Consiglio di Stato, Sezione V, n. 5542 Concessione demaniale per acquacoltura e sua decandenza

11/12/2017 11:07

Commento a cura dell'Avv. MORENA LUCHETTI (lmlex.com)


Il provvedimento di decadenza emesso ai danni di una società operante nel settore dell'acquacoltura è illegittimo se il criterio di valutazione della superficie occupata non è riferito alla sola "superficie" (parte emergente) e se la società, pur destinataria di fondi pubblici, non li percepisca poi materialmente.
E' quanto ha stabilito la sezione V del Consiglio di Stato nella sentenza del 27 novembre 2017 n. 5542.
La società Or.Ma.It.sarl contesta la sentenza 28 luglio 2016 n. 857 con la quale il TAR Calabria, sezione staccata di Reggio Calabria, aveva rigettato il ricorso avverso il provvedimento di decadenza con cui il Comune aveva comminato, ai sensi dell'art. 47 lett. f) Cod. Nav., la "massima" sanzione per il seguente duplice motivo:
-risultava, secondo le deduzioni della competente Capitaneria, uno "sconfinamento" con superamento dei limiti fisici della concessione (assegnata per un totale di 39mila metri quadrati di specchio acqueo) tale per cui, essendo il sistema di ancoraggio delle gabbie a sviluppo "obliquo" verso il fondale marino, la superficie in concreto occupata dal concessionario veniva stimata tenuto conto di quella del fondale (ben maggiore rispetto a quella di superficie); il criterio scelto era quello del "vuoto per pieno" e quindi, sebbene le linee di ancoraggio avessero punti di incidenza molto ridotti – con diametro di pochi centimetri – le stesse avrebbero dovuto computarsi nella determinazione della superficie complessiva;
-risultava altresì che la concessione demaniale recasse la condizione risolutiva secondo la quale "il presente atto è da intendersi risolto qualora non dovesse concretizzarsi il rilascio del previsto contributo con i fondi FEP del POR Calabria 2007/2013 entro 18 mesi dalla presente", e pertanto, sebbene fosse intervenuto il provvedimento regionale n. 2119 del 2.3.2010 di destinazione al concessionario del contributo in parola, concretamente lo stesso non era stato erogato; ne derivava quindi la pronuncia di decadenza anche per l'inveramento della concessione risolutiva di mancata concessione di contributi.
Il Supremo Consesso [Pres. Severini, Est. Contessa] riforma la decisione ed accoglie l'appello, con condanna alle spese a carico dell'amministrazione.
La motivazione, sinteticamente, poggia su due pilastri:
1.nella stima della superficie occupata non vale il criterio del vuoto per pieno dovendosi, invero, ancorare la quantificazione dello specchio acqueo alla parte in superficie – e non a quella del fondale – e, in applicazione della circolare ministeriale 30 maggio 2012, ai fini della superficie occupata da cime e catene di ormeggio tener conto soltanto del diametro della catena o della proiezione della stessa sul fondo del mare; ne discende che il Comune avrebbe operato in carenza di istruttoria e motivazione;
2.la mancata assegnazione del finanziamento regionale, seppur concesso formalmente, non può riverberare in termini negativi sulla società addirittura "privandola" della concessione; il Comune, "responsabile" anche qui di aver amministrato in difetto di istruttoria e motivazione, non può giungere ad un provvedimento ablatorio tanto intenso quanto quello decadenziale collegando, sic et simpliciter, la decadenza alla (mancata) materiale erogazione, dovendo, all'opposto, ricondurre il "rilascio" soltanto all'atto regionale di riconoscimento del beneficio. Diversamente opinando si verrebbe a far ricadere sull'interessato eventuali rischi di possibili inadempimenti del soggetto pubblico erogatore, addirittura compromettendo in via definitiva lo stesso titolo concessorio.
Condivisibilmente tale secondo motivo della sentenza è anticipato da una breve premessa, quella relativa alla dubbia legittimità della condizione risolutiva.
Legare indissolubilmente la permanenza della concessione al beneficio pubblico significa, di fatto, operare una "disparità di trattamento" tra le imprese che in regime eccezionale percepiscono aiuti di Stato – e da qui il richiamo espresso all'art. 107 TFUE - e quelle che in regime ordinario non ne godono.

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