codice della crisi e dell'insolvenza

La procedura di allerta e di composizione assistita della crisi nel solco della Direttiva Europea sul Preventive Restructuring

| 13/05/2019 15:47



a cura dell'avvocato Juri Bettinelli, Counsel e Responsabile del team Restructuring & Insolvency team di Allen & Overy


Il nuovo codice della crisi e dell'insolvenza (CCI) ha recentemente introdotto nel nostro ordinamento un principio in forza del quale ciascun imprenditore ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile per la rilevazione tempestiva della crisi dell'impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per far fronte a tali accadimenti eventualmente mediante il ricorso ad uno degli strumenti all'uopo previsti dall'ordinamento (art. 2086, 2° co., c.c.).

Se risulta allo stato per lo più ignoto quali caratteristiche operative deve avere la struttura organizzativa per essere conforme al dettato normativo, è invece cristallino l'intento del legislatore di rimarcare, nel noto contesto congiunturale, la centralità del fenomeno della crisi di impresa, imponendo a ciascuna società di dotarsi di apparati interni tali da consentire la formazione di ciascuna decisione gestionale sulla base di un quadro informativo alimentato da dati storici, attuali ma soprattutto prospettici (c.d. forward-looking approach).

E' empiricamente dimostrato che una situazione di crisi tempestivamente diagnosticata ha più probabilità di essere curata, generando un beneficio diretto per l'imprenditore in difficoltà e, in via mediata, per l'economia in generale: preservazione dell'avviamento di cui ciascuna realtà imprenditoriale è ontologicamente dotata, salvezza dei livelli occupazionali e del patrimonio dell'imprenditore quale garanzia generica per i creditori.

Il principio posto alla base del nuovo secondo comma dell'art. 2086 c.c. trova consacrazione nella proposta di direttiva approvata, in prima lettura, lo scorso 28 marzo dal Parlamento Europeo e attualmente al vaglio del Consiglio Europeo (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/HIS/?uri=COM:2016:723:FIN), riguardante i quadri di ristrutturazione preventiva (la Proposta di Direttiva).

La Proposta di Direttiva mira, tra le altre cose, a creare un set minimo di norme che promuovano procedure omogenee di ristrutturazione precoce (preventive restructuring procedures), nonché l'accesso agevolato delle società di piccola e media dimensione (le PMI) a canali, anche di matrice pubblica, di supporto professionale.

Tali obiettivi parrebbero essere raggiunti dal CCI attraverso l'introduzione della procedura di allerta e di composizione assistita della crisi (la Procedura) che, a partire dall'agosto 2020, coinvolgerà le PMI il cui apparato di controllo interno non abbia tempestivamente rilevato ed efficacemente affrontato una situazione di crisi definita, ai sensi dell'art. 2 del CCI, come "lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l'insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate".

Trattasi di una procedura caratterizzata da una fase inziale (allerta) ed una fase successiva ed eventuale (composizione assistita) che può essere così sommariamente sintetizzata. [slide esplicativa in allegato]

Quali società possono esserne assoggettate? Le società, non quotate, che superino non più di uno dei seguenti parametri: totale stato attivo patrimoniale: Euro 20 milioni, ricavi netti: Euro 40 milioni; numero medio dei dipendenti occupati durante l'esercizio: 250.

Quando viene attivata la Procedura? In caso di superamento di determinati indici di natura per lo più finanziaria (in corso di individuazione, per ciascun settore merceologico, da parte del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti) che, in linea di principio, dovrebbero denotare la sussistenza di uno stato di crisi nell'accezione testé menzionata.

Chi può attivare la Procedura e come? Viene attivata tramite una segnalazione de (i) il collegio sindacale o il revisore ove ritenga sussistenti fondati indizi di crisi senza che il debitore abbia, in un periodo massimo di 90 giorni, fornito adeguate risposte che convincano il segnalante dell'assenza di una situazione di crisi; (ii) l'Agenzia delle Entrate, INPS, agente di riscossione in caso di inadempimenti qualificati se non regolarizzati o sanati nei 90 giorni successivi; ovvero (iii) il debitore su base volontaria, ove lo stesso voglia beneficiare di talune misure premiali riconosciute a chi affronta precocemente la situazione di difficoltà.

A chi viene inviata la segnalazione? Ad un organismo (OCRI) istituito presso le Camere di Commercio che nominerà un collegio di tre professionisti, esperti in materia legale, contabile e aziendale individuati dalla stessa Camera di Commercio, dal presidente del Tribunale competente e dall'associazione di categoria.

Quale compito ha il collegio di esperti? Verifica la sussistenza di una situazione di crisi e, in caso positivo, concede al debitore un termine entro il quale lo stesso deve porre in essere le misure necessarie per superare la crisi, come individuate congiuntamente al collegio stesso.

Cosa succede se la situazione di crisi non viene superata? La PMI avrà l'onere di richiedere l'accesso alla procedura di composizione assistita davanti al medesimo collegio di esperti che, in tal caso, assisterà attivamente la PMI nelle negoziazioni con i propri creditori. Ove ad esito di tale procedura, di durata massima di sei mesi, non dovesse essere trovato tra la PMI e i suoi creditori un accordo idoneo a superare la situazione di crisi, il collegio inviterà la PMI ad accedere, entro 30 giorni, ad una procedura di regolazione della crisi e dell'insolvenza con ciò intendendosi l'accordo di ristrutturazione dei debiti, il concordato preventivo o la liquidazione giudiziale (l'attuale fallimento). Ove ciò non avvenga e la PMI versi in una evidente situazione di insolvenza, l'OCRI effettuerà apposita comunicazione al Pubblico Ministero che, entro 60 giorni, potrà richiedere al Tribunale l'apertura della liquidazione giudiziale.

E' previsto l'intervento del Tribunale? No, salvo il debitore necessiti di misure protettive durante le negoziazioni ovvero, in caso di deficit patrimoniale, dell'esonero dall'obbligo di ricapitalizzazione.

Quanto costa la Procedura? Il compenso dell'OCRI, se non concordato con l'imprenditore, è stabilito dal Tribunale tenendo conto, tra le altre cose, della dimensione dell'impresa (in termini di attivi e di passivo) e dell'impegno concretamente richiesto al collegio di esperti.

In conclusione, la Procedura mira quindi ad un duplice risultato: (i) nella fase di allerta, promuovere una costante (e più frequente rispetto ad oggi) interlocuzione tra l'organo gestorio e quello di controllo che consenta di intercettare precocemente i germi della crisi ed incentivare un approccio proattivo al fenomeno; (ii) nella fase di assistenza nella gestione della crisi, offrire alle PMI un team di consulenti "ottriato" per favorire un luogo di incontro tra il debitore "non strutturato" e i creditori intermediati da organismi professionali.

Con plauso devono essere accolti i principi sottesi allo strumento in discorso che, auspicabilmente, condurrà ad una diffusione capillare di una nuova cultura finanziaria nella galassia delle PMI. Ad oggi, tuttavia, un giudizio formulato sul predetto strumento non può essere scevro dai (tanti) dubbi che soltanto l'effettivo funzionamento ed utilizzo dello stesso potrà dissipare; senza dubbio, tuttavia, le PMI saranno chiamate a modificare significativamente (e a sostenerne i relativi non trascurabili costi) la propria struttura interna per adeguarsi a quanto richiesto dal CCI, ivi compresa – per quelle dimensionalmente più piccole – la nomina di un organo di controllo o del revisore nei casi di cui al novellato art. 2477 c.c.