sistema societa' - responsabilita' dei sindaci

Il dovere di vigilanza e controllo dei sindaci si estende alla gestione societaria

| 05/02/2019 15:44

Corte di Cassazione, civ., sez. II, sentenza del 09 gennaio 2019, n. 301

La funzione del collegio sindacale si estrinseca nel controllo del regolare svolgimento della gestione della società, posto che il dovere di vigilanza e di controllo imposto ai sindaci delle società per azioni ex art.2403 c.c. non è circoscritto all'operato degli amministratori, ma si estende a tutta l'attività sociale, con funzione di tutela non solo dell'interesse dei soci, ma anche di quello, concorrente, dei creditori sociali, e ricomprende, pertanto, anche l'obbligo di segnalare tutte le situazioni che esigano, in applicazione degli articoli 2446 e 2447 c.c., la riduzione del capitale sociale. Nelle società quotate in borsa, tale dovere si fa ancora più stringente, in vista della funzione di garanzia dell'equilibrio del mercato.

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Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione ha ribadito il costante orientamento giurisprudenziale in tema di responsabilità dei sindaci per inadeguata vigilanza e omessa segnalazione alla Consob. Ed invero, secondo la Suprema Corte, attesa la funzione di garanzia che i vari organismi di controllo sono deputati a svolgere nell'ambito delle società - soprattutto se quotate e strutturate in un'articolazione interna complessa, che preveda il riparto delle competenze gestorie tra diversi organi - tali organi, a partire da quelli deputati al controllo interno aziendale, fino alle società di revisione dei conti ed al collegio sindacale, sono investiti di un ineludibile compito di costante verifica della corrispondenza dei meccanismi di gestione della società al paradigma della corretta amministrazione, così come definito dalla scienza dell'economia aziendale. Ne consegue che, proprio per la funzione che i sindaci rivestono, gli stessi devono correttamente e tempestivamente esercitare i poteri che la legge gli attribuisce.

Il contesto normativo

L'art. 149 del D.lgs. 58 del 24/2/1998 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria), recante le disposizioni in tema di doveri del collegio sindacale, prevede che "il collegio sindacale vigila:
a) sull'osservanza della legge e dell'atto costitutivo;
b) sul rispetto dei principi di corretta amministrazione;
c) sull'adeguatezza della struttura organizzativa della società per gli aspetti di competenza, del sistema di controllo interno e del sistema amministrativo-contabile nonché sull'affidabilità di quest'ultimo nel rappresentare correttamente i fatti di gestione;
c-bis) sulle modalità di concreta attuazione delle regole di governo societario previste da codici di comportamento redatti da società di gestione di mercati regolamentati o da associazioni di categoria, cui la società, mediante informativa al pubblico, dichiara di attenersi;
d) sull'adeguatezza delle disposizioni impartite dalla società alle società controllate ai sensi dell'articolo 114, comma 2.
2. I membri del collegio sindacale assistono alle assemblee ed alle riunioni del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo. I sindaci, che non assistono senza giustificato motivo alle assemblee o, durante un esercizio sociale, a due adunanze del consiglio d'amministrazione o del comitato esecutivo, decadono dall'ufficio.
3. Il collegio sindacale comunica senza indugio alla CONSOB le irregolarità riscontrate nell'attività di vigilanza e trasmette i relativi verbali delle riunioni e degli accertamenti svolti e ogni altra utile documentazione.
4. Il comma 3 non si applica alle società con azioni quotate solo in mercati regolamentati di altri paesi dell'Unione Europea.
4-bis. Al consiglio di sorveglianza si applicano i commi 1, 3 e 4. Almeno un componente del consiglio di sorveglianza partecipa alle riunioni del consiglio di gestione.
4-ter. Al comitato per il controllo sulla gestione si applicano i commi 1, limitatamente alle lettere c-bis) e d), 3 e 4
".

Per quanto qui di interesse, occorre porre l'attenzione sul dettato del comma 1, lettera b) e c-bis), nonché del successivo comma 3 dell'articolo in esame, atteso che, nella specie, il sindaco è stato condannato a causa dell'accertata non adeguata vigilanza delle operazioni poste in essere dalla società, in violazione del citato art. 149 comma 1, lettera b e c-bis e per omessa segnalazione alla Consob delle irregolarità riscontrate in violazione del medesimo art. 149 comma 3. Ciò che rileva, invero, è la condotta posta in essere dai sindaci che devono vigilare sul corretto svolgimento degli assetti organizzativi e del sistema di controllo interno e, qualora riscontrino irregolarità, devono prontamente comunicarle alla Consob, quale superiore organismo di vigilanza.

Del resto, il dovere dell'organo di controllo (vale a dire del collegio sindacale) di comunicare alla Consob le irregolarità riscontrate nell'esercizio dell'attività di vigilanza si inserisce nel novero delle disposizioni dettate per la difesa della trasparenza e del regolare funzionamento dei mercati finanziari. Il dovere di comunicazione, quindi, configura una responsabilità distinta ed ulteriore rispetto a quella di vigilanza, con l'effetto che un esercizio non diligente dei compiti di vigilanza può essere fonte di una duplice responsabilità, anzitutto per non aver riscontrato e poi, di conseguenza, per non aver comunicato l'irregolarità intervenuta.
La violazione di ciascuno dei due doveri, infatti, è assistita dalla previsione di una sanzione amministrativa.

Il dovere di segnalazione delle irregolarità si inquadra nella volontà del legislatore di coordinare l'attività dell'organo di controllo delle società quotate con le iniziative di vigilanza della Consob, atteso che le informazioni trasmesse concorrono a porre l'Autorità in condizione di attivare con tempestività le iniziative più opportune per impedire o mitigare lesioni attuali o potenziali degli interessi dei risparmiatori. Tant'è che il valore della comunicazione risiede nella sua prossimità temporale ai fatti o agli eventi che ne costituiscono il contenuto.

Ovviamente, l'adempimento del dovere di comunicazione (i) postula l'esercizio da parte del collegio sindacale di una diligente attività di controllo nelle aree di sua competenza, (ii) richiede la valutazione accorta e professionale delle informazioni raccolte e, ove ne emergano i fondamenti, (iii) impone la qualificazione in termini di irregolarità dei fatti e dei comportamenti cui le informazioni si riferiscono.

Questo premesso, non può non rilevarsi come il dovere del collegio sindacale di comunicare le irregolarità riscontrate negli ambiti della sua vigilanza abbia sollevato da sempre rilevanti problemi interpretativi soprattutto in merito al concetto di irregolarità.

Basti a tal fine considerare che la vigilanza del collegio sindacale (che - giova ribadire - rileva principalmente in tema di osservanza dei principi di corretta gestione e di adeguatezza del sistema dei controlli interni amministrativi) si esercita in ambiti ampiamente pervasi da valutazioni di merito, regole tecniche e procedure organizzative; ambiti rispetto ai quali i giudizi di regolarità/irregolarità non si declinano, o si declinano solo in parte, in base a canoni giuridici.

I dubbi interpretativi concernono anche la natura e le finalità del coordinamento funzionale che, nel processo finalizzato all'adempimento dei compiti informativi, si instaura tra l'organo di controllo e l'Autorità.

Al riguardo, non va sottaciuto che, ai fini della migliore comprensione della teleologia di tale coordinamento, non è indifferente il contenuto delle informazioni che formano oggetto della comunicazione. E, invero, la natura del rapporto organizzativo tra le due Entità può mutare significato e portata proprio in funzione.....Continua la lettura su Sistema Società, in PlusPlus24Diritto


Avv. Cristiano Augusto Tofani

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