Il protrarsi di immissioni intollerabili può determinare il concretizzarsi del danno alla salute

05/06/2018 09:07


Commento a cura dell avv. Barbara Pirelli ( Foro di Taranto)


Il Tribunale di Cuneo con questo interessante provvedimento ha ordinato ad una attività commerciale di provvedere alla chiusura del locale entro le ore 23,00, per contenere i livelli di rumorosità lamentati dai vicini.
Questa vicenda giudiziaria viene attivata con la presentazione di un ricorso ex art. 700 c.p.c. presentato da una coppia di fatto, con due figli minori, che abitano in un rione di Mondovì, accanto ad una pizzeria che aveva sempre causato ai ricorrenti disagi e disturbo notturno. Sempre in quell'unico caseggiato veniva aperta dallo stesso titolare anche una Vineria- Pub all'interno della quale veniva diffusa musica ad alto volume. L'intollerabilità dei rumori, a detta dei ricorrenti, era da attribuirsi anche agli schiamazzi dei clienti, all'interno e all'esterno dei locali; inoltre, lamentavano una non conformità del locale dal punto di vista dell'inquinamento acustico.
Parte resistente, costituitasi in giudizio, deduceva che si era rivolta a due periti i quali avevano proposto ai ricorrenti degli accorgimenti di mitigazione acustica;precisavano che i locali erano stati regolarmente autorizzati dal Comune di Mondovì e che tra il dicembre 2016 e gennaio 2017 erano stati effettuati degli interventi per ridurre le immissioni rumorose al punto che le misurazioni effettuate erano inferiori al limite della soglia dei 25dB, come da normativa. In buona sostanza parte resistente puntualizzava che le lamentele dei ricorrenti erano incentrate sui comportamenti inurbani della clientela sulla quale parte resistente non aveva alcun potere di controllo, lo stesso ricade nella competenza degli organi deputati alla gestione dell'ordine pubblico.
Il Tribunale, nella persona della dott.ssa Rossella Chirieleison, ha ritenuto la domanda cautelare fondata e pertanto l'ha accolta seguendo questo percorso logico giuridico; con riferimento alfumus boni iuris ha ricordato che :" le immissioni verso il fondo del vicino sono vietate nei casi in cui superino la normale tollerabilità, tenuto conto della condizione dei luoghi e il giudice nell'applicazione dell'art. 844 c.c, comma secondo, deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà tenendo conto anche delle priorità di un determinato uso". Il giudice, menzionando la giurisprudenza più recente ha ricordato che il giudizio di intollerabilità delle immissioni deve essere svolto differenziando la tutela civilistica dalla tutela amministrativa , per cui ogni caso va valutato singolarmente tenendo in debito conto la situazione ambientale, le abitudini degli abitanti e le caratteristiche della zona. Dunque, facendo un bilanciamento tra le esigenze di produzione e quelle connesse alla tutela della salute la giurisprudenza in modo costante ritiene che debba darsi prevalenza al bene della salute. La dott.ssa Chirieleison ricorda una recente pronuncia della Corte di Cassazione, ordinanza n. 1069 del 18.01.2017, che dice: "il superamento dei limiti di rumore, stabiliti dalle leggi e dai regolamenti che disciplinano le attività produttive, è illecito se le immissioni acustiche superano la soglia di accettabilità prevista dalla normativa speciale a tutela di interessi della collettività, pregiudicando la quiete pubblica; di conseguenza se le immissioni si risolvono nell'ambito della proprietà del vicino, più esposto rispetto ad altri, le suddette immissioni devono considerarsi intollerabili ex art. 844 c.c. e ,dunque, illecite anche sotto il profilo civilistico".
Nella trama argomentativa il giudice ricorda una recente pronuncia della Corte di Cassazione secondo cui : " il livello di normale tollerabilità può essere accertato solo con accertamenti di natura tecnica compiuti mediante apposita consulenza d'ufficio e che in questa materia si può ricorrere alla prova testimoniale solo quando la stessa verta su fatti caduti sulla diretta percezione sensoriale dei deponenti priva di giudizi valutativi".( Corte di Cassazione sentenza n. 1606 del 20.01.2017).
Il giudice ha ritenuto i risultati emersi dalla C.T.U. pienamente utilizzabili ai fini della decisione perché l'attività di misurazione e rilevazione è stata effettuata in modo accurato anche con "misurazioni a sorpresa"; è emerso che la sorgente rumorosa era costituita sia dalla pizzeria che dall'annessa birreria-pub, attività aperte tutti i giorni dalle 18.00 alle 3.00, con chiusura solo il martedì. Entrambi i locali e l'abitazione dei ricorrenti sono situate in un' area residenziale con zona acustica mista, con traffico veicolare o di attraversamento, non vi sono attività industriali, poche attività artigianali e con la presenza di uffici e attività commerciali. Il C.T.U. ha calcolato il livello prodotto dalla sorgente rumorosa e il livello del rumore residuo, cioè quello che si ha quando viene esclusa la specifica sorgente disturbante. Ha rilevato, dunque, una serie di rumori tra i quali: la musica dell'impianto stereo del locale birreria-pub, il rumore prodotto dallo scorrimento di tavoli, sedie ecc., i colpi prodotti dalla preparazione del cibo e bevande, i rumori prodotti dal vociare dei clienti ecc. All'esito delle misurazioni il C.T.U. ha concluso che il rumore determinato dalle attività commerciali era superiore a 25dB a finestre chiuse e superiore a 35dB a finestre aperte. E' stato anche rilevata una significativa differenza tra le rilevazioni effettuate in contraddittorio e quelle effettuate a sorpresa, durante queste ultime è stato accertato che la musica veniva tenuta ad alto volume e che nessun controllo veniva effettuato per evitare lo stazionamento degli avventori all'uscita del locale.
Con riferimento al periculum in mora il giudice ha ritenuto pienamente dimostrato il pregiudizio imminente ed irreparabile al diritto alla salute, i ricorrenti avevano presentato documentazione medica attestante stati di ansia, disturbi del sonno e altre problematiche simili. La compromissione della qualità della vita ha riguardato tutta la famiglia, considerando anche due bimbi di 8 e 3 anni che avevano difficoltà a prendere sonno. Logica conseguenza è che l'accertata esposizione ad immissioni sonore intollerabili può determinare la lesione del diritto al riposo notturno.
In conclusione, il Tribunale di Cuneo accogliendo il ricorso ha ordinato alla parte resistente di astenersi dallo svolgere attività che superino il normale livello di tollerabilità del rumore; ha ordinato la chiusura al pubblico dei locali entro le 23,00 ed entro tale ora devono terminare tutte le attività interne ai locali dopo la chiusura; con riferimento ad alcuni interventi suggeriti dal C.T.U., tipo l'inserimento di pannelli fonoisolanti o la desolidarizzazione del bancone del bar, il giudice ha ritenuto sufficiente un mese per la messa in opera dei suddetti accorgimenti.
Parte resistente è stata condannata alla rifusione, in favore dei ricorrenti , delle spese del procedimento pari alla somma di euro 7.962,00 per compensi professionali oltre alla rifusione delle spese di c.t.p. liquidate in euro 2000,00 oltre alle spese di C.T.U.; è stata,invece, rigettata la domanda di condanna della parte resistente ai sensi dell'art. 96 comma 3 c.p.c

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