Osservatorio Internazionale

India: elefante alato o fenice ingabbiata?

13/01/2020 11:34


Commento a cura di Diego Bolchini, collaboratore dello IAI di Roma e docente di analisi delle informazioni per la sicurezza presso l'Università di Firenze


10 anni fa, per i tipi della Stanford University Press, il sociologo indiano Dinpankar Gupta pubblicava un volume emblematico delle contraddizioni indiane, intitolato significativamente "La Fenice Ingabbiata: l'India è in grado di volare?".

Solo due anni prima, nel 2008, l'ex Ambasciatore d'Italia in India Antonio Armellini enfatizzava una visione potenzialmente più rassicurante, attraverso l'evocativa l'immagine di un elefante con le ali ("L'elefante ha messo le ali", Università Bocconi Editore).

Le narrative e percezioni - dell'India su sé stessa e sull'India da parte di osservatori esterni - continuano a rimanere cangianti e mutevoli, anche oggi al tempo della risonanza mediatica attribuita al CAB (Citizenship Amendment Act), ovvero l'emendamento costituzionale che riqualifica su nuove basi i criteri di concessione di cittadinanza promosso dall'attuale governo Modi.

La difficoltà nel penetrare l'India da una piattaforma teorico-politica eurocentrica (si pensi all'applicazione del concetto occidentale di "classe media" in un mondo che ancora affronta difficoltà nella contaminazione castale) è un esercizio abbastanza complesso. Ma oltremodo necessario.

L'India è una realtà con cui occorrerà sempre di più rapportarsi, politicamente ed economicamente. Il Paese non è certo ancora una potenza mondiale nel senso tradizionalmente attribuito al termine, ma la sua finestra di opportunità demografica si sta aprendo, a fronte di altri grandi attori in progressivo – e ancora con distintamente percettibile – invecchiamento (su tutti la Cina).

Talune dinamiche ambivalenti permarranno verosimilmente nel breve e medio periodo, tra Shining India e Desperate India. Un Paese dove il mercato del lusso (luxury segment) intercetta già oggi – secondo alcune stime – tra i 100 e i 150 milioni di abitanti, e dove parallelamente la fascia di povertà (stime FAO parlano di 250 milioni di poveri) e i livelli di disparità (distributional outcomes) rimangono elevati.

Un Paese per il quale è stato coniato e ideato un nuovo concetto geopolitico (l'area "indo-pacifica", di strategico interesse USA) e che parallelamente flirta con la Russia di Putin, accarezzando l'idea di aderire all'Unione Euroasiatica creata da Mosca. Un Paese che - come è stato ricordato da diversi qualificati osservatori, tra cui il Senior Advisor di ISPI Ugo Tramballi - ha amici, ma non ha alleati.

Nuova Delhi deve oggi fronteggiare uno squilibrio della bilancia dei pagamenti strutturale, nella quale grande peso hanno le derrate alimentari. Anche per fronteggiare tale situazione, l'India si è affermata come uno degli attori protagonisti di numerosi land deals, adottando pratiche di land grabbing soprattutto in Africa Orientale.

Le sfide alla sicurezza energetica non sono da meno. Si pensi alla prospettiva di poter installare al 2030 decine di Gigawatt di energia nucleare nel Paese, laddove petrolio e gas naturale viaggeranno verosimilmente sempre per via marittima, attraversando diversi Choke Points, attesi i fattori di costrizione terrestri geopoliticamente noti (su tutti il Pakistan).

Per certo, e prima di tutto, l'India è oggi soprattutto un archetipo del nuovo trend della politica internazionale. Una politica che si allontana sempre più dall'Europa dagli "antichi parapetti" per diventare Welt Politik, politica del mondo senza centri precostituiti.

Occorre pertanto essere in grado di tessere una adeguata rete di relazioni, fertilizzando l'humus di consapevolezza reciproca per una efficace politica estera non solo dell'oggi, ma soprattutto del domani, traguardando pertinenti analisi costi benefici e scale mezzi fini applicabili.

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