Si è svolto il 4 ottobre il convegno organizzato da Advisora dal titolo "Il Codice riformato: il dialogo tra le Corti e le prospettive nel contesto normativo in evoluzione".

08/10/2019 13:37


a cura di Avvocato Marcella Vulcano – Presidente Advisora


I lavori si sono svolti ad Ostia, località dall'alto valore simbolico, da anni al centro dell'attenzione dei media per le molteplici iniziative giudiziarie e i fatti di cronaca riconducibili all'azione criminale di alcune famiglie mafiose.

Ad ospitare l'evento, lo stabilimento balneare Village, sottratto al clan Fasciani grazie all'azione sinergica dell'autorità giudiziaria e degli amministratori giudiziari che hanno concorso a ristabilire il primato della Legge sul malaffare.

Tante le illustri autorità intervenute all'incontro. Per la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, il Procuratore Federico Cafiero De Raho, per la Direzione investigativa Antimafia, il Generale Antonio Basilicata, capo del primo reparto investigazioni, per il Comando dei carabinieri di Ostia, il Colonnello Pasqualino Toscani, per il Comando del II gruppo Guardia di Finanza di Roma, il Colonnello Ferdinando Falco. Presenti anche il Prefetto Bruno Frattasi, direttore dell'Agenzia nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), Giuseppe Antoci, già Presidente del Parco dei Nebrodi, oggi Presidente onorario della Fondazione Caponnetto, la Presidente del X Municipio di Ostia Giuliana Di Pillo, intervenuta anche su delega della sindaca di Roma.

Tra gli autorevoli relatori sono intervenuti i rappresentanti della magistratura dei Tribunali più esposti in Italia sul versante delle confische, affiancati da alcuni esperti amministratori giudiziari, moderati da esponenti di spicco dell'accademia milanese.

Un uditorio attento e partecipe composto da amministratori giudiziari, avvocati, commercialisti, aziendalisti, agronomi, ingegneri, manager, studenti universitari, magistrati, appartenenti alle forze dell'ordine, funzionari della DIA.

Tra i partecipanti all'incontro, anche gli allievi della prima edizione del Master sui beni confiscati dell'Università degli Studi di Napoli Parthenope - organizzato in collaborazione con ANBSC e la Fondazione YMCA Italia - fortemente voluto dalla Direttrice del Master Carla Pansini, professoressa di diritto processuale penale presso l'università Parthenope e dalla professoressa Daniela Mainenti direttore nazionale della divisione Formazione di Ymca Italia. Grazie ad una convenzione tra Advisora e l'Università Parthenope, alcuni trainee intraprenderanno un proficuo periodo di tirocinio presso gli studi professionali di alcuni soci di Advisora, amministratori giudiziari senior.

L'evento è stato aperto dal saluto di benvenuto della Presidente di Advisora Marcella Vulcano la quale ha evidenziato che "la condivisione del sapere e delle competenze, lo scambio di informazioni e la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti nell'iter procedurale, rappresentano l'unica strada per una sana, proficua e redditizia gestione, amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati".

Idea pienamente condivisa dal Prefetto Frattasi per il quale "bisogna lavorare con convinzione e con spirito di alleanza tra istituzioni. Perché quando scompare la mafia col suo ombrello protettivo, l'azienda confiscata va verso il declino".

Lo conferma anche Giuseppe Antoci per il quale "quando lo Stato fa squadra vince. Ma occorre fare di più. Non possiamo far passare il messaggio che lo Stato colpisce e poi abbandona. Invece coniugare legalità e sviluppo è la vera vittoria contro le mafie" ed evidenzia il ruolo degli amministratori giudiziari il cui lavoro e il cui coraggio sono necessari per superare l'inevitabile crisi della discontinuità conseguente al sequestro. "Senza questi fattori le misure di prevenzione rischiano, infatti, di far passare il messaggio che solo con la malavita si fanno affari. Così lo Stato finisce proprio dove dovrebbe affermare la propria autorità".

Un messaggio forte è stato lanciato dal Procuratore nazionale Cafiero De Raho per il quale "Ostia non è più il territorio delle mafie, ma un avamposto dello Stato di diritto. Ma non basta: non abbiamo certo amnistiato gli altri che qui hanno violato le norme penali".

Ai saluti dei rappresentanti delle istituzioni e delle organizzazioni professionali, sono seguite le testimonianze di successo degli amministratori giudiziari del Village Angelo Oliva e Francesca Sebastiani e dell'amministratore giudiziario del Porto turistico di Roma, Donato Pezzuto.
Il primo workshop dal titolo "La prevenzione nei confini della Costituzione e della CEDU" ha approfondito i confini dell'azione di prevenzione personale e patrimoniale alla luce del richiamo di Strasburgo, della giurisprudenza della Corte di Cassazione, sino alle più recenti sentenze della Corte Costituzionale. Il dibattito è avvenuto tra illustri operatori del diritto: il Presidente della sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Napoli, Vincenzo Lomonte, il sostituto procuratore della Repubblica della DDA di Napoli, Alessandro D'Alessio, il Consigliere della Corte di Cassazione Raffaello Magi, moderati brillantemente da Fabio Basile professore ordinario di diritto penale all'Università degli Studi di Milano. Una lectio magistralis a più voci sull'evoluzione del sistema di prevenzione al fine di pervenire ad uno specifico statuto di garanzia dei principi ribaditi a livello convenzionale e costituzionale.

La seconda sessione dal titolo "Sequestrare e proseguire" ha trattato il tema della gestione delle imprese sottoposte a sequestro e confisca alla luce delle modifiche ed integrazioni al cosiddetto Codice Antimafia dettate dalla L. n. 161/2017 che ha certamente arricchito la dotazione di strumenti per la gestione a disposizione dell'amministrazione giudiziaria. L'aziendalista, nonché socio fondatore di Advisora, Roberto De Luca, ha condotto con abilità e dinamicità un dibattito tra interlocutori di diversa estrazione che, partendo dall'intero percorso di un'azienda sottoposta alla misura di prevenzione del sequestro e confisca - con particolare attenzione ai momenti più delicati della misura ossia l'immissione in possesso, la valutazione dei presupposti di continuità operativa e le opzioni di gestione a disposizione, nonché la valutazione dei crediti ante sequestro – si sono confrontati per trovare soluzioni creative in grado di raggiungere l'obiettivo di spezzare il legame fra crimine e profitto. Così l'esempio coraggioso del Jambo, centro commerciale in grado di sviluppare fatturati milionari – come racconta Federica Colucci, Gip che ne ha disposto il sequestro, ora al Tribunale delle Imprese di Napoli - che ha precorso soluzioni adottate dall'ultima riforma del codice antimafia, riconducendo l'azienda nell'alveo della legalità senza perdere posti di lavoro e scambi con i fornitori. È fondamentale, infatti, affrontare le criticità che riguardano la gestione e il rilancio produttivo delle aziende confiscate, avendo come obiettivi fondamentali il mantenimento dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'impresa. Esempi di successo anche quelli che ha ricordato Guglielmo Muntoni, già Presidente della sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Roma, che ha affermato: "il Village è la dimostrazione che, se si gestisce virtuosamente un bene, puoi restituirlo alla comunità, creare reddito ed essere in attivo. E non è il solo. Sono più di 500 i beni che gestiamo e senza chiedere un soldo a nessuno. Il nostro motto è 'se si può fare, si deve fare". Hanno contribuito al dibattito, con preziosi spunti di riflessione, gli amministratori giudiziari di Advisora Alessandro Oliva e Vittorio Vecchione, l'amministratore giudiziario Luca D'Amore e il responsabile Misure di prevenzione di Unicredit, Fabio Pantaleo, of Consuel di Advisora.

Il terzo workshop dal titolo "Prevenzione e insolvenza nella prospettiva del codice della crisi" ha esplorato temi divenuti di grande rilevanza nel corso degli anni. La sessione è stata condotta magistralmente da Gianluca Varraso, professore ordinario di diritto processuale penale, nonché responsabile del Corso di Alta Formazione in Amministrazione Giudiziaria di beni e aziende sequestrati e confiscati, all'Università Cattolica di Milano.

Il dibattito - animato dall'avvocato Fabio Cesare socio fondatore e vicepresidente di Advisora, da Roberto Paese amministratore giudiziario e socio Advisora e dall'amministratore giudiziario Davide Franco - ha affrontato le tematiche della segnalazione di insolvenza, del mutamento dei compiti dell'amministratore giudiziario durante il sequestro, delle ricadute nelle ipotesi di interferenze tra procedure alla luce del nuovo contesto normativo, risultato della riforma del codice antimafia attuata con la L. n. 161/2017, nonché delle nuove disposizioni sui rapporti dei sequestri con le procedure concorsuali dettate dal D. Lgs. 14/2019, cd. Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza.

Il convegno ha rappresentato una preziosa occasione di riflessione tra professionisti, docenti universitari e magistrati impegnati a livello nazionale nella delicata materia della gestione, amministrazione e destinazione di beni e aziende sequestrati e confiscati.

La presenza così numerosa di illustri autorità, di relatori di spicco e di professionisti con diverse specializzazioni, esprime l'attenzione per la materia del contrasto ai patrimoni mafiosi ed è la conferma che la lotta alla criminalità organizzata necessita di un impegno e di una risposta condivisi.

Come scrive il Procuratore della DNA Federico Cafiero De Raho – nella prefazione al libro di Toni Mira "Dalle mafie ai cittadini" – "affinché il percorso di riutilizzo dei beni confiscati raggiunga il suo massimo sviluppo è necessario che ciascuna istituzione, ciascuno dei protagonisti, impegnati nell'iter procedurale dalla confisca all'assegnazione al riutilizzo dei beni, viva con responsabilità il compito assegnato nella consapevolezza che le ingiustizie e le disuguaglianze, come le ignavie burocratiche sono il terreno fertile su cui crescono e si consolidano le mafie (…). Le storie di mafie sconfitte e iniziative solidali danno il segno dell'importanza dell'impegno etico di ciascuno nel proprio ruolo, senza mai abbandonarsi all'idea che il proprio contributo sia inutile".

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