DOSSIER PLUS PLUS 24 DIRITTO

Durata e modalità dell'obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni

| 08/09/2016 15:41

a cura dell'avv. Sabina Anna Rita Galluzzo
Dossier Plus Plus 24 Diritto, agg. settembre 2016


IL PARERE DELL'ESPERTO

L'ORIENTAMENTO CONSOLIDATO

La giurisprudenza in materia di mantenimento dei figli maggiorenni risale ai primi anni 50', epoca in cui la Corte di Cassazione già sosteneva che l'obbligo dei genitori di mantenere i figli non cessa al sopraggiungere della maggiore età (Cass. 295/1952). Innumerevoli sono state successivamente le decisioni che si sono susseguite fino ai giorni nostri, chiaramente stimolate da genitori separati desiderosi, gli uni, di continuare a percepire l'assegno per i figli conviventi pur diventati maggiorenni e speranzosi, gli altri, di vedersi liberare da un gravoso obbligo.

La richiesta di una sempre più elevata specializzazione, il conseguente innalzamento dell'età in cui i giovani entrano nel mondo del lavoro, accompagnato spesso da una situazione di benessere del genitore obbligato al mantenimento, fa si infatti che frequenti siano le questioni in materia che arrivano di fronte ai giudici.

LE NORME DI RIFERIMENTO

Il diritto al mantenimento dei figli è sancito innanzitutto a livello costituzionale dall'art. 30, e ribadito, in riferimento ai doveri nascenti dal matrimonio dall'art. 147 c.c., secondo il quale tale diritto non è imitato al mero sostentamento ma comprende i mezzi necessari alla soddisfazione del diritto allo studio e all'istruzione, nel rispetto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio (Cass.17089/2013).
L'obbligo del genitore è sancito altresì dall'art. 315-bis c.c., introdotto dalla L. 219/2012, che stabilisce i diritti e doveri del figlio, nato nel matrimonio o al di fuori di esso, senza precisare se minorenne o maggiorenne, prevedendo che "il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori…".
La disposizione prescrive, d'altro canto altresì che il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie sostanze, al proprio reddito, e, alle proprie capacità al mantenimento della famiglia finché convive con essa.
In una famiglia unita ove i genitori venissero meno al loro dovere di mantenere i figli la norma generale di cui all'art. 316-bis c.c. attribuisce al maggiorenne l'accesso alle procedure giudiziarie previste dalla legge per l'adempimento dell'obbligazione di mantenimento.
Quando però l'unione tra i genitori è finita (e sono questi i casi che tengono per lo più occupata la giurisprudenza) l'obbligo di mantenimento, nello specifico del maggiorenne, è sancito dall'art. 337-septies, introdotto dal D.lgs 154/2013, che stabilisce che il giudice può disporre in favore dei figli non economicamente indipendenti un assegno periodico.

L'OBBLIGO DI MANTENIMENTO

In questo contesto l'orientamento giurisprudenziale è seppur con qualche oscillazione pressoché consolidato. Si è infatti più volte precisato come l'obbligo dei genitori di mantenere la prole, non cessa al sopraggiungere della maggiore età, ma, perdura fino al momento in cui il genitore non provi che i figli siano divenuti economicamente autosufficienti (Cass. 8954/2010; Cass. 24424/2013), o siano stati avviati ad attività lavorativa con concreta prospettiva di indipendenza economica (Cass. 12477/2004), o addirittura, secondo alcune sentenze, non abbiano, realizzato le loro aspirazioni (Cass. 4765/2002).
Due sono fondamentalmente i criteri presi in considerazione dalla giurisprudenza: l'indipendenza economica o la mancata indipendenza dovuta a colpa o negligenza del figlio stesso.
È dunque un principio consolidato quello secondo cui il diritto al mantenimento prescinde dall' esercizio della responsabilità genitoriale.
Se infatti i figli al raggiungimento della maggiore età non sono più giuridicamente soggetti ai diritti e ai poteri di indirizzo educativo di madre e padre, mantengono il diritto ad essere mantenuti, in quanto il corrispettivo obbligo non ha un termine finale fissato per legge, e pertanto la sua sussistenza resta affidata al buon senso dei genitori o alla discrezionalità del giudice, nel caso in cui vi sia una separazione o un divorzio.

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