Sequestrare e proseguire

11/11/2019 11:43

Nota a cura di Roberto De Luca, aziendalista, fondatore Advisora


Il workshop "Sequestrare e proseguire", svoltosi il 4 ottobre 2019 presso il Village del Lido di Ostia ha rappresentato un'occasione di riflessione sul tema del sequestro di prevenzione e penale d'impresa di cui al D.Lgs. 159/2011 così come modificato dalla L. 161/2017.


In questa sede rifletteremo sul significato culturale e prospettico di alcuni passaggi dei relatori , sollecitati dall'alto significato simbolico del luogo che ha ospitato l'evento.


Collaborazione ed integrazione per fare sistema


Dott. Guglielmo Muntoni, già Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma: "Sappiamo bene quali rischi e quali problematiche occorre affrontare quando oggetto del sequestro sono le imprese. Con il porto turistico di Roma abbiamo creato le premesse per lavorare tutti insieme. Abbiamo aperto il porto alle istituzioni locali, agli eventi, alle mostre, ai concerti, ai corsi di vela. Abbiamo mandato via coloro i quali non pagavano gli spazi commerciali. Abbiamo fatto rete."

C'è una forza che si fa azione. Di fronte alla sfida di proseguire, si chiede (e si ottiene) il contributo di tanti soggetti. Il contributo in questo caso dà valore ad una nuova idea di porto turistico, luogo aperto all'iniziativa commerciale, lo sport, l'aggregazione, la cultura. Fare sistema per salvare un porto turistico che offre lavoro, anima un territorio e crea indotto. Le perle esistono: spesso manca il filo per creare la collana.


Il giudice delegato è in trincea


Dott.ssa Federica Colucci, giudice delegato del sequestro del Jambo centro commerciale di Trentola Ducenta (CE): "Dovevo dare un segnale forte. Lo Stato doveva essere presente anche fisicamente e così ho deciso di spostare il mio Ufficio per alcuni giorni la settimana presso il centro commerciale. Non potevo accettare che in un luogo sottoposto a sequestro si svolgessero fatti in totale distonia rispetto al provvedimento giudiziario. Lo dovevo fare per supportare l'azione dell'amministratore giudiziario."

Un sequestro richiede un forte impegno del giudice delegato. In questo caso il magistrato compie un ulteriore passo: trasferisce il Suo Ufficio presso l'impresa colpita dal sequestro. Il rapporto tra giudice delegato e amministratore giudiziario, articolato tradizionalmente in incontri, relazioni, istanze, diventa così dialogo spedito, scambio continuo, presidio diretto. Perché la gestione necessita anche di atti sostanziali. Senza bolli formali, né firme in calce, né visto si autorizza.


Gestire discontinuità e continuità


Dott. Vittorio Vecchione, amministratore giudiziario e consulente d'impresa: "Il provvedimento di sequestro spesso decapita la testa dell'impresa. Il tessuto imprenditoriale italiano è infatti costituito da piccole e piccolissime imprese, a carattere familiare, con un soggetto che gestisce. Occorre subentrare nell'impresa con questa consapevolezza per gestire al meglio la discontinuità."

Il sequestro comporta una discontinuità poiché sovente accompagnato da provvedimenti cautelari che colpiscono il vertice dell'impresa. E' in questo contesto che l'amministratore giudiziario si immette nel possesso dell'impresa. La vera sfida diventa saldare discontinuità del provvedimento giudiziario e continuità vitale per l'impresa. Un'avventura che, nello spartiacque del sequestro, può dar luogo ad una sorta di newco con una peculiare genesi. Doppio risultato se si vince la scommessa: si forniscono risposte concrete e fattive ai lavoratori ed il territorio e si genera un grande valore aggiunto di natura culturale, una formidabile risposta a chi intende sminuire l'azione dello Stato.


L'immissione in possesso: tra procedure e radar esperienziali


Dott. Alessandro Oliva, amministratore giudiziario: "Essere amministratore giudiziario significa sviluppare una qualità impalpabile, un fiuto particolare che ti suggerisce in pochi giorni dove ti trovi, di chi ti puoi fidare e se l'azienda merita di vivere o meno".


La comprensione e l'analisi prognostica diventano con l'esperienza dote naturale utile nella fase iniziale quando si entra in un ambiente nuovo, spesso ostile, e si viene sommersi da documenti e dalle informazioni. Dipanandosi tra mille incombenze, occorre assumere in tempi brevi il controllo dell'impresa ed avviare le attività propedeutiche alla prima relazione informativa ex art. 36.


Il concetto di rischio nella delicata valutazione di continuità operativa


Avv. Luca D'Amore, amministratore giudiziario: "La valutazione di concrete possibilità di continuazione d'impresa e la proposta di piano industriale ex art. 41 rappresentano il primo vero atto gestorio dell'amministratore giudiziario. Un'assunzione di responsabilità che modifica alcuni approcci sinora diffusi."


In quel piano industriale, cristallizzato dal provvedimento autorizzativo dell'Autorità Giudiziaria, c'è una nuova assunzione di responsabilità, c'è un rischio imprenditoriale che, sebbene calmierato, non può essere ignorato. In quella previsione legislativa, saldata ad altre previsioni normative, c'è l'opportunità di separare la bad company - il fardello dei debiti ante sequestro spesso non congrui e non correlati al business - dalla good company - l'azienda legale "liberata" da quel fardello - con una nuova possibile chance di vita.


Sequestro, competitività e politiche di settore


Dott. Guglielmo Muntoni, già Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma: "Spesso disquisiamo sulla circostanza che il ripristino di legalità di un'impresa mina la sua competitività. Proviamo ad invertire la riflessione. L'impresa non patisce il ripristino di legalità. L'impresa patisce la concorrenza sleale delle imprese che operano in assenza di legalità."


Il ripristino di legalità nelle imprese in sequestro è obbligato ma rischioso - paradigmatico è il fenomeno delle "aziende clone" - se lasciato alla singola impresa.

A tal riguardo, soccorrono:

• gli artt. 34 e 34 bis ossia l'amministrazione giudiziaria ed il controllo giudiziario dell'impresa colpita da infiltrazione della criminalità organizzata;

• i tavoli provinciali permanenti coordinati dalle prefetture-uffici territoriali del Governo ex art. 41-ter per affrontare il tema con un approccio sistemico;

• le interdittive prefettizie ex art. 82 e seguenti, benché oggetto di dibattito non sempre benevolo, rappresentano provvedimenti amministrativi intesi a bloccare l'azione di infiltrazione nei comparti industriali più esposti. Negli ultimi anni si è registrato un incremento considerevole di interdittive che hanno riguardato non solo il mondo degli appalti pubblici ma anche alcuni settori rivolti al mondo privato (ad esempio ristoranti, bar, alberghi,…).

Occorre affiancare l'azione della magistratura con adeguate politiche industriali, corretto accesso al credito bancario, promozione della qualità dalle associazioni di categoria, crescita della cultura del rispetto delle leggi tra imprenditori, lavoratori e professionisti.


Credito bancario per il ripristino della legalità


Avv. Fabio Pantaleo, Responsabile Italia delle misure di prevenzione di Unicredit: "Il credito concesso alle imprese in sequestro e confisca è argomento sensibile per le istituzioni bancarie. Significa comprendere l'importanza della banca quale volano di ripristino della legalità. Significa anche prevenire i finanziamenti concessi senza merito creditizio."


La capacità di far banca diviene volano per accompagnare le imprese nel loro percorso di legalità. Colpisce la finalità della funzione bancaria ma soprattutto il ruolo "educativo" che è possibile trarne anche per evitare finanziamenti bancari concessi senza requisiti. L'approccio si valuta quanto mai necessario: non tutte le istituzioni bancarie e finanziarie ancora oggi conoscono la normativa in oggetto.


Presi dal rutilante andare, sminuiamo sovente il valore di alcuni passaggi. Quei passaggi aprono nuove prospettive. Modificano il nostro agire. Advisora esiste ed opera anche per questo.

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