L'evoluzione del calciomercato e della figura dell'agente sportivo

| 09/12/2019 09:52

a cura di di Pierfilippo Capello e Andrea Bozza partner di Osborne Clarke

Fino a pochi anni fa, la maggior parte dei trasferimenti internazionali di calciatori riguardava l'Europa e il Sudamerica.
Negli ultimi anni, tuttavia, il calcio è diventato un fenomeno globale ed altri campionati hanno iniziato ad attrarre giocatori e allenatori, in particolare con l'ascesa dei campionati asiatici (e su tutti quello cinese) e della MLS.

La FIFA è intervenuta in maniera decisa per mantenere il controllo sul trasferimento dei calciatori. Tra i principali "amendments" segnaliamo l'introduzione del FIFA TMS (transfer matching system), piattaforma online che i club sono obbligati a utilizzare per poter realizzare un trasferimento internazionale, e il divieto di cedere a soggetti terzi (terzi rispetto all'ordinamento sportivo) - come i famigerati "fondi" - parte del prezzo pagato da un club a un altro per il trasferimento di un calciatore (c.d. "TPO").

A livello italiano, le riforme più significative attinenti al calciomercato sono state, negli ultimi anni, l'abolizione della comproprietà, che permetteva a due club condividere "gli effetti patrimoniali conseguenti alla titolarità del contratto" di un calciatore, e la regolamentazione del c.d. "diritto di recompra", consistente in un'opzione in favore del club cedente per poter riacquistare il calciatore a condizioni già concordate e/o al verificarsi di determinate condizioni.
Al di fuori del panorama europeo, i club cinesi sono stati i maggiori protagonisti del mercato: nel 2015 hanno speso, per i soli trasferimenti in entrata, 178 milioni di Euro; tale cifra è più che raddoppiata nei due anni successivi, arrivando a 469,08 milioni di Euro nel 2016 e a 431,08 milioni di Euro nel 2017.

Anche in Cina, tuttavia, è intervenuta una modifica che ha interrotto questo trend di crescita: il governo cinese ha infatti introdotto la c.d. "Luxury Tax", (una imposta pari allo stesso valore della transazione che i club cinesi devono pagare se acquistano un calciatore straniero per una cifra superiore a circa 6 milioni di Euro).

Le riforme del sistema del calciomercato hanno poi riguardato in maniera sostanziale anche gli agenti sportivi, ai quali nel 2015 la FIFA ha dedicato una riforma definita "deregulation", in forza della quale oggi più o meno chiunque può lavorare come agente di calciatori. Tuttavia, questa
riforma non ha incontrato il favore di tutte le singole federazioni nazionali, che hanno a loro volta introdotto o mantenuto dei sistemi regolatori, più o meno stringenti, a livello nazionale.
In Italia, in particolare, oltre alla regolamentazione emanata dalla FIFG, è intervenuto il legislatore il quale con la "Legge di stabilità 2018" ha messo mano all'attività di agente di sportivi professionisti.

Dal 2019, chi vuole esercitare l'attività di agente sportivo in Italia è tenuto a sostenere un doppio esame: una "prova generale" presso il CONI ed una "prova speciale" organizzata dalla Federazione in cui intende operare (ad esempio la FIGC per il calcio).
Anche a livello internazionale, la FIFA ha annunciato di voler reintrodurre un "esame" propedeutico al conseguimento di una "licenza" da agente sportivo internazionale.

Secondo le indiscrezioni le nuove norme FIFA, che dovrebbero entrare in vigore non prima di due anni, arriveranno a vietare - salvo limitatissimi eccezioni - la cd. "dual representation", che oggi permette all'agente di rappresentare contestualmente sia il calciatore sia le società nella medesima operazione.

Dovrebbe poi essere stabilito un mandatory cap alle commissioni, pari al 10% del transfer fee qualora l'agente rappresenti il club cedente, o al 3% del salario annuale lordo del calciatore se l'agente ha agito per conto di quest'ultimo ovvero del club acquirente. Una riforma che primari esponenti del mondo degli agenti internazionali intendono contrastare con tutti i mezzi giuridici a disposizione…

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