervento normativo nasce dall'esigenza di prevedere un significativo incentivo fiscale finalizzato a canalizzare il risparmio delle famiglie verso gli investimenti produttivi in modo stabile e duraturo, facilitando la crescita del sistema imprenditoriale italiano. L'obiettivo della normativa in esame è, in particolare, quello di indirizzare il risparmio delle famiglie, attualmente concentrato sulla liquidità, verso gli strumenti finanziari di imprese industriali e commerciali italiane ed europee radicate sul territorio italiano per le quali maggiore è il fabbisogno di risorse finanziarie e insufficiente è l'approvvigionamento mediante il canale bancario». Lo stesso Dipartimento delle Finanze del Ministero dell'Economia e delle Finanze nelle "Linee guida per l'applicazione della normativa sui piani di risparmio a lungo termine", pubblicate il 4 ottobre 2017, afferma che «si tratta di una consistente incentivazione fiscale del risparmio di lungo termine, ad applicazione generalizzata, finalizzata a: offrire maggiori opportunità di rendimento alle famiglie; aumentare le opportunità delle imprese di ottenere finanziamenti per investimenti di lungo termine; favorire lo sviluppo dei mercati finanziari nazionali».

Servono tante nuove IPO di PMI per l'AIM Italia e lo STAR di Borsa Italiana

È un auspicabile obiettivo strategico per il sistema economico nazionale l'aumento della quantità mantenendo alta la qualità delle offerte pubbliche iniziali (o in inglese Initial Public Offering, "IPO") per i listini riservati alle PMI nella Borsa di Milano, gestita da Borsa Italiana – London Stock Exchange Group. Se l'impianto normativo e regolamentare per quotare le PMI è pronto da tempo, dal 2018 sono vigenti anche delle agevolazioni fiscali fino a 500.000 euro in forma di tax credit calcolabili sul 50% dei costi di consulenza funzionali proprio alle IPO (art. 1, comma 89, Legge 205/2017). Ciò che oggi serve è una crescita culturale nel corporate finance da parte delle decine di migliaia di PMI esistenti in Italia, che va accompagnata da una maggiore apertura delle imprese italiane alle logiche della trasparenza, del budgeting, della liquidità e solidità aziendale, caratteristiche tipicamente richieste dei mercati finanziari. Mai come oggi le società italiane hanno tanti incentivi, finanziari e fiscali, per quotarsi in Borsa.

L'indice FTSE MIB: cosa è di preciso?

Il legislatore ha stabilito che le società quotate diverse da quelle del FTSE MIB sono destinatarie di parte dei fondi raccolti tramite i PIR. Ma cosa significa questa sigla? FTSE MIB è l'acronimo indicante il termine Financial Times Stock Exchange Milano Indice di Borsa, che è il principale indice di Borsa Italiana SPA – London Stock Exchange Group. La sua importanza è centrale, tanto che risulta essere il benchmark degli altri mercati azionari. In tale indice sono presenti le "blue chip", le prime 40 società di maggiore importanza e a liquidità elevata nei diversi settori e il FTSE MIB coglie circa l'80% della capitalizzazione di mercato interna a Piazza degli Affari. L'Indice FTSE MIB è ponderato in base alla capitalizzazione di mercato dopo aver corretto i componenti in base al flottante.

PIR per gli strumenti finanziari quotati nello STAR di Borsa Italiana

I PIR hanno tra le aziende target quelle quotate nel segmento STAR del Mercato Telematico Azionario (MTA) di Borsa Italiana – London Stock Exchange Group. Le imprese quotate nello STAR sono tutte di medie dimensioni, presentano una capitalizzazione compresa tra i 40 milioni ed 1 miliardo di euro. Per accedere e permanere nello STAR le aziende quotate si impegnano a rispettare dei requisiti di eccellenza. Infatti, le aziende in questo segmento di mercato registrano tutte un'alta trasparenza ed un'alta vocazione comunicativa, nonché hanno titoli azionari altamente liquidi ed il 35% minimo di flottante presente sul mercato. Non per ultimo, queste imprese sono dotate di una corporate governance allineata agli standard internazionali. L'elevata qualità delle società quotate nello STAR induce Borsa Italiana a rafforzare la loro visibilità agli occhi degli investitori istituzionali nelle piazze di Milano e Londra.
PIR per gli strumenti finanziari quotati nell'AIM Italia di Borsa Italiana
Uno dei segmenti di mercato in cui possono investire i PIR è l'AIM Italia, istituito il 1° marzo 2012 dopo l'accorpamento di altri due segmenti di mercato che erano vocati alle società con fondamentali ad alta potenzialità di crescita. L'AIM Italia è un sistema multilaterale di negoziazione (MTF) di Borsa Italiana – London Stock Exchange Group dedicato alle PMI italiane che hanno l'obiettivo strategico di crescere a livello dimensionale e competitivo. Oggi sono meno di 100 le imprese quotate a Milano nell'AIM Italia, ma alcune stime di previsione ritengono che questo dato numerico si possa significativamente incrementare proprio grazie ai PIR. Alcuni esperti arrivano addirittura a stimare 500 IPO di PMI che vorranno iscriversi nel listino dedicato a Piazza degli Affari per beneficiare della miliardaria raccolta finanziaria dei PIR. Il dato non è casuale. Borsa Italiana ha avviato un programma denominato Elite, dove le imprese si che intendono effettuare un percorso progressivo di crescita si trovano in «una palestra e una scuola» dove possono iniziare a dialogare con gli investitori terzi e a conoscere i mercati finanziari. È un training che oltre 430 aziende hanno scelto per prepararsi più consapevolmente alla sfida internazionale dei mercati finanziari.

Fiducia nel libero mercato, ma asimmetrie informative e rischi di bolla da evitare

Il problema delle asimmetrie informative presenti sul mercato si ripresenta anche in occasione delle ingenti raccolte di risparmio gestito tramite i PIR e i PIR immobiliari. Infatti, queste enormi masse di liquidità andranno impiegate in modo oculato dai gestori del risparmio per favorire una crescita sostenibile delle aziende "PIR compliant". Il rischio sempre latente è chiaro e da evitare: dannose bolle speculative, specialmente nel mercato azionario delle PMI, che generano effetti distorsivi della domanda e dell'offerta in relazione agli effettivi fondamentali economici delle singole imprese. Sarebbe disastroso se le plurimiliardarie masse di liquidità gestite venissero utilizzate come soluzioni meramente speculative carenti di progettualità al punto da cagionare, a distanza di tempo, una perdita di fiducia nel mercato e una consequenziale distruzione di valore.

Evitare gli effetti bolla: Vincoli di composizione e concentrazione del patrimonio investito

Per evitare possibili effetti bolla, il Parlamento ha previsto dei vincoli di composizione e di concentrazione così da mitigare alcuni rischi già a livello legislativo. Infatti, la Legge di Bilancio 2017 sancisce le condizioni di investimento delle risorse finanziarie sottoscritte con i PIR (art. 1 commi 102, 103, 105 della Legge 232/2016). Ma è chiaro che la legge da sola non basta: serve parimenti un alto senso di responsabilità da parte degli intermediari finanziari nel selezionare il merito di credito e la progettualità delle singole società. Con un'analisi di dettaglio si evince che il comma 102 prevede un "limite di composizione" degli investimenti «qualificati» e «non qualificati» del PIR, di cui il 70% delle risorse raccolte devono essere impiegate in «investimenti qualificati». Con questo termine si intendono gli strumenti finanziari emessi o stipulati con imprese residenti fiscalmente in Italia o, nel caso di imprese residenti in Stati membri della UE o in Stati SEE, che abbiano una stabile organizzazione in Italia (art. 162 del TUIR), «anche non negoziati nei mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione». Si ricorda che attualmente gli Stati aderenti allo SEE, diversi dagli Stati membri dell'Unione Europea, sono la Norvegia, l'Islanda e il Liechtenstein. Il comma 103, invece, disciplina il "vincolo di concentrazione" col quale il legislatore ha delimitato al 10% l'impiego massimo delle somme o dei valori totali destinati nel PIR in strumenti finanziari di uno stesso emittente o stipulati con la stessa controparte o con altra società appartenente al medesimo gruppo dell'emittente o della controparte o in depositi e conti correnti.

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