responsabilità civile

La responsabilità del professionista intellettuale

| 28 ottobre 2014


Nel nostro ordinamento la responsabilità del professionista intellettuale ha natura tipicamente contrattuale, in quanto trova la sua fonte fondamentale nel contratto concluso con il cliente a norma degli artt. 2230 c.c. e ss.
Il professionista, infatti, è tenuto nei confronti del proprio cliente all'esatto adempimento dell'obbligazione contrattualmente assunta, secondo i principi di diligenza e correttezza dettati in materia di obbligazioni dagli artt. 1176 e ss.
In particolare, proprio in ragione della peculiarità dell'attività svolta dal professionista, l'art.1176 c.c., dettato in tema di diligenza del debitore nell'adempimento delle obbligazioni, prevede, al comma 2, una deroga al principio generale della diligenza del buon padre di famiglia, richiedendo al professionista una diligenza c.d. qualificata in quanto commisurata alla natura dell'attività dallo stesso esercitata.
Al fine di determinare l'effettivo contenuto dell'obbligazione assunta dal professionista, la dottrina italiana, sulla scorta di quella francese, ha fatto per lungo tempo ricorso alla distinzione tra obbligazioni di mezzi ed obbligazioni di risultato.
Secondo questo tipo di classificazione, le obbligazioni di fare si distinguono in due categorie: nella prima, quella di mezzi, il debitore mette a disposizione del creditore esclusivamente i propri mezzi e capacità, senza essere obbligato a garantire il raggiungimento di un determinato risultato; nella seconda, invece, il debitore si obbliga nei confronti del creditore al raggiungimento del risultato oggetto del contratto, il mancato conseguimento del quale comporta inadempimento del debitore.
In quest'ottica, le obbligazioni del professionista intellettuale costituiscono un tipico esempio di obbligazioni di mezzi, in quanto nell'adempimento delle stesse il debitore è tenuto soltanto a mettere in campo tutto il suo impegno e le sue capacità in vista di un obiettivo che, certamente intravisto come possibile nel momento della conclusione del contratto, non è tuttavia nell'esclusivo potere del debitore raggiungere.
La distinzione tra obbligazioni di mezzi e obbligazioni di risultato è stata tuttavia oggetto di critica. È stato autorevolmente osservato, infatti, come la stessa risulti priva di alcun riscontro normativo ed inesatta nel suo contenuto. Ciò in quanto, da un lato, tutte le obbligazioni, comprese quelle di mezzi, tendono al raggiungimento di un risultato, e, dall'altro, anche nelle obbligazioni di risultato assumono rilievo i mezzi impiegati dal debitore nell'esecuzione delle stesse.
Si è giunti pertanto a dare primaria importanza, ai fini della configurabilità di una responsabilità in capo al professionista, all'osservanza da parte dello stesso delle regole tecniche in uso nello svolgimento dell'attività commissionatagli dal cliente.
Se quindi rimane fermo il principio per cui il professionista (si pensi al medico, piuttosto che all'avvocato) non è obbligato al conseguimento del risultato, è pur vero che lo stesso sarà tenuto nell'adempimento delle obbligazioni assunte ad osservare tutte le regole tecniche che mirano al conseguimento dello stesso.
Pertanto, il mancato o inesatto risultato non potrà determinare di per sé la responsabilità contrattuale del professionista, ma rileverà quale indicatore di una possibile condotta negligente, imperita o imprudente dello stesso.
In questo quadro si inserisce la disposizione eccezionale di cui all'art. 2236 c.c. secondo cui se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il professionista non risponde dei danni, se non in caso di dolo o di colpa grave. Sono tali i problemi obiettivamente risolvibili solo mediante una preparazione professionale superiore alla media. Problemi tecnici di speciale difficoltà sono, dunque, problemi di nuova emersione: così, ad esempio, in ambito medico, si ha la limitazione di responsabilità soltanto se il caso non è stato ancora sufficientemente studiato o è oggetto di contrastanti trattamenti terapeutici.
Pertanto, in tema di responsabilità del professionista, regola generale resta quella della diligenza qualificata prevista dall'art. 1176, comma 2 c.c. (definita come diligenza del buon professionista o del professionista medio) commisurata alla natura dell'attività prestata, mentre quando la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà opera la successiva norma dell'art 2236, limitando la responsabilità del professionista al dolo o alla colpa grave.
Al fine di fornire un adeguato strumento di tutela al cliente in ipotesi di danni causati da una condotta "non conforme" del professionista, il legislatore ha introdotto l'obbligo per quest'ultimo di sottoscrive apposita polizza assicurativa per i danni derivanti dall'esercizio della propria attività professionale, il cui massimale deve essere proporzionale all'attività esercitata dal professionista stesso.
Detto obbligo, previsto dal D.L. n. 138/2011, successivamente convertito con Legge n. 148/2011, è divenuto effettivo a far data dal 15 agosto 2014 è riguarda tutti i professionisti iscritti ad un Albo professionale che saranno tenuti, oltre alla sottoscrizione di detta assicurazione, anche a darne pronta informazione al cliente all'atto del conferimento dell'incarico, pena l'illecito disciplinare da parte del proprio ordine di appartenenza.

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