Una nuova chance per la concorrenza nel concordato preventivo

| 25/06/2020 12:36

Commento a cura dell' Avv. Alessio Lombardo, Nunziante Magrone


Il Rapporto Colao, nell'indicare il disincentivo del ricorso alle procedure concorsuali (concordati preventivi e fallimenti) – allo scopo di evitare il conseguente blocco del pagamento dei fornitori e la relativa sottrazione di liquidità e risorse al sistema –individua quello ulteriore modalità il disincentivo di atteggiamenti opportunistici del debitore nel concordato e nel fallimento volti a ricostituire il valore dell'impresa solo a scapito dei creditori.


A tal fine, con riguardo alla materia del concordato preventivo esso propone, tra l'altro, di valorizzare il diritto dei creditori di formulare proprie proposte da sottoporre, in alternativa a quella del debitore, all'approvazione di tutti i creditori introdotto dal Decreto-Legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito con la Legge 6 agosto 2015, n. 132, incentivandone l'esercizio attraverso un accesso più agevole alle informazioni aziendali da parte dei creditori.


La previsione del 2015 aveva introdotto nel nostro ordinamento un procedimento competitivo tra proposte di piani di concordato, consentendo ai creditori di depositare piani concorrenti, alternativi rispetto al piano presentato dal debitore con l'obiettivo tra l'altro di promuovere la contendibilità delle imprese in concordato preventivo in modo da incentivare condotte virtuose dei debitori in difficoltà e favorire esiti efficienti dei tentativi di ristrutturazione del debito. Essa muoveva dalla considerazione che la disciplina precedente riservava la predisposizione del piano di concordato preventivo esclusivamente al debitore; ai creditori era consentito soltanto di accettare la proposta formulata dal debitore oppure di rifiutarla, con il concreto rischio (frequentemente verificatosi nella pratica) che il debitore facesse proposte non rappresentative del vero valore dell'azienda, paventando l'alternativa del fallimento ai creditori allo scopo di ottenere dagli stessi stralci possibilmente irragionevoli dei propri crediti e mantenere il controllo dell'azienda con ciò producendo effetti distorsivi indesiderabili.


Il procedimento competitivo introdotto dal legislatore nel 2015 prevede che ai creditori che rappresentano almeno 10% dei crediti è consentito presentare una proposta concorrente di concordato preventivo e relativo piano, sempre che non risulti che la proposta di concordato del debitore assicuri il pagamento di almeno il 40% dell'ammontare dei crediti chirografari. Le proposte di concordato concorrenti possono prevedere l'intervento di terzi e un aumento di capitale della società di capitali debitrice con esclusione o limitazione del diritto d'opzione, con ciò introducendosi un significativo elemento di contendibilità dell'impresa. Evidentemente ciò finisce per costituire un criterio di selezione di imprese in crisi temporanea ma giudicate dal mercato in grado di tornare ad essere competitive e, indirettamente, "in negativo" delle imprese "decotte", la cui crisi viene invece giudicata irreversibile, con intuibili benefici "di sistema".


Ai potenziali interessati viene concesso di svolgere una due diligence sull'azienda, sotto la gestione del commissario giudiziale e la proposta che registra la maggioranza più elevata è sottoposta al tribunale per l'omologa. Molto significativo è l'impianto sanzionatorio previsto per l'ipotesi di mancata o inadeguata collaborazione del debitore ai fini dell'esecuzione della proposta approvata e omologata, potendo il tribunale attribuire al commissario giudiziale i poteri necessari al compimento degli atti spettanti al debitore e, ove si tratti di società di capitali, revocare l'organo amministrativo e nominare un amministratore giudiziario, attribuendogli il potere di compiere ogni atto necessario a dare esecuzione alla proposta approvata e omologata, ivi incluso, qualora tale proposta preveda un aumento del capitale sociale del debitore, la convocazione dell'assemblea straordinaria dei soci avente ad oggetto la delibera di aumento di capitale e l'esercizio del voto nell'ambito della stessa, con ciò sostituendosi agli organi competenti della società. La portata di queste previsioni sulla circolazione della proprietà dell'impresa (in crisi) e il loro potenziale dinamico dal punto di vista industriale sono notevoli.


La prassi ha evidenziato un numero ridottissimo di casi in cui i creditori hanno fatto ricorso a questo impianto normativo, soprattutto "a causa dell'insufficienza di informazioni disponibili ai creditori sull'effettivo andamento aziendale nel corso della procedura". Renderlo effettivo attraverso un migliore accesso alle informazioni aziendali è sicuramente una linea di intervento utile da perseguire, perché la contendibilità delle imprese in concordato preventivo appare uno strumento funzionale alla massimizzazione del valore di queste – anche in considerazione della capacità di selezionare imprese competitive (dal punto di vista industriale/commerciale seppur finanziariamente in difficoltà) – a beneficio dei creditori e più in generale, di tutti gli stakeholders.

Vetrina