Niente permesso di soggiorno al padre di figlio minore condannato per violenza sessuale

02/12/2019 13:26

a cura della Redazione Plus Plus Diritto


Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) Pubblicato il 29/11/2019 IN. 08175

Il Consiglio di stato, con sentenza del 29 novembre 2019 n. 8175, ha negato il permesso di soggiorno ad uno straniero condannato per un reato per violenza sessuale nonostante la presenza di un figlio minore in Italia poiché il reato di violenza sessuale è reato ostativo al soggiorno nel territorio dello Stato ex art. 4, comma 3, del d.lgs. n. 286/1998.

Il Consiglio riforma la sentenza del TAR per la Liguria che pure aveva accolto il ricorso dello straniero, ritenendo che nonostante una sentenza di condanna per un reato ostativo, i provvedimenti espulsivi non contenevano la doverosa valutazione – indefettibilmente richiesta dalla legislazione di recepimento della disciplina comunitaria - circa la natura e l'effettività dei vincoli familiari dello straniero, nella specie, padre di un figlio minore residente in Italia.

Per il Consiglio di stato invece la tipologia e la gravità del reato commesso risultano incompatibili non solo con i valori fondanti della nostra Comunità nazionale, ma anche con l'interesse alla stabilità del nucleo familiare interessato, in quanto in questo caso la valutazione di pericolosità sociale dello straniero risulta essere stata adeguatamente riferita alla condanna per fatti che risultano gravemente contrastanti con il principio fondamentale sancito dall'art. 2 della Costituzione, che impone alla Repubblica di garantire i diritti inviolabili della persona sia come singolo, sia nelle formazioni sociali, ivi compreso anche il nucleo familiare - in cui svolge la propria personalità, con particolare riguardo, nella fattispecie considerata, ai precetti costituzionali che impongono la tutela della vita, dell'integrità fisica, della parità e della libertà della donna.

Tali considerazioni neppure risultano in contrasto con i precedenti giurisprudenziali di questa Sezione, in quanto è proprio l'interesse familiare, ed in particolare l'esigenza di garantire i diritti inviolabili delle altre persone componenti il nucleo familiare, ai sensi dell'art. 2 Cost., a rafforzare ed imporre un ancora più tempestivo intervento della Repubblica italiana, al fine di allontanare l'autore di reati incompatibili con le ragioni fondanti della nostra Repubblica sia dalla Comunità nazionale, sia dalle altre persone del nucleo familiare già lese o potenzialmente messe in pericolo dal medesimo soggetto.

Il permesso di soggiorno deve dunque essere respinto in quanto la valutazione di pericolosità sociale in concreto è implicitamente ma univocamente riferita alla condanna definitiva per fatti incompatibili con i principi costituzionali che impongono alla Repubblica di garantire la libertà, la dignità e l'integrità fisica di ogni persona e, in particolare, di contrastare ogni forma di violenza e discriminazione di genere garantendo la piena libertà di scelta della donna, e a nulla rileva il solo obbligo alimentare nei confronti di un figlio non convivente.

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