legittimazione

Nell'azione di responsabilità societaria sono esclusi i danni indiretti sofferti dal socio

| 23/04/2018


L'azione di responsabilità proposta dal socio di SRL per un risarcimento ex sé in via indiretta è inammissibile. L'azione di responsabilità proposta dagli organi della società è improcedibile se non viene prodotta - entro il momento della precisazione delle conclusioni - la deliberazione dell'assemblea che autorizza l'esercizio dell'azione.

Decisione: Sentenza n. 2400/2017 Tribunale di Milano - Sez. Spec. in materia di Impresa
Il caso.
Una fondazione, che deteneva la maggioranza di quote sociali di una SRL, proponeva azione di responsabilità per mala gestio nei confronti dell'amministratore delegato, che ne ha costretto la messa in liquidazione.
L'azione di responsabilità veniva proposta anche dal liquidatore della società.
Entrambe le domande vengono ritenute inammissibili dal Tribunale: la prima perché relativa al risarcimento del danno sofferto dalla Fondazione in via indiretta (in conseguenza del pregiudizio causato al patrimonio della società partecipata), la seconda per mancanza di deliberazione dei soci che autorizzasse l'azione di responsabilità promossa dal liquidatore.

La decisione.
Nell'affrontare il caso, dopo aver riassunto le richieste delle parti attrici e del convenuto, il Tribunale si esprime sulla domanda della Fondazione, socio di maggioranza: «Le domande risarcitorie proposte dalla Fondazione S. devono essere dichiarate inammissibili, in accoglimento dell‟eccezione di parte convenuta sub a). Occorre premettere che dalla disamina dell‟atto di citazione - in cui nessuna norma qualificativa dell‟azione viene menzionata - e della memoria depositata da parti attrici ex art. 183 comma 6 n. 1 c.p.c. - oltre la quale si consumano le facoltà assertive della parte (1) - si deve ritenere che la socia ha proposto le domande come sopra riportate ex art. 2476 comma 6 c.c.»
Il Collegio rileva che la Fondazione ha agito per il ristoro del danno per sé, quale danno indiretto conseguente alpregiudizio subito dal patrimonio della società partecipata: «Invero, dalla formulazione delle conclusioni relative alle domande n. 1) e 2) - in cui si chiede al Tribunale di condannare lo Z. al risarcimento di tutti i danni conseguenti dagli atti negligenti e dannosi contestati "… a favore delle attrici nella misura che risulterà loro spettante" - si evince in modo chiaro che la socia pretende (almeno in parte) per sé il risarcimento di un danno derivante dalle asserite condotte di mala gestio del convenuto, domanda che è proponibile, sul piano logico-giuridico, solo sul presupposto che essa socia prospetti di avere subito un danno diretto al proprio patrimonio per effetto di quelle condotte. Nello stesso senso va quindi interpretato il petitum della domanda sub 3). E' per converso escluso che la socia abbia agito ex art. 2476 comma 3 c.c. - cioè esercitando, in forza della legittimazione straordinaria ivi riconosciuta, l‟azione sociale di responsabilità - perché, in tal caso, non avrebbe chiesto un risarcimento per sé ed invece soltanto per la Società rappresentata in via straordinaria (peraltro qui agente contestualmente in proprio)».
Il Tribunale richiama il principio affermato dalla Cassazione, che ha sancito più volte che «l'azione individuale del socio nei confronti dell'amministratore di una società di capitali non è esperibile quando il danno lamentato costituisca solo il riflesso del pregiudizio al patrimonio sociale, giacchè l'articolo 2395 c.c., esige che il singolo socio sia stato danneggiato direttamente dagli atti colposi o dolosi dell'amministratore, mentre il diritto alla conservazione del patrimonio sociale appartiene unicamente alla società» (Cass. 4548/2012 e 6558/2011).
Nel caso oggetto di decisione, era stata anche eccepita la carenza di poteri del legale rappresentante rispetto all'azione esercitata dalla Fondazione relativamente al valore eccedente il limite fissato nei poteri, che però rilevava qualora l'azione proposta fosse stata quella ex art. 2476, comma 3, codice civile.
Il Collegio rileva quindi la carenza di legittimazione della Fondazione: «Ne consegue che Fondazione S. ha chiesto per sé il risarcimento per la lesione di un diritto che non appartiene a lei bensì alla Società - poiché la causa petendi prospettata prefigura chiaramente fatti di mala gestio che comportano danni solo al patrimonio sociale - e, cioè, ha esercitato un‟azione rispetto alla quale è carente di legitimatio ad causam».
Passando a esaminare le domande proposte dalla società, il Collegio le dichiara improcedibili per mancanza della delibera autorizzativa.
E, infatti, così statuisce: «al di là dell‟improprio riferimento, da parte del convenuto, a norme riguardanti la s.p.a., vale qui richiamare l‟indirizzo giurisprudenziale secondo cui il legale rappresentante della società a responsabilità limitata, per esercitare l‟azione di responsabilità, deve essere autorizzato dall‟assemblea dei soci, autorizzazione che costituisce una condizione dell‟azione, come tale suscettibile di essere integrata sino al momento della precisazione delle conclusioni. Né sono ipotizzabili diversificazioni con riferimento alla posizione del liquidatore che, sebbene in una fase sociale diversa, esercita gli stessi poteri degli amministratori, assumendo correlativamente responsabilità secondo i medesimi criteri d‟imputazione (art. 2489 c.c.)».
Il Tribunale, quindi, ricorda che la deliberazione non è stata prodotta: «Nondimeno è del tutto pacifico che, a fronte dell‟eccezione sollevata da parte convenuta già in comparsa di risposta, la Società non ha prodotto un verbale di assemblea antecedente alla notificazione dell'atto di citazione da cui risulti la delibera di azione di responsabilità nei confronti di Z., né ha provveduto nel corso del processo a dotarsi della prescritta delibera. Ne deriva che le domande proposte dalla Società devono essere dichiarate improcedibili.»
In conclusione, il Collegio dichiara inammissibili le domande proposte dal socio di maggioranza, e improcedibili quelle proposte dalla società.

Osservazioni.
Il Tribunale si è pronunciato richiamandosi a principi fissati dalla Cassazione, che riconoscono la legittimazione attiva per il risarcimento del socio solo nei casi in cui il danno sia diretto, mentre è esclusa la risarcibilità al socio dei pregiudizi sofferti dalla società, che rimane l'unico soggetto danneggiato.
Nella fattispecie concreta, le eccezioni sollevate dal convenuto riguardavano anche la carenza di poteri del legale rappresentante della Fondazione relativamente al valore della causa, eccedente il limite dei poteri fissato dall'ente; aspetto però assorbito dalla carenza di legittimazione processuale relativa alla irrisarcibilità del danno indiretto.

Giurisprudenza rilevante.
Cass. 4548/2012
Cass. 6558/2011

Disposizioni rilevanti.
Codice Civile
Vigente al: 13-04-2018
Art. 2476 - Responsabilità degli amministratori e controllo dei soci

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