SOCIETARIO

Società per azioni e diritto di opzione

12/02/2019 14:06


Massima giurisprudenziale (a cura dell'Avv. Rossana Mininno del Foro di Milano).


Con l'ordinanza n. 3779 pubblicata in data 8 febbraio 2019 la Prima Sezione Civile della Corte di cassazione si è pronunciata in merito all'azione di responsabilità proposta dalla società Alfa S.r.l. nei confronti degli amministratori e dei sindaci della società Beta S.p.A. (della quale Alfa S.r.l. deteneva il 40% del capitale sociale) per il risarcimento dei danni (asseritamente) derivati dall'esecuzione di una delibera assembleare rivolta alla ricapitalizzazione della società al fine del ripianamento delle perdite con previsione di un diritto di opzione per l'acquisto delle azioni di nuova emissione da esercitarsi entro un termine inferiore a quello previsto dall'art. 2441, co. 2, cod. civ. (pari, all'epoca dei fatti, a trenta giorni).

Secondo la difesa articolata nel giudizio di primo grado da Alfa S.r.l., «[i]n conseguenza della condotta commissiva degli amministratori, consistita nel porre in esecuzione detta delibera … e di quella omissiva dei sindaci, che nulla avevano fatto per ostacolarne l'esecuzione, [Alfa S.r.l.], quale socia della predetta [Beta S.p.A.] aveva potuto esercitare solo in minima parte il diritto di opzione … vedendosi, in tal modo, svalutata la propria quota (del 40%) di partecipazione alla società [Beta S.p.A.]».

In altri termini, Alfa S.r.l., a causa della brevità del termine concesso per l'esercizio del diritto di opzione, non era riuscita ad acquisire le azioni necessarie per mantenere un'identica partecipazione nella società Beta S.p.A..

Il punto di diritto controverso concerne il termine assegnato ai soci per l'esercizio del diritto di opzione.

Secondo la prospettazione della società Alfa S.r.l., ricorrente per cassazione, «il termine, inferiore a quello legale di trenta giorni, concesso ai soci per l'esercizio del diritto di opzione, senza l'indicazione nel verbale assembleare di una ragione sostanziale per derogare a siffatta riduzione», avrebbe dovuto indurre la Corte d'Appello a ritenere invalida la relativa delibera assembleare.

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso e statuito il seguente principio di diritto: «affinché, ai sensi dell'art. 2441 cod. civ. (nel testo applicabile ratione temporis), sia consentito sacrificare il diritto di opzione attribuito al socio, non è necessario che tale sacrificio costituisca l'unico inderogabile mezzo per realizzare l'interesse della società, ma è sufficiente che, in presenza di un interesse di particolare natura ed intensità, nella scelta del modo di realizzare l'aumento di capitale la predetta soluzione appaia preferibile e ragionevolmente più conveniente».

Quanto alla norma di riferimento, si precisa che l'art. 2441 ("Diritto di opzione") cod. civ. è stato modificato dal decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116.

Il comma 2, nel testo attualmente vigente, stabilisce: "L'offerta di opzione deve essere depositata presso l'ufficio del registro delle imprese e contestualmente resa nota mediante un avviso pubblicato sul sito internet della società, con modalità atte a garantire la sicurezza del sito medesimo, l'autenticità dei documenti e la certezza della data di pubblicazione, o, in mancanza, mediante deposito presso la sede della società. Per l'esercizio del diritto di opzione deve essere concesso un termine non inferiore a quindici giorni dalla pubblicazione dell'offerta".

Nel testo previgente alla modifica stabiliva: "L'offerta di opzione deve essere depositata presso l'ufficio del registro delle imprese. Salvo quanto previsto dalle leggi speciali per le società con azioni quotate in mercati regolamentati, per l'esercizio del diritto di opzione deve essere concesso un termine non inferiore a trenta giorni dalla pubblicazione dell'offerta".