ESISTE IL "REATO DI CARTELLO"? PRIMO CASO DI ESTRADIZIONE DALL'ITALIA AGLI USA PER ACCORDI ANTICONCORRENZIALI

| 06/04/2020 16:43

a cura degli avv.ti Ilaria Curti, e Enzo Marasà, Portolano Cavallo Studio Legale


Nell'attuale periodo di emergenza, a fronte dell'aumento incontrollato del prezzo di certi beni, si è acceso nuovamente il dibattito sugli accordi anticoncorrenziali e sulle possibili implicazioni penali per gli individui in caso di cartello.

Su questo tema la Corte di Appello di Palermo ad ottobre 2019 ha concesso, con una decisione che nel tempo avrà grande eco, l'estradizione verso gli Stati Uniti di una dirigente di una società olandese di trasporto aereo accusata di concorrenza sleale e manipolazione del mercato ai sensi dello Shearman Act.

La manager olandese avrebbe fissato supplementi sui costi di consegna e spedizione e impartito direttive ai dipendenti per concludere accordi con i concorrenti, il tutto al fine di aumentare i prezzi del traffico aereo di merci.

Con questa decisione per la prima volta un giudice italiano ha ritenuto penalmente rilevante una fattispecie di cartello, sinora sanzionata solo nel contesto antitrust.

Per giungere a questa conclusione la Corte ha ritenuto il reato di conspiracy, per il quale si procede negli Stati Uniti, corrispondente alla associazione per delinquere ex art. 416 c.p. finalizzata ai reati di truffa e aggiotaggio, attraverso cui il cartello si sarebbe concretamente realizzato.

Con riferimento alla truffa, la Corte sembra aver equiparato – ed è ragionevole domandarsi se correttamente – gli accordi tipici del cartello contestati alla manager olandese agli "artifici e raggiri" necessari per integrare la fattispecie criminosa. Quanto all'aggiotaggio (art. 501 c.p.), richiamato in ragione dell'aumento del prezzo del servizio di trasporto aereo per effetto dell'asserito cartello, la Corte sembra essere andata oltre il principio di legalità, considerato che la norma penale fa testualmente riferimento alla turbativa dei soli mercati di merci e valori, tra i quali non rientrerebbe il trasporto aereo.

La decisione comunque potrebbe rappresentare un precedente rilevante nella cooperazione giudiziaria, che non è escluso venga richiamato per fondare l'estradizione di cittadini italiani dall'estero verso paesi in cui gli accordi anticoncorrenziali sono sanzionati penalmente.

La sentenza, inoltre, ha una portata ancor più dirompente: un cartello potrebbe ora essere ritenuto reato in Italia qualificandolo come associazione per delinquere finalizzata a commettere reati quali la truffa o l'aggiotaggio.

Se questo precedente dovesse, dunque, non rivelarsi isolato, denunce antitrust per ipotesi di cartello potrebbero generare indagini penali nei confronti dei manager ritenuti responsabili dell'accordo illecito. E anche le rispettive aziende potrebbero essere coinvolte: l'associazione per delinquere è infatti reato presupposto ex D.lgs. 231/2001 che determina la responsabilità da reato dell'ente.

Occorrerà, quindi, monitorare l'evoluzione della giurisprudenza e valutare anche la necessità di un aggiornamento dei modelli organizzativi e di compliance antitrust onde minimizzare i rischi per le aziende ed i loro manager.

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