Forze Armate e Politica

I militari ed i partiti politici tra libertà costituzionali e tutela della P.A.: legittima l'iscrizione, non l'assunzione di cariche

08/01/2018 10:20

Alessandro M. Basso - Avvocato (Foro di Foggia) e giornalista pubblicista

Il principio si argomenta dalla sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV n. 5845/2017, decisa il 09 novembre e depositata il 12 dicembre.

Il quesito, oggetto della sentenza del Collegio, è se un militare possa iscriversi ad un partito politico e se possa assumere cariche al suo interno.

Nella fattispecie, un Maresciallo dei Carabinieri, dopo essersi iscritto ad un partito, assumeva la carica di segretario regionale: perciò, veniva, dal Comandante, ammonito a recedere dalla carica e riceveva la sanzione disciplinare della consegna di rigore per cinque giorni.

I principali elementi sui quali focalizzare, almeno prima facie, l'osservazione sono: sul piano formale, le previsioni dello statuto in ordine ai poteri spettanti al segretario di un partito e, cioè, la rappresentanza politica e l'attuazione della linea politica; sotto il profilo sostanziale, i diritti elettorali dei militari e, cioè, la candidabilità ad elezioni, la possibilità di svolgere attività politica e di propaganda, tuttavia al di fuori dell'ambiente militare ed in abito civile e con collocamento in apposita licenza straordinaria per la durata della campagna elettorale ed, invece, in aspettativa sin dalla proclamazione se eletti.

In subiecta materia, dunque, vanno richiamati gli artt. 2, 3, 4, 17, 18, 48, 49, 98 co. 3 e 117 Cost., 11 C.E.D.U., 12 Carta dei diritti fondamentali U.E., 20 Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10-12-1948, 22 Patto internazionale sui diritti civili e politici del 16-12-1966, 874, 880 co. 6, 903, 982 co. 2, 1350, 1465, 1483, 1484, 1488 cod.ordin.militare, 6 co. 1 e 2 l. n. 382/1978, 114 l. n. 121/81 e 751 D.P.R. n. 90/2010 nonché il d.lgs n. 66/2010.

In primis, va ricordato che il diritto di associazione in partiti e di riunione pacifica è, sia per Costituzione che per codice militare nonché a livello internazionale ed europeo, un diritto fondamentale ed erga omnes: ciò nonostante, tale situazione giuridica soggettiva è suscettibile di limitazioni, rectius restrizioni (e non di radicale esclusione), ex lege quanto all'esercizio dell'attività politica, proprio, per i militari in carriera.

E' da precisare che non è, invece, ammissibile una limitazione di un (tale) diritto fondamentale in via analogica e/o di interpretazione logica o estensiva.

Sul punto, va notato che lo status di militare non impone soltanto obblighi di rispetto dell'orario di servizio: esso attiene anche alla persona ed al suo operare.

Dunque, è punito ogni comportamento lesivo del principio di estraneità delle Forze Armate dalle competizioni politiche e ciò in rispetto del principio di neutralità delle Istituzioni.

Segnatamente, però, la mera iscrizione ad un partito politico non costituisce partecipazione ad una competizione politica.

Non esiste, infatti, un divieto generalizzato di iscriversi ad un partito politico bensì un divieto di immistione in ambito politico: diversamente optando, il militare, anche se non iscritto a partiti, finirebbe per non poter partecipare anche a riunioni e manifestazioni.

De iure condito, il militare, cioè, ha diritto all'elettorato passivo ma non può svolgere, contestualmente, attività di servizio ed attività istituzionale e, quindi, non può rivestire una carica statutaria né onoraria.

E', dunque, irrilevante l'eventuale annullamento dell'ammonimento e/o della sanzione disciplinare, se disposto dopo la sentenza di primo grado, e, peraltro, non determina l'improcedibilità del gravame in quanto emanato esclusivamente in ottemperanza alla stessa sentenza, non configurandosi infatti (l'annullamento) in termini di autotutela: è, altresì, indifferente che trattasi di incarico regionale nonché l'eventuale collocamento in congedo illimitato per sopravvenuta inidoneità permanente al servizio militare incondizionato.

In conclusione, il militare, contrariamente a quanto sostenuto dal T.A.R. Piemonte Sez. I 05-09-2016 n. 1127, deve mantenersi al di fuori delle competizioni politiche: ergo, è, quindi, legittimo il provvedimento del Comandante recante ammonimento a recedere dalla carica e la sanzione disciplinare della consegna di rigore per cinque giorni.