insidia stradale

Risarcimento del danno da insidia stradale

| 23 marzo 2015


Con riferimento ad un incidente occorso ad un motociclista, causato dalla presenza di terriccio e materiale alluvionale sul manto stradale, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 287 del 13/01/2015 è tornata a pronunciarsi sulla responsabilità della Pubblica Amministrazione, sancendo l'applicabilità al caso de quo, e a quelli ad esso assimilabili, della responsabilità oggettiva di cui all'art. 2051 c.c. per l'Ente proprietario o concessionario.
L'articolo in parola prevede che "ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che si provi il caso fortuito" a voler con ciò significare che "il custode, ossia colui che si trovi nelle condizioni di fatto di controllare i pericoli della cosa in custodia, risponde dei danni, dalla stessa cagionati a causa della mera sussistenza di un nesso causale tra la cosa in custodia e fatto dannoso, senza che rilevi la sua condotta o l'osservanza da parte sua, di un obbligo di vigilanza sulla cosa stessa giacché la nozione di custodia non presuppone né implica uno specifico obbligo di custodire analogo a quello previsto per il depositario".
La Suprema Corte ha difatti precisato che la funzione della norma è quella di imputare la responsabilità dell'evento pregiudizievole, riconducibile a situazioni di pericolo connesse alla struttura e allo stato di manutenzione della strada, a chi si trovi nelle condizioni di controllare i rischi inerenti alla cosa stessa, ovvero all'Ente proprietario o concessionario della strada, fatta salva l'ipotesi in cui si accerti che l'utente danneggiato avrebbe potuto percepire o prevedere con l'ordinaria diligenza del bonus pater familiae, la situazione di pericolo.
Pertanto, chi intende agire per il risarcimento del danno da insidia stradale ha l'onere di provare l'esistenza del nesso causale tra la situazione di pericolo connessa alla struttura e il difetto di manutenzione di una strada aperta al pubblico transito e l'evento lesivo, mentre il custode convenuto deve provare l'esistenza di un fattore estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo ad interrompere il nesso causale tra l'evento lesivo e la condotta del conducente il veicolo (In tal senso anche le Sent. Cass. n. 22528/2014 e Cass. 18162/2014).
Alla luce del succitato indirizzo giurisprudenziale ormai consolidatosi, con particolare riguardo ai danni causati dalla mancata o inesatta manutenzione stradale può essere cristallizzato il principio secondo cui, rivestendo l'Ente proprietario o concessionario di una strada aperta al pubblico lo status di custode, dovendo sorvegliare, controllare e migliorare le condizioni di fruibilità, risponderà dei danni subiti dagli utenti della strada, anche nell'ipotesi in cui non abbia segnalato adeguatamente le condizioni di pericolo.
L'Ente proprietario o concessionario di una strada sarà altresì responsabile ex art. 2051 c.c. salvo che provi di non aver potuto far nulla per evitare il danno a causa dell'improvvisa ed inevitabile insorgenza di un fattore estraneo imputabile ad un terzo.

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