Presentato il ddl di Riforma del Processo Civile, ecco cosa prevede

| 09/12/2019 16:32

Contributo a firma di Sara Biglieri e Luca De Benedetto, studio legale Dentons


"Una riforma strutturale del nostro ordinamento giuridico" che dovrebbe segnare una "svolta" ed avrebbe l'obiettivo di "garantire una maggiore efficienza del processo civile".

Così il premier Conte ha presentato il disegno di legge delega di riforma del processo civile, approvato nel corso della riunione del Consiglio dei Ministri tenutasi il 5 dicembre scorso. Il punto di partenza, ha poi spiegato il Ministro della Giustizia Bonafede, è "l'analisi del perché le cose non funzionano nel processo civile" e questa la risposta del Ministro: "troppi tempi morti" e processo "troppo complicato".

In quest'ottica, il disegno di legge delega prevede un "processo uniformato in unico modello", esclusivo e obbligatorio in tutti i casi in cui il Tribunale giudica in composizione monocratica. Essenzialmente un rito modellato su quello lavoristico, da introdursi con ricorso, applicabile anche ai giudizi innanzi al Giudice di Pace.

In sintesi, un processo calendarizzato con tre sole udienze: alla prima risulterà già tracciato "il perimetro della causa", alla seconda si procederà con l'audizione (se ritenuta necessaria) dei testi, e alla terza si svolgerà la discussione orale, all'esito della quale il Tribunale potrà decidere la causa subito o riservarsi ed emettere la sentenza entro il termine 30 giorni.

Peraltro, al fine accelerare ulteriormente i tempi e semplificare l'attività processuale, viene introdotta la possibilità di anticipare "l'istruttoria" in fase stragiudiziale, consentendo agli avvocati di procedere - sulla falsariga di ciò che accade nei sistemi anglo-americani - all'audizione dei testimoni, nel contraddittorio tra le parti, anche al fine di favorirne la conciliazione.

In linea con queste finalità, particolare attenzione viene mostrata per la digitalizzazione del processo, che, ad oggi, ha contribuito ad una gestione più efficiente della giustizia. Infatti, il deposito degli atti dovrà essere effettuato unicamente con modalità telematiche, anche nei giudizi innanzi al Giudice di Pace e alla Corte di Cassazione, e le notifiche potranno essere eseguite esclusivamente in forma telematica (con conseguente divieto di notifiche cartacee) se il destinatario risulti munito di indirizzo pec.

È prevista, inoltre, l'abrogazione di una serie di istituti introdotti in un'ottica deflattiva negli anni scorsi e rivelatisi invece insoddisfacenti nella prassi, ovvero: l'eliminazione del tentativo di conciliazione obbligatoria nei procedimenti innanzi al Giudice di Pace, del filtro in appello, della mediazione obbligatoria in materia di responsabilità medica, contratti finanziari, bancari e assicurativi, e della negoziazione assistita nel settore della circolazione stradale.

Infine, ulteriori novità riguardano l'eliminazione del "famigerato" c.d. rito Fornero in ambito lavoristico e l'inasprimento della disciplina della "lite temeraria" ex art. 96 c.p.c. con l'introduzione anche di un importo da versarsi in favore dello Stato, in aggiunta alle somme da corrispondere alla parte vittoriosa.

L'obiettivo dichiarato della riforma così delineata è "il dimezzamento dei tempi". Ma, in questa prospettiva, quale primo commento "a caldo" che riprende le perplessità già manifestate dall'Avvocatura, può evidenziarsi che l'introduzione di un rito unitario simile a quello del lavoro, se da un lato potrebbe effettivamente contribuire a velocizzare le cause non particolarmente complesse tra solo due parti, dall'altro rischia di risultare inadeguato nel caso in cui siano coinvolte più parti e/o la controversia presenti profili di particolare complessità.

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