Affitto d'azienda eso-concorsuale e prededucibilità del credito dell'affittuario

| 15/01/2020 14:01


Commento a cura dell'Avv. Rossana Mininno del Foro di Milano


Con la sentenza n. 25470 del 10 ottobre 2019 la Prima Sezione civile della Suprema Corte di cassazione si è pronunciata sulla quaestio iuris della prededucibilità del credito vantato dall'affittuario in relazione ai canoni versati al concedente in epoca anteriore alla sua declaratoria di fallimento e divenuti ex post oggetto di obbligazione restitutoria a seguito del recesso del curatore dal contratto di affitto di azienda.


La fattispecie sub iudice.


La società Alfa S.p.A. ha stipulato, in qualità di affittuaria, con la società Gamma S.r.l., in qualità di concedente, un contratto di affitto di ramo di azienda avente durata pluriennale.

All'atto della stipulazione Alfa S.p.A. ha corrisposto a Gamma S.r.l. il canone di affitto dovuto per la prima annualità, nonché, in via anticipata, un ulteriore importo per i canoni successivi alla prima annualità di contratto.

Dopo alcuni mesi (segnatamente, in epoca antecedente alla scadenza della prima annualità di contratto) Gamma S.r.l. è stata dichiarata fallita e il curatore fallimentare ha esercitato la facoltà di recesso dal contratto.

Alfa S.p.A. ha proposto domanda di ammissione al passivo in prededuzione del credito afferente i canoni versati anticipatamente a Gamma S.r.l. in bonis e relativi al periodo successivo alla riconsegna del ramo di azienda.

Il Giudice Delegato ha ammesso il credito di Alfa S.p.A., denegandone, però, la collocazione in prededuzione.

La decisione del Giudice Delegato è stata confermata dal Tribunale in composizione collegiale, adito dalla società creditrice in sede di opposizione, con la seguente motivazione: «l'obbligazione restitutoria era sorta per un fatto – appunto il pagamento indebito – anteriore alla dichiarazione di fallimento, da ciò derivando la natura concorsuale del credito e l'esclusione dell'invocata prededuzione».

Alfa S.p.A. ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza resa dal Tribunale in sede di opposizione allo stato passivo deducendo la violazione e/o falsa applicazione dell'articolo 79 ("Contratto di affitto d'azienda") del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 ("Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa").

Dirimente al fine della risoluzione della quaestio iuris sottoposta al vaglio dei Giudici della Prima Sezione è stata l'individuazione del fatto genetico del credito e la relativa collocazione temporale.


Effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti.


Gli effetti di diritto sostanziale della declaratoria di fallimento sono disciplinati nel Capo III ("Degli effetti del fallimento") del Titolo II ("Del fallimento") del regio decreto n. 267 del 1942: la Sezione IV, composta dagli articoli da 72 a 83-bis, è dedicata, specificamente, agli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti.

La regola generale sancita dal legislatore del 1942 è quella della sospensione del rapporto negoziale, quale effetto ‘automatico' della declaratoria di fallimento (articolo 72), mentre le soluzioni alternative della prosecuzione e dello scioglimento costituiscono ipotesi eccezionali, valevoli solo per i contratti per i quali siano espressamente contemplate.

Quanto all'ambito oggettuale della regola della sospensione, essa riguarda i contratti, stipulati in epoca antecedente alla declaratoria di fallimento, i quali risultino, al momento dell'apertura della procedura, non ancora eseguiti, totalmente o parzialmente, da entrambe le parti: per effetto della declaratoria di fallimento il contratto è sospeso fino alla data della dichiarazione di subentro da parte del curatore, al quale può essere assegnato da giudice delegato un termine decorso invano il quale il contratto si intende risolto.

Per il contratto di affitto di azienda c.d. eso-concorsuale (id est, stipulato in epoca antecedente alla declaratoria di fallimento) l'articolo 79 del regio decreto n. 267 del 1942 stabilisce, in deroga alla regola generale della sospensione dei contratti pendenti, la prosecuzione del contratto: il fallimento «non è causa di scioglimento del contratto».

La ratio della diversa scelta legislativa consiste nell'assicurare la continuità dell'azienda, preservandone l'avviamento commerciale, il quale ne costituisce una «qualità essenziale» (Cass. civ., Sez. I, 20 aprile 1994, n. 3775): oggetto del contratto di affitto è un complesso unitario di «beni mobili ed immobili, legati tra di loro da un vincolo di interdipendenza e complementarietà per il conseguimento di un determinato fine produttivo» (Cass. civ., Sez. V, 25 settembre 2019, n. 23851), fine potenzialmente sottoposto a ripercussioni negative in caso di improvvisa interruzione del contratto.

Il legislatore del 1942 ha, altresì, riconosciuto ad entrambe le parti la facoltà di recedere, facoltà controbilanciata dalla previsione della corresponsione di un equo indennizzo.
Qualora la parte recedente sia il curatore fallimentare l'indennizzo dovuto al contraente in bonis costituisce un credito avente collocazione prededuttiva ex lege in quanto sorto in costanza di fallimento.


La prededucibilità dei crediti in ambito fallimentare.


Un credito, per poter beneficiare del rango prededucibile, deve soddisfare un duplice (alternativo) criterio: cronologico (essere sorto «in occasione» della procedura concorsuale) e teleologico (essere sorto «in funzione» della procedura concorsuale).


In sede di esegesi dei criteri ermeneutici fissati ex lege i Giudici di legittimità hanno chiarito che al fine del riconoscimento della collocazione prededuttiva costituisce presupposto indefettibile che il momento genetico dell'obbligazione sia temporalmente connesso alla pendenza della procedura, rectius collocabile all'interno della procedura (Cass. civ., Sez. I, 12 luglio 2018, n. 18488).


Il riferimento all'elemento cronologico deve essere, però, integrato da un ulteriore, benché non esplicitato, elemento: la riferibilità del credito all'attività degli organi della procedura, la quale genera crediti prededucibili indipendentemente dalla verifica in concreto della loro funzionalità rispetto alle esigenze della ‘massa' dei creditori (Cass. civ., Sez. VI, 7 ottobre 2016, n. 20113).


Il secondo criterio (id est, teleologico) è stato declinato nel senso di funzionalizzazione del credito in termini di utilità per la ‘massa' dei creditori (Cass. civ., Sez. I, 25 luglio 2007, n. 16426): il ceto creditorio deve ricavare un vantaggio, rectius un'utilità dalla spesa sostenuta (cfr. ex multis Cass. civ., Sez. I, 13 giugno 2016, n. 12119; Cass. civ., Sez. I, 5 dicembre 2016, n. 24791; Cass. civ., Sez. VI, 22 marzo 2017, n. 7392; Cass. civ., Sez. I, 19 ottobre 2017, n. 24687).


Il percorso logico-giuridico.


I Giudici della Prima Sezione hanno in primis precisato che l'affitto di azienda è, da un punto di vista ontologico, un contratto di durata, ad esecuzione continuata e a prestazioni corrispettive, «in cui, da un lato, il prolungarsi della sua efficacia, vale a dire la durata dell'effetto, rientra nel contenuto diretto dell'obbligazione assunta, facendo, così, parte della prestazione considerata; dall'altro, nell'ambito di uno stesso strumento negoziale, sorgono contemporaneamente, nell'una e nell'altra parte, obblighi e diritti a prestazioni reciproche collegate tra loro da un vincolo di interdipendenza».


Con specifico riferimento ai requisiti cui il credito deve rispondere per poter beneficiare della collocazione prededuttiva i Supremi Giudici hanno chiarito che non è consentito il riconoscimento di detto rango «a qualsiasi obbligazione caratterizzata da un sia pur labile collegamento con la procedura concorsuale» (diversamente opinando, «tutti i crediti sorti nell'ambito dei rapporti di durata sarebbero prededucibili»), ma è necessaria la ricorrenza di un «vantaggio» per la massa dei creditori, da accertare «con valutazione da compiersi ex ante».
Il discrimen per la risoluzione della questione sottoposta è stato individuato nel carattere della corrispettività.

Con precipuo riferimento ai canoni versati anticipatamente dal contraente in bonis in relazione ad un periodo temporale rivelatosi successivo all'esercizio, da parte del curatore fallimentare, della facoltà di recesso si configura un indebito oggettivo: il pagamento anticipato dei canoni ha perso, in conseguenza del recesso, il carattere della corrispettività rispetto all'utilizzo dell'azienda affittata, risolvendosi in una «prestazione evidentemente priva di giustificazione causale propria di quello specifico contratto».


Il riconoscimento del rango prededucibile, tuttavia, presuppone che l'obbligazione sia sorta nel «limitato spazio temporale» che il legislatore ha concesso alle parti contraenti per l'esercizio della facoltà di recesso.


Ne consegue che «una volta reciso, per effetto dell'esercitato recesso ex art. 79 l.fall., il vincolo di sinallagmaticità tra i canoni, già versati, afferenti un periodo temporale rivelatosi successivo all'efficacia di detto recesso, ed il godimento dell'azienda stessa … il credito restitutorio per l'anticipato pagamento dei primi non può godere della prededuzione ex lege prevista dall'art. 79 l.fall. e da quest'ultimo limitata al solo indennizzo a favore dell'affittuario e non a debiti diversi» in virtù della dirimente considerazione che la ‘genesi' del credito restitutorio deve «rinvenirsi in un momento precedente al fallimento» della parte concedente.


In estrema sintesi, I Giudici della Prima Sezione hanno escluso che l'esercizio, da parte del curatore, della facoltà di recesso al medesimo riconosciuta ex lege abbia comportato una diversa collocazione, dal punto di vista temporale, del momento genetico del credito vantato dall'affittuario: «l'obbligazione restitutoria, per i canoni successivi alla prima annualità di contratto e rivelatisi privi di giustificazione causale per quanto concerne il periodo temporale post recesso, ex art. 79 l.fall. […] della curatela fallimentare della società concedente, doveva considerarsi sorta al momento stesso del loro pagamento anticipato», con conseguente qualificabilità del medesimo credito come concorsuale ed esclusione dell'invocata collocazione in prededuzione.


Il decisum


Conclusivamente, i Giudici della Prima Sezione hanno statuito il seguente principio di diritto: «In caso di contratto d'affitto d'azienda pendente al momento della dichiarazione di fallimento dell'affittante, quando il curatore abbia esercitato il suo diritto di recesso ex art. 79 l.fall., il credito restitutorio vantato dall'affittuario per i canoni pagati anticipatamente, prima dell'apertura del concorso, non è prededucibile, essendo insufficiente che il credito sia sorto durante la procedura, poiché anche la genesi della relativa obbligazione deve intervenire in un periodo successivo alla sua apertura» (massima rv. 655348 - 01).

Vetrina