Azioni brasiliane: quando la Convenzione risolve le asimmetrie tra giurisdizioni

| 17/02/2020 13:49


a cura del Dott. Paolo Serva – Partner Di Tanno e Associati e del Dott. Antonio Cuoco – Senior Associate Di Tanno e Associati

La risposta a interpello n. 538/2019 offre diversi spunti di riflessione sulla qualificazione e sul trattamento fiscale dei titoli partecipativi. Nel caso di specie, la società istante italiana aveva ricevuto dalla propria controllata brasiliana somme a titolo di "juros sobre capital proprio" (JSCP), un rendimento attribuito al capitale di rischio, riconosciuto ai soci e qualificato secondo l'ordinamento brasiliano (i) come dividendo ai fini civilistici e contabili e (ii) come interesse passivo deducibile ai fini fiscali.

Interpellata in merito alla qualificazione dei flussi in questione, l'Amministrazione finanziaria ha dapprima escluso che i titoli potessero essere qualificati come similari alle azioni ai sensi della normativa italiana, in quanto la relativa remunerazione non risulta totalmente indeducibile in Brasile. Nella prospettiva fiscale domestica, quindi, tutta la remunerazione dei titoli (anche quella ordinaria diversa dal JSCP, e, quindi, indeducibile in Brasile) sarebbe da qualificarsi come provento finanziario imponibile. Le conseguenti possibili asimmetrie sono, però, scongiurate, nel caso di specie, dalla Convenzione Italia-Brasile ai cui fini, come conferma l'Agenzia delle Entrate, la qualificazione dei flussi deve essere operata sulla base della legislazione dello Stato della fonte. Tale posizione muove dai chiarimenti contenuti nel Commentario all'articolo 23 del Modello OCSE di Convenzione (par. 32.3) sulla base dei quali, in presenza di un differente approccio della normativa domestica dei due Stati contraenti in ordine alla qualificazione degli elementi di reddito, lo Stato di residenza deve conformarsi ai criteri qualificatori vigenti nello Stato della fonte. Ciò consente di evitare, in caso di conflitti di qualificazione, le "forche caudine" di una mutual agreement procedure tra gli Stati contraenti, con tutte le lungaggini e le farraginosità che la caratterizzano nella prassi operativa.

Di conseguenza la risposta in commento riconosce un regime perfettamente simmetrico: la parte di remunerazione deducibile in Brasile in capo all'emittente a titolo di JSCP è stata qualificata come interesse per la società percettrice italiana alla quale, ai sensi dell'articolo 23, par. 4, della Convenzione Italia-Brasile spetta il c.d. matching credit nella misura del 25% del relativo ammontare lordo.

Viceversa, la parte di provento non dedotta come JSCP in Brasile – e pertanto ivi qualificata come dividendo – gode, in capo alla società italiana, del peculiare regime di esenzione previsto dall'articolo 23, par. 3 della medesima Convenzione (riservato alle società residenti in Italia che detengano almeno il 25% del capitale della partecipata brasiliana).

L'efficacia del rimedio convenzionale nel caso di specie consente di superare le rigidità che deriverebbero dall'applicazione della disciplina domestica anche in ragione delle peculiarità della Convenzione Italia-Brasile.

La condizione dell'indeducibilità totale della remunerazione nello Stato della fonte, necessaria – ai sensi dell'articolo 44 del TUIR – per qualificare uno strumento come similare alle azioni ai fini fiscali, rappresenta una disposizione di cui l'ordinamento tributario italiano si è dotato ben prima dell'introduzione, con decorrenza dal 2020, della specifica normativa contro i disallineamenti da ibridi. Si tratta di una condizione da sempre ritenuta particolarmente "rigida" che può comportare evidenti fenomeni di asimmetria impositiva.

Peraltro, la "rigidità" della predetta condizione è mitigata per le remunerazioni di strumenti finanziari "misti" corrisposte da società "figlie" UE che attribuiscano in parte interessi (deducibili in capo all'emittente) e in parte utili (indeducibili). In questi casi per la società percettrice italiana si applica l'esenzione limitatamente al 95% della quota della remunerazione non deducibile in capo alla società "figlia" UE erogante.

Pur non applicandosi tale disposizione, nel caso di specie il Trattato Italia-Brasile offre un rimedio certamente efficace rispetto alle possibili asimmetrie impositive.

a

Vetrina