In azienda siamo tutti avvocati

| 05/10/2017 09:15


Siamo tutti avvocati. È quanto si deve concludere osservando quante persone, senza averne alcuna qualifica, amino cimentarsi con il mondo del diritto. Devo dire che il fenomeno si registra anche in altri paesi, ma mi pare in maniera più contenuta, mentre in Italia sembriamo davvero tutti essere un "popolo di avvocati", oltre che un popolo di naviganti ecc., come usava dirsi tempo addietro.
La tendenza al "fai da te" nel campo del diritto tocca punte massime nell'ambito aziendale. Avendo esercitato per quasi quaranta anni la professione di giurista di impresa all'interno di aziende leaders a livello italiano e mondiale, ho potuto vivere in prima persona il fenomeno in questione e mi pare di avere qualche titolo per parlarne.
Non conosco l'esatto motivo di questo fenomeno. Posso azzardare che, alla sua base ci sia l'idea che le competenze del giurista si riducano alla conoscenza di un certo numero di norme (o, perfino, di tutte le norme), per cui per chiunque basti impadronirsi di quelle che di volta in volta servono per ritenersi un giurista e, quindi, potere fare a meno di chi, invece, giurista effettivamente lo è.
L'aspetto più sintomatico del fenomeno di cui intendo parlare è costituito dalle aziende, anche di grosse dimensioni, che non ritengono opportuno dotarsi di un servizio legale interno. Ad un notissimo presidente di una grande società operante nel campo finanziario ho chiesto recentemente come mai la sua società non si fosse, appunto, mai dotata di un servizio legale interno. Mi ha risposto che, sì, ci avevano pensato, ma avevano scartato l'idea dato che la società si avvaleva regolarmente del supporto di validissimi legali esterni. In effetti, ciò era vero e nessuno avrebbe potuto dubitare dell'estremo valore dei consulenti esterni utilizzati dalla società. Ma la risposta tradisce il vero problema sottostante. Il mio interlocutore, in definitiva, mi voleva comunicare che, quando fosse insorto un problema legale, la società avrebbe saputo a chi rivolgersi. Il punto è che questo ragionamento cela la presunzione da parte di un non giurista di sapere identificare l'insorgere di un problema legale, su cui chiedere l'aiuto esterno di una persona competente.
Il fatto, invece, è che l'esistenza di un rischio di natura legale richiede la valutazione di un giurista e non può essere prerogativa di chi giurista non è. Un qualsiasi manager della società, o lo stesso presidente, possono facilmente individuare un problema legale quando questo si manifesta nella sua forma patologica, perché per esempio arriva una citazione in giudizio o un provvedimento di un'autorità regolatrice. Allora, essi potranno chiedere l'aiuto esterno della persona di volta in volta competente, pur se anche la scelta di tale persona potrebbe essere meglio fatta da un giurista interno. Ma, come tutti sanno, è un cattivo uso che si fa di un giurista quello di chiamarlo in causa solo quando una determinata vicenda ha assunto dei profili patologici, come sarebbe un cattivo uso di un sacerdote quello di chiamarlo solo per le estreme unzioni.
Il giurista, specie in un'azienda, va consultato già nella fase di definizione del comportamento dell'azienda stessa in tutta una serie di circostanze nelle quali le competenze del giurista possono suggerire le scelte meno rischiose. La disponibilità di pur validissime risorse esterne non soccorre in questi casi, in quanto tali risorse, per definizione esterne, non sono quasi mai presenti in azienda nel momento della formazione delle decisioni a valle della relativa valutazione delle varie alternative. È un giurista interno che, in genere, può svolgere tale ruolo profilattico.
La fase dell'individuazione del rischio di natura legale è estremamente importante, perché solo rischi che si sono individuati possono essere valutati e distribuiti. Tale fase è, o dovrebbe essere, di esclusiva competenza della funzione legale interna ed è anche la più qualificante per tale funzione. Solo un giurista provvisto di un'adeguata formazione teorica ed esperienza pratica può efficacemente individuare i rischi di natura legali connessi alle varie operazioni in cui l'azienda si coinvolge e prospettarli al management per un'opportuna valutazione. A chi tale competenza non possiede i suddetti rischi possono semplicemente sfuggire, così da non ravvisarsi nemmeno la necessità di ricorrere al valido professionista esterno … se non quando è ormai troppo tardi, essendosi già in una fase patologica.
Ecco, qual è, quindi, il fondamentale errore di chi ritiene che basti ad un'azienda avere la possibilità di ricorso a validi giuristi esterni per essere tutelata dai rischi di natura legale. Chi compie quest'errore si appropria indebitamente di una delle competenze professionali più caratterizzanti per un giurista d'impresa, cioè la percezione stessa dell'esistenza di un potenziale problema di natura legale su cui, eventualmente, ricorrere a competenze specialistiche esterne in un momento precedente la decisione aziendale, non dopo che essa è stata già presa.
Ma tant'è: "siamo tutti avvocati" o, almeno così pensano i managers aziendali che ritengono superflua una funzione legale interna.

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