Il nuovo diritto comunitario all'oblio: in vigore dal 25 maggio 2016

| 25/05/2016 11:11

Laura Biarella, avvocato del Foro di Perugia

Dapprima riconosciuto in ambito giurisprudenziale dalla Corte di Giustizia UE, poi recepito dalle Corti interne, il diritto ad essere dimenticati, sullo spazio web, da oggi è in vigore. E' stato regolamentato in ambito comunitario e, seppur obbligatorio senza onere di recepimento, sono stati concessi, ai Paesi UE, due anni di tempo per l'eventuale opera di adattamento degli ordinamenti interni.


La giurisprudenza comunitaria
. La Corte di Giustizia delle Comunità europee, in occasione della Sentenza 13 maggio 2014, n. 131/12, aveva stabilito che, in relazione ai diritti derivanti dagli artt. 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, l'interessato può chiedere che una data informazione, pubblicata nel web, non venga più messa a disposizione del grande pubblico, prevalendo sia sull'interesse economico del gestore del motore di ricerca, che sull'interesse del pubblico ad accedere a tale informazione in occasione di una ricerca avente ad oggetto il nome della persona interessata. Precisava, inoltre, che detta prevalenza viene meno se risulta che l'ingerenza nei diritti fondamentali dell'interessato risulti giustificata dall'interesse, preminente, degli utenti del web, ad avere accesso, in virtù dell'inclusione summenzionata, all'informazione di cui trattasi.

Le reazioni. All'indomani della citata sentenza, della Corte di Giustizia UE, in tema di diritto all'oblio che, per la prima volta, ha riconosciuto il diritto ad essere "de-indicizzati" dal motore di ricerca, di fatto imponendo a Google di provvedere alle richieste degli utenti, le Autorità Ue Garanti della privacy si sono comunque attivate, nella finalità di elaborare criteri comuni per gestire i ricorsi e i reclami presentati da utenti che, eventualmente, si siano visti rifiutare la relativa istanza. Ciò ha rappresentato l'esordio di un'armonizzazione dei criteri, procedurali e sostanziali, già vigenti nei singoli ordinamenti interessati, per gestire le fattispecie ove il motore di ricerca respinga la richiesta di deindicizzazione. Siffatte Autorità, al contempo, hanno ribadito il dovere, per i motori di ricerca, di adempiere agli obblighi derivanti dalla menzionata sentenza della Corte europea.

La giurisprudenza interna. Nell'ambito interno si evidenzia che la I sezione civile del Tribunale Roma, nella Sentenza del 3 dicembre 2015, n. 23771, applicando i principi indicati dalla Corte di Giustizia, affermava che per diritto all'oblio doveva intendersi una "peculiare espressione del diritto alla riservatezza", che legittima l'utente a chiedere al motore di ricerca web la rimozione dei link da quei siti che ritiene lesivi della propria reputazione e riservatezza, ottenendo la cancellazione dei contenuti delle pagine web che offrono una rappresentazione non più attuale della propria individualità. Nella fattispecie sottoposta al giudice capitolino, la richiesta di deindicizzazione non veniva accolta, poiché le notizie individuate attraverso il motore di ricerca, collegati ad un'inchiesta giudiziaria, risultavano abbastanza recenti e, al contempo, di interesse pubblico. Dalla stessa pronuncia emergono, pertanto, due condizioni che deve rivestire l'informazione, nella finalità di ottenere l'attuazione del diritto all'oblio: a) il fatto che concerne non deve essere recente, b) deve rivestire scarso interesse pubblico. Dai principi individuati si evince, quindi, che il diritto alla rimozione dei dati dal web deve essere bilanciato sia col diritto di cronaca che con l'interesse pubblico alla conoscenza delle informazioni acquisibili tramite la rete. Precisava, altresì, che in merito all'eventuale falsità delle notizie veicolate dai siti visualizzabili per effetto della ricerca sul motore di ricerca, la responsabilità non deve ascriversi al medesimo, bensì ai gestori dei siti interessati. Infine, nell'ipotesi ove l'istanza di deindicizzazione non sia accolta dal motore di ricerca, sarà possibile adire l'autorità nazionale per la protezione dei dati personali, ovvero l'autorità giudiziaria.

Il Garante della Privacy. Anche il nostro Garante della Privacy ha recepito i principi, enucleati a livello comunitario, nella gestione dei reclami, formulati dai cittadini, avverso il diniego di deindicizzazione. Tra tali criteri figura il ruolo dell'interessato nella vita pubblica e quello della natura pubblica o privata delle informazioni riferite al medesimo soggetto, che può risultare prevalente sul presupposto del diritto all'oblio, ovvero il trascorrere del tempo in virtù del quale certe notizie risultano ormai dimenticate od ignote. Nella news letter del 31 marzo 2015, n. 400, pubblicata sul sito istituzionale del Garante per la protezione dei dati personali compariva, infatti, l'esito del ricorso avanzato da un soggetto, il quale aveva contestato la decisione, resa dal motore di ricerca, di non deindicizzare un articolo, il quale riportava un'inchiesta giudiziaria ove il medesimo istante risultava implicato. Il Garante, in particolare, respingeva la formulata istanza di modifica dello "snippet", ovvero l'abstract generato dal motore di ricerca, ribadendo che gli utenti non possono ottenere dal motore la cancellazione, dai risultati di ricerca, di una notizia che li riguarda, qualora si tratti di un fatto recente e di rilevante interesse pubblico. Il diritto all'oblio, in particolare, deve essere bilanciato col diritto di cronaca: la persona interessata, qualora ritenga non veritiere le notizie che la riguardano, può comunque chiedere all'editore l'aggiornamento, la rettificazione e l'integrazione dei dati contenuti nell'articolo.

Le nuove regole deontologiche del giornalista. L'ordinamento interno, all'indomani dell'enucleazione comunitaria del diritto all'oblio, prende atto dello stesso e lo inserisce nella produzione normativa. Si segnala, infatti, che tra i doveri nei confronti delle persone, l'articolo 3 del nuovo "Testo Unico dei Doveri del Giornalista", entrato in vigore il 3 febbraio 2016, stabilisce che il cronista deve evitare "[…] di far riferimento a particolari relativi al passato, salvo quando essi risultino essenziali per la completezza dell'informazione […]".

Il Regolamento comunitario sulla protezione dei dati. Il 25 Maggio entra in vigore il nuovo regolamento comunitario sulla protezione dei dati ("Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE"), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea 4 maggio 2016, n. 119 il quale, di fatto, sarà operativo, negli Stati UE, dal 25 maggio 2018. Infatti, pur non occorrendo recepimento alcuno attraverso atti normativi interni, il legislatore comunitario ha comunque previsto un biennio, a favore dei Paesi Membri, per adattare gli ordinamenti nazionali alla nuova disciplina sulla protezione dei dati personali. In Italia il provvedimento de quo andrà a sostituire il cd. "Codice Privacy", già in vigore dal 2004.

Il diritto all'oblio nei considerando. Una delle principali novità, regolamentata all'art. 17, riguarda il diritto all'oblio. Nel Preambolo risulta oggetto di ben tre considerando:
-n. 65 "Un interessato dovrebbe avere il diritto di ottenere la rettifica dei dati personali che la riguardano e il diritto all'oblio se la conservazione di tali dati violi il presente regolamento o il diritto dell'Unione o degli Stati membri cui è soggetto il titolare del trattamento […]";
-n. 66 "Per rafforzare il diritto all'oblio nell'ambiente online, è opportuno che il diritto di cancellazione sia esteso in modo tale da obbligare il titolare del trattamento che ha pubblicato dati personali a informare i titolari del trattamento che trattano tali dati personali di cancellare qualsiasi link verso tali dati personali o copia o riproduzione di detti dati personali";
-n. 156 "[…] Gli Stati membri dovrebbero essere autorizzati a fornire, a specifiche condizioni e fatte salve adeguate garanzie per gli interessati, specifiche e deroghe relative ai requisiti in materia di informazione e ai diritti alla rettifica, alla cancellazione, all'oblio, alla limitazione del trattamento, alla portabilità dei dati personali, nonché al diritto di opporsi in caso di trattamento di dati personali per finalità di archiviazione nel pubblico interesse, per finalità di ricerca scientifica o storica o per finalità statistiche […]".

La regolamentazione del diritto all'oblio. Sulla base di tali premesse è stato regolamentato il diritto alla cancellazione, o "diritto all'oblio", stabilendo, al comma I, il principio secondo il quale
"L'interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato ritardo e il titolare del trattamento ha l'obbligo di cancellare senza ingiustificato ritardo i dati personali", altresì elencando i relativi motivi:

a) i dati personali non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati;

b) l'interessato revoca il consenso su cui si basa il trattamento conformemente all'articolo 6, paragrafo 1, lettera a), o all'articolo 9, paragrafo 2, lettera a), e se non sussiste altro fondamento giuridico per il trattamento;

c) l'interessato si oppone al trattamento ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 1, e non sussiste alcun motivo legittimo prevalente per procedere al trattamento, oppure si oppone al trattamento ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 2;

d) i dati personali sono stati trattati illecitamente;

e) i dati personali devono essere cancellati per adempiere un obbligo legale previsto dal diritto dell'Unione o dello Stato membro cui è soggetto il titolare del trattamento;

f) i dati personali sono stati raccolti relativamente all'offerta di servizi della società dell'informazione di cui all'articolo 8, paragrafo 1.

Al paragrafo II viene imposto l'obbligo di cancellazione, a carico del titolare del trattamento che abbia reso pubblici dati personali, tenendo conto della tecnologia disponibile e dei costi di attuazione, ed adottando le misure ragionevoli, anche tecniche, per informare i titolari del trattamento che stanno trattando i dati personali oggetto di istanza, da parte dell'interessato, di cancellare qualsiasi link, copia o riproduzione dei suoi dati personali.

Il paragrafo III precisa che i principi sunnominati, riportati ai primi due paragrafi dell'articolo 17 in commento, non trovano applicazione nella misura in cui il trattamento sia necessario:

a) per l'esercizio del diritto alla libertà di espressione e di informazione;
b) per l'adempimento di un obbligo legale che richieda il trattamento previsto dal diritto dell'Unione o dello Stato membro cui è soggetto il titolare del trattamento o per l'esecuzione di un compito svolto nel pubblico interesse oppure nell'esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento;
c) per motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica in conformità dell'articolo 9, paragrafo 2, lettere h) e i), e dell'articolo 9, paragrafo 3;
d) a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici conformemente all'articolo 89, paragrafo 1, nella misura in cui il diritto di cui al paragrafo 1 rischi di rendere impossibile o di pregiudicare gravemente il conseguimento degli obiettivi di tale trattamento; o
e) per l'accertamento, l'esercizio o la difesa di un diritto in sede giudiziaria.

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