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Il danno da fermo tecnico

| 17/03/2017 15:15

Prefazione a cura dell'avv. Francesca De Luca, Dossier Plus Plus 24 Diritto - Aggiornamento marzo 2017


Per danno da fermo tecnico si intende il pregiudizio economico subìto dal proprietario dell'autovettura danneggiata derivante dall'impossibilità di utilizzarla per il lasso di tempo necessario alla riparazione della stessa, a causa di un fatto illecito altrui.


Tale tipo di danno si è fatto strada nel novero dei tipi di danno attraverso la giurisprudenza, la quale ha ritenuto che il proprietario del veicolo danneggiato potesse subire un danno per il fatto di non poter utilizzare l'auto per un certo periodo.

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di Francesca De Luca


Il riconoscimento di questo tipo di danno trae origine dalla considerazione che l'autoveicolo, anche durante la sosta forzata, continua a generare spese (si pensi, ad esempio, alla tassa di circolazione ovvero al premio della polizza assicurativa) comunque sopportate dal proprietario oltre alla naturale perdita di valore del veicolo a seguito del sinistro.


In cosa consiste
Tale danno può configurarsi sia come danno emergente che come lucro cessante, ex art. 2056 c.c..
Il danno emergente si configura ogniqualvolta il proprietario dell'auto dovrà sostenere delle c.d. "spese vive" per far fronte alla situazione determinatasi (ad esempio, costi di noleggio, costi di trasporto, costi di deposito, etc.). In altre parole, il proprietario del veicolo danneggiato subisce un danno emergente nel caso in cui si trovi a dover sostenere un esborso.
Il lucro cessante, invece, si configura quando l'indisponibilità del bene incida negativamente sul patrimonio del danneggiato determinandone una perdita (si pensi al caso della impossibilità di svolgere il proprio lavoro per la mancata fruizione del mezzo).


Entità del danno
Al di là riconducibilità del pregiudizio subìto nelle categorie del danno emergente o del lucro cessante, una parte della giurisprudenza ha ritenuto che il fermo tecnico determini comunque un pregiudizio per il danneggiato, che prescinde dall'impossibilità di utilizzare il mezzo e che, invece, consiste nel fatto che il mezzo comporta della spese di gestione (bollo, assicurazione, etc.) che il proprietario deve in ogni caso sostenere, anche nel caso in cui il mezzo sia fermo presso un'autofficina.
Ne consegue che l'entità del danno varierà non solo a seconda del tempo necessario per riparare il mezzo, ma anche in considerazione del fatto che il proprietario ha già sostenuto e continua a sostenere delle spese per la gestione del veicolo – quali bollo, assicurazione, etc. – che, per il periodo di mancato utilizzo, vengono in qualche modo perse. Inoltre, a determinare l'entità del danno concorrono anche le spese vive sostenute in conseguenza del danno subìto (ad es.: noleggio di un veicolo in sostituzione laddove necessario per lavoro, biglietto dei mezzi pubblici, il costo del taxi, etc.).


La prova del danno
La giurisprudenza nel corso degli anni si è soffermata sulla prova che il danneggiato deve fornire per provare il danno da fermo tecnico ed ottenerne il ristoro.
Sul punto si è creato un contrasto interpretativo sia nella giurisprudenza di legittimità che in quella di merito. Tale contrasto verte sulla prova del danno, dove si registra un posizione altalenante della Suprema Corte, la quale ha espresso nel tempo due orientamenti contrapposti.


1) In re ipsa
L'orientamento più risalente riconosce la risarcibilità del danno da fermo tecnico quale conseguenza automatica dell'incidente, ritenendo non necessaria una prova specifica e rigorosa del danno patito in conseguenza dell'impossibilità di utilizzo dell'autovettura incidentata. Il pregiudizio generato dal danno da fermo tecnico sarebbe in re ipsa e, pertanto, liquidabile in via equitativa.
Secondo tale orientamento, ciò che conta per la risarcibilità di un danno è che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo periodo di tempo, anche a prescindere dall'uso effettivo a cui esso era destinato, giacché l'auto è, anche durante la sosta forzata, continua ad essere fonte di spese.
Il suddetto orientamento era da ritenersi oramai consolidato, nonostante, in precedenza, non siano mancate pronunce di segno contrario.

2) Necessaria in concreto
L'orientamento più recente della Suprema Corte di Cassazione, che sta prendendo piede soprattutto negli ultimi anni (ex multis, vedansi le pronunce più recenti: Cass. Civ., sez. III, sentenza del 8 gennaio 2016, n. 124 e Cass. Civ. sez. III, sentenza del 14 ottobre 2015, n. 20620), ha stabilito che il danno da fermo tecnico è risarcibile solo laddove venga fornita prova specifica della perdita economica che ne sia eventualmente conseguita. In altri termini, il risarcimento per il mancato utilizzo del veicolo viene riconosciuto solo se la perdita patrimoniale che ne deriva può essere provata.
Questa pronuncia si colloca in un orientamento – ancora minoritario – che sostiene la necessità di provare in concreto il danno derivato dall'inutilizzabilità del veicolo, ponendo un freno alla risarcibilità indiscriminata di un danno, in qualche modo, presunto.