COVID 19

LA SICUREZZA DEL LAVORO NEL POST LOCKDOWN

| 16/04/2020 09:47

a cura degli avv.ti avv. Damiana Lesce e Tommaso Targa – Studio Trifirò & Partners


E' arrivato il momento in cui è seriamente possibile cominciare a pensare ad una ripresa delle attività produttive e commerciali.

Molte speranze di ripresa per le imprese, ma anche grandi responsabilità. Non è infatti possibile pensare semplicemente di riaprire come se nulla fosse accaduto o, ancor peggio, come se tutto fosse tornato, con una sorta di macchina del tempo, a gennaio 2020.

I datori che riprendono l'attività dopo il lockdown dovranno prevedere, tenuto conto -ciascuno - della propria organizzazione del lavoro, le misure più idonee a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, nel rispetto degli obblighi imposti innanzitutto dall'art. 2087 cod. civ. e dal D.lgs. n. 81 del 2008.

L'art. 2087 cod. civ. impone, infatti, al datore di lavoro di prevenire tutti i rischi presenti all'interno dell'organizzazione che possono mettere in pericolo la salute e la sicurezza dei lavoratori; e l'attuazione in concreto degli obblighi imposti dalla norma deve essere declinata per il tramite della particolarità del lavoro di ciascuna azienda, tenendo conto i) dei rischi e pericoli che caratterizzano la specifica attività lavorativa, ii) dell'esperienza, vale a dire della conoscenza di rischi e pericoli acquisita nello svolgimento della specifica attività lavorativa, iii) delle conoscenze tecniche, vale a dire del progresso scientifico e tecnologico in tema di sicurezza, tempo per tempo acquisito.

Il D.lgs. n. 81 del 2008 dispone, poi, che il datore di lavoro debba effettuare una valutazione complessiva e puntuale di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell'ambito dell'organizzazione lavorativa. Anche da questo punto di vista, la valutazione dei rischi deve essere attualizzata ed aggiornata, considerando le peculiarità dell'attuale contesto spazio temporale.

Se, dunque, in ragione delle prescrizioni del D.lgs. n. 81/2008, il datore di lavoro deve valutare e prevenire i rischi insiti nell'ambiente di lavoro, siano essi endogeni o esogeni (ed eventualmente integrare o modificare il DVR), tra i c.d. rischi esogeni rientra certamente anche il rischio di contagio da Covid-19. Benchè, infatti, tale possibile contagio non tragga specificatamente origine dal contesto lavorativo è, altresì, vero che la vicinanza tra i dipendenti può provocare il suo propagarsi anche, per ipotesi, al di fuori del contesto lavorativo.

A quanto sopra, si aggiungono le precauzioni imposte dal D.L. n. 19 del 2020 a tutti i cittadini e, quindi, anche ai datori di lavoro. Ed ancora, occorre considerare le previsioni contenute nel protocollo nazionale anti contagio del 14 marzo 2020, richiamato dallo stesso D.L. 19/2020. Senza dimenticare che, come previsto dall'art. 42, comma 2, del D.L. n. 18 del 2020, e successivamente specificato dalla Circolare INAIL del 3 aprile 2020, nei casi accertati di infezione da Covid-19 in occasione di lavoro si configura una ipotesi di infortunio sul lavoro, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire anche in termini di possibile responsabilità per il datore di lavoro: e ciò soprattutto nell'ipotesi in cui il lavoratore svolga mansioni per cui l'INAIL ritiene presunta l'esposizione a rischio e, quindi, già di per sé dimostrato il nesso di causalità tra l'insorgenza della malattia e lo svolgimento dell'attività lavorativa.

Nell'epoca del post lockdown, dunque, sarà necessario ripensare all'organizzazione del lavoro ed a nuove misure di sicurezza dei lavoratori, individuate tenendo conto specificatamente delle peculiarità di ogni attività lavorativa. Sarà quindi necessario introdurre procedure, auspicabilmente condivise con le rappresentanze sindacali e il competente RSPP, che prevedano le modalità di svolgimento delle attività lavorative, sia per le maestranze che per il personale impiegatizio; l'adozione di specifiche misure e dispositivi di protezione individuale; la previsione di adeguate sanzioni disciplinari per l'ipotesi di violazione, da parte del personale, di tali misure. E così andranno previste le distanze minime tra le postazioni dei singoli lavoratori, i tempi di accesso alle unità produttive, l'eventuale controllo della temperatura a carico del personale e/o di terzi che possano accedere ai locali aziendali (se non il radicale divieto di accesso ai terzi), le modalità e la cadenza della sanificazione degli ambienti, la cartellonistica specifica, procedure e protocolli per la gestione di eventuali contagi sul luogo di lavoro.

Oltre a tutto questo, le misure necessarie a limitare il rischio di contagio, ed escludere potenziali responsabilità a carico delle aziende, dovranno necessariamente fare i conti anche con la normativa in materia di privacy e di controlli a distanza ex art. 4 St. Lav.. Infatti, se è vero che tali misure si giustificheranno in ragione della necessità di tutelare un bene primario, quello della salute, è altrettanto vero che l'introduzione di particolari dispositivi e obblighi, nonché la raccolta e il trattamento di dati, andranno effettuati rispettando i principi di proporzionalità e continenza, e adempiendo ai doveri di informativa e consultazione sindacale. In difetto, molti dei possibili strumenti di tutela della salute collettiva non saranno utilizzabili, e i dipendenti non potranno essere sanzionati per eventuali loro comportamenti irresponsabili.

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